Beacon Hills. È qui che Tom, il mio patrigno, è cresciuto ed ha deciso di ritornare dopo diciassette anni.
Mi ha ripetuto più volte che è un bene per me essere qui, che il mio odore da semidea è mascherato da tutte le altre creature sovrannaturali che abitano qui.
Lupi mannari. Banshee. Coyoti mannari. Kitzune.
Tom mi ha detto che sono tutti molto forti, che qui risiede l'Alpha Originale, un ragazzino che frequenta il terzo anno, ma comunque noi, e in particolare io, restiamo superiori a loro. Lui dice che siamo più forti, veloci e astuti. Possono essere qualunque cosa loro vogliano, mi disse, ma se non hanno sangue divino nelle loro vene, nessuno ti potrà mai battere.
Ma almeno loro non sono dislessici.
Il deficit dell'attenzione non era più un problema, neanche l'iperattività, avevo imparato a contrarli a dovere al Campo Mezzosangue con l'aiuto di Annabeth e Percy, e ovviamente con Chirone da insegnante, ma avevo ancora qualche problema nel decifrare la lingua inglese, o qualsiasi altra lingua attuale. Capisco perfettamente e parlo il greco antico, lingua dei semidei, ma nella scuola umana conta ben poco. Anzi, nulla.
Ah giusto, non vi ho detto il mio nome. Mi chiamo Juliet Hawkins, e tutto ciò che dovete sapere di me, è che ho quindici anni e sono figlia del Signore degli Dei e del Cielo, Zeus.
Mia madre, con la scusa della mia dotata forza, mi sta facendo portare tutte le scatole pesanti. Uscì un ragazzo dalla casa vicino alla nostra e giunse nella mia direzione.
"Hey! Hai bisogno di una mano?" Stavo per dirgli di no ma aveva già preso una scatola media dal furgone. Poteva anche non chiederlo.
"Sono Stiles Stilinksi, e sono il tuo vicino di casa." Si presentò.
"Io sono Juliet Hawkins, tua nuova vicina." Dissi fingendo lo sforzo che provavo nel tenere lo scatolone. Poche persone sanno dell'esistenza di noi semi divini, ma non volevo dare nell'occhio. Poteva sempre pensare che fossi un lupo mannaro o qualche altro essere non umano.
"Benvenuta a Beacon Hills." Sorrisi e iniziai a camminare in casa, lui capì e mi seguì.
"Dimmi, di dove sei?" Chiese Stiles.
"Vengo da New York City." Posai la scatola nella sala da pranzo e il ragazzo mi imitò.
"Uhm, figo! Anche una mia amica viene da New York."
"La città è enorme, non credo di conoscerla." In realtà la conoscevo perché lei e sua madre erano dei Kitzune, come mi aveva detto Tom.
"Sì, già. Ti sei iscritta alla Beacon Hills High School?" Mi chiese mentre prendeva un altro scatolone.
"Sì, ma sono una matricola." Risposi.
"Sembri intelligente per essere una matricola."
"È un complimento?" Ridacchiai.
"Uhm, sì, diciamo di sì." Rise anche lui. Gli suonò il cellulare.
"Scusami, rispondo un attimo." Posò là scatola a terra e rispose. Sentii un nome, Scott. L'Alpha. Tom mi aveva detto che avesse un migliore amico umano, che faceva parte del suo branco un po' speciale, visto che non c'erano altri lupi mannari.
"Devo andare, per qualsiasi cosa, beh, siamo di fianco a voi." Lo ringraziai per l'aiuto e ci salutammo. Dopo qualche minuto lo vidi uscire dal viale con una Jeep blu, molto probabilmente raggiungeva il ragazzo con cui aveva parlato al cellulare.
Mia madre come poteva aver dimenticato il cellulare in taxi? Ora siamo nella stazione di polizia per cercare il numero dell'agenzia di taxi qui, visto che non riuscivamo a trovarlo su Internet.
"John! Che bello rivederti!" Disse con entusiasmo il mio patrigno mentre entravamo nella stazione di polizia. Qualche vecchio amico, di sicuro.
"Tom?" Chiese sorpreso lo Sceriffo.
I due si abbracciarono entusiasmante sotto lo sguardo del branco di Scott e il mio.
"Vi conoscete?" Chiese prontamente Stiles. Quindi lui è il figlio dello Sceriffo.
"Sì, eravamo compagni di liceo. Ma poi Tom si trasferì. È da tanto tempo che non ci vediamo." Spiegò il padre di Stiles. Sembrava felice.
"Diciassette anni sono tanti, John. Lei è la mia figliastra, Juliet."
Scott, una ragazza dai tratti asiatici - la kitzune, ipotizzai - e una dai capelli ramati mi salutarono e si presentarono, invece Stiles disse che già ci conoscevamo. Annuii semplicemente.
"Sì, mi aiutato con il trasferimento. Siamo vicini di casa."
"Grandioso!" Esclamò Tom, poi sembrò ricordarsi la ragione per cui eravamo qui e riferì l'accaduto allo Sceriffo Stilinski. Ci lasciarono nel corridoio e andarono nell'ufficio di John.
"Stiles ci ha detto che sei di New York City, di che parte?" Chiese la ragazza asiatica.
"Oh, di Manhattan."
"Immagino che non andassimo nella stessa scuola, io sono di Brooklyn." La ragazza - Kira, mi sembra - mi sorrise dolcemente. Sembrava che nascondessero qualcosa.
"Fai qualche sport?" Chiese Stiles. Dannazione! Sapevo che si sarebbe accorto della mia forza; lui, insieme all'altra ragazza, sembravano i più intelligenti del gruppo.
"Sì, facevo tennis." Questo spiegava il perché avevo un corpo atletico e dei muscoli sviluppati a quindici anni. Speravo che se la sarebbero bevuta, ma Stiles sembrava un tipo piuttosto sospetto.
Tom e lo sceriffo stavano parlando tra di loro finché non si fermarono vicino a noi.
"Ehi, Juliet. Mio figlio e i suoi amici vanno in campeggio, perché non vai con loro?" Chiese lo Sceriffo. Guardai con la coda dell'occhio l'espressione accigliata dei ragazzi presenti nella sala. Uhm, forse mi credono una minaccia. Forse semplicemente non andranno davvero in campeggio, e con me i loro piani saltano.
"Oh no, non credo che dovrei." Scott sembrò rilassarsi alla mia affermazione.
"Io credo che dovresti. Potreste fare amicizia." Insistette Tom. Non mi vorrà far mica capitare in qualche missione sovrannaturale?
"Concordo. Stiles, diglielo anche tu." Stiles ripeté le parole del padre con un tono non molto convincente.
"Sul serio, non credo dovrei. Non mi piace nemmeno il campeggio."
"Non ci sei mai andata." Ribatté Tom. Gli lanciai uno sguardo che lui conosceva benissimo: non provocare la mia pazienza o assaggerai la mia ira. Mi sorrise beffardamente di rimando.
Tom insisteva che potevo fidarmi di quei ragazzi, che potevo rivelargli la mia vera natura, ma io non ero convinta fino a quel momento. Avrei accettato e gli avrei detto la verità. Che potevano farne con il mio segreto? E poi non ero una minaccia, non ero mica io quella che si trasformava in un lupo senza controllo alle notti di luna piena.
È vero, le mie ire sono anche peggio e più... mortali. Ma ehi! Sono migliorata, sul serio. Non capitano più tanto spesso.
"Va bene." Sospirai ed accettai. Lo Sceriffo e il mio patrigno sorrisero, invece la reazione dei ragazzi fu l'esatto opposto.
"Oh, tranquilli. È una semidea." I ragazzi si guardarono per un secondo e poi rivolsero in espressione sconvolta al mio patrigno.
Oh, grazie Tom. Grazie davvero.
ESTÁS LEYENDO
Demigod in a Pack. || Liam Dunbar, Teen Wolf.
FanfictionBeacon Hills è il luogo di nascita e d'infanzia del patrigno, Tom, di Juliet Hawkins. Juliet ha quindici anni ed ha superato le scuole medie con fatica. Perché? È affetta dal deficit dell'attenzione, da dislessia e da iperattività. Agli occhi degli...
