Nico Di Angelo

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Will Pov
Ancora una volta quel ragazzo mi passa davanti, ancora una volta lo sguardo abbassato...quella pelle di puro alabastro che brillava come un faro.
Eravamo opposti, ero così lontano da quel ragazzo che incuteva timore...e solitudine.
Mi appoggio al muro guardandolo svanire ancora, come un fiocco di neve che si perde in una bufera, entro in classe sedendomi, sorrido alle ragazze e scherzo con i ragazzi.
Fin troppo facile per me fingere, volevo soltanto sparire, sprofondare nel nero dei suoi occhi.
La giornata passa lenta, le persone scorrono procedendo con le loro vite.
Avevo paura della fine delle lezioni, sarei tornato a casa...se casa si può chiamare, mia madre mi attendeva lì... Attendeva la sua delusione solo per punirla.
Ero completamente indifeso contro lei.
Esco dalla scuola sorridendo, vedo ancora Nico, cammina lento davanti a me, le cuffie si notavano da dietro.
Senza accorgersene gli cadde un libro dalla tracolla.
Mi fermo per raccogliero, do uno sguardo al titolo...Doctor Sleep, sorrido perché era leggermente ovvio.
Accelero il passo per poi fermarlo, il suo volto passa dal sorpreso al l'indifferente ma con un rossore dalle guance.
-Ehm ciao...ti è caduto questo?-
Nico mi osserva con quegli occhi neri, un angolo della sua bocca si piega in un sorriso timido mentre il mio io interiore salta dalla felicità
- Grazie...Will giusto?-
Sa il mio nome, stavo sclerando mentalmente ma tengo un profilo basso.
- Tu sei Nico invece-
Lui annuisce staccando le cuffie dal cellulare e mettendosele nei jeans stracciati neri, un segno che forse voleva parlare.
Gli indico la strada davanti a noi
-ti va se ti accompagno?-
Lui annuisce, e insieme ci incamminiamo nel marciapiede.
- Allora...Raccontami di te Nico-
Lui mi guarda serio, i suoi occhi neri che mi scavano dentro mentre io gli sorrido spavaldo
- Solace...perché fai finta?-
Lo guardo non capendo
- Faccio finta? -
Lui ripone il libro nella tracolla
- Quella maschera da finto felice...non attacca con me-
Il silenzio cala interrotto solo dai nostri passi mentre il fragile muro che mi ero costruito si sbriciolava coprendosi di crepe.

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