Capitolo 16 - Victoria

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Durante la terza lezione del giorno, mi vengono in mente due grandi drammi. Il primo è che non è stata una grande idea farmi accompagnare da Damon, visto che mi tocca tornare in autobus.
Il secondo dramma, molto più grave, è che ho un fidanzato, (oddio, un fidanzato!!!!) ma non so nemmeno come passi le sue giornate.
Cosa starà facendo adesso? Sarà a casa sua? Ha una casa sua, o vive con i genitori?Ha fratelli, sorelle? Ha un lavoro al di fuori del tutorato?
Beh, siamo una coppia non convenzionale.
Alla fine della lezione, che non ho affatto seguito essendo persa nei drammi esistenziali della mia vita, esco nel parcheggio del campus e leggo i messaggi sul mio cellulare.
Con mio dispiacere, non ce ne nessuno da parte del mio Occhi Blu.
Mel invece mi ha scritto che Gary è un figo. Bingo.
Faccio il suo numero e la chiamo.
-Ehi,stronza!Dove sei?-
-Sto appena uscendo dall'ufficio, il capo ha il cuore nel miele, oggi.-
-Bene, visto che puoi parlare, ti devo sganciare subito una news.-
-Si! Pettegolezzi?-
-Oh, sì. E ti riguardano!Oggi improvvisamente, una persona che non mi parla spesso mi fa:"Dev'essere mia!"-dico, camuffando un po' la voce,-e io, "Cosa?", e la persona in questione:"La tua amica!"-
-E chi è?-
-Non te lo dico. Anzi, te lo dico! Gary!-
Dall'altro capo del telefono mi arriva un urletto strambo, e immagino Mel per strada che fa la danza della felicità. Non mi stupirebbe.
-Ehi, hai finito?-
-Sì, sì. Eccomi. Dovresti darmi notizie del genere più spesso. Comunque, tu sei ancora all'università?-
-Sì, tra poco torno a casa. Che ne dici di cibo thai e film divertente? Rivediamo "Think like a man"?-
-Ci sto. A tra poco.-
E butta giu.
Adesso, per la mia felicità, mi aspetta un autobus stracolmo e fetido. Incredibile come le giornate inizino così bene, con un uomo fantastico nel tuo letto, per poi finire uno schifo, con il suddetto uomo che non ti manda neppure un messaggio, e ti lascia a piedi.
Mi siedo sulla panchina vicino alla fermata dell'autobus, cercando di ignorare il cretino di fronte a me che mi fissa e mi manda i baci. Agghiacciante.
-Ehi, bambola! Sei rimasta di nuovo a piedi?-
Erik accosta con la sua elegante Volkswagen Scirocco.
-Dai, salta su. Ti do un passaggio.-
D'impulso annuisco, e mi accomodo nella sua auto.
-Grazie, sei fantastico. Non avevo proprio voglia di prendere il bus.-
-Di niente, piccola. Lo sai che sono sempre a disposizione per te.-
Mi ricordo che Erik ha una cottarella per me, e onestamente, a volte mi sento come se me ne approfittassi. È sempre molto gentile con me, perché gli piaccio, ed io non mi faccio problemi, perché la sua cotta fin'ora non ha intaccato la nostra amicizia.
Ma a volte mi sento una vera stronza.
-Allora, ti sei fidanzata, eh?-, mi chiede senza guardarmi.
-Beh, sì. Pensavate tutti che sarei diventata una vecchia zitella gattara?-
-Al massimo ho pensato fossi lesbica. Cioè, non sei mai voluta uscire con me.-
Lo dice scherzando, ma la sua franchezza mi ferisce. Non gliene faccio una colpa, perché alla fine nessuno dei miei amici, a parte Melissa, conosce il motivo per cui non ho un ragazzo dal liceo.
-Grazie eh! Comunque ho sfatato il mito, a quanto pare.-, rispondo facendogli una linguaccia.
Erik mi poggia una mano sulla coscia e mi dice:
-Non ti arrabbiare, scherzavo.-
-Non mi sono arrabbiata.-
Quel contatto mi sembra così fuori luogo che credo che Erik abbia percepito la mia rigidità, infatti sposta la mano.
-Allora, questo Damon, come l'hai conosciuto? Gary dice che ti ha abbordata al bar. Non è da te, piccola Vic.-
-Wow, oggi sei gentilissimo. Che ti è successo, ti hanno sputato nel caffè? E comunque, non che ti debba delle spiegazioni, ma quando mi ha "abbordata"-mimo le virgolette con le dita -al bar, lo conoscevo già, quindi mi dispiace, ma non sono la ragazza facile che pensi tu.-
-Oh, beh, lo so che non sei facile.-
Erik mi rivolge un sorriso di scuse, ma la tensione nelle mie spalle, tuttavia, non se ne va. Non vedo l'ora di arrivare a casa.
Restiamo in silenzio, mentre svoltiamo l'angolo verso casa mia.
Quando ci avviciniamo al palazzo, riconosco la Kawasaki di Damon.
Lui è poggiato alla sella, con i capelli scarmigliati dal vento, e fuma una sigaretta.
Ecco un'altra cosa che non sapevo.
-Eccoci qua, c'è anche il principe che ti aspetta. Gentile da parte sua lasciarti sotto la fermata dell'autobus.-
Mi saltano i nervi e mi giro di scatto verso Erik.
-Oggi sei un vero stronzo.-
Erik con molta calma avvicina il viso al mio in un goffo tentativo di baciarmi. Volto il viso, allibita, e esco dall'auto senza salutare lo stronzo che si è impossessato del mio amico.
Dev'essere impazzito! Da quando in qua queste prese di posizione!
Frugo nella borsa e prendo le chiavi , mentre sento gli occhi di Damon scavarmi due buchi nel petto.
Mi sembra un tantino inquieto, quando finalmente lo raggiungo.
-Ciao.-
Continua a guardarmi senza dire una parola, butta il mozzicone e lo schiaccia con la punta del piede.
Alla fine mi fa un cenno del capo.
Wow, l'era glaciale era sicuramente più calda e accogliente dell'uomo che ho di fronte. Oggi sono tutti strani, sarà qualcosa nell'aria.
-Sali con me?-
Un altro cenno del capo. Parla così tanto che prevedo un grosso, grasso mal di testa.
Appena entriamo dalla porta, poggio la borsa e le chiavi, mentre Damon è ancora un pezzo di ghiaccio.
-Si può sapere che hai?-, sbotto maleducatamente.
Damon dapprima spalanca gli occhi, poi li chiude un secondo mentre sospira, come se stesse cercando di mantenere la calma.
Bene, ho lasciato entrare una tigre dagli occhi blu in casa mia, e per di più inizio a perdere la pazienza.
-Hai intenzione di parlare? No, perché mi inizio a stufare.-
In una frazione di secondo mi trovo premuta contro il muro dal suo corpo.
-Che avevi intenzione di fare?-
Senza fiato per la sorpresa, le parole ci mettono un attimo ad uscire, comunque graffiate e roche.
-Che vuoi dire, Damon?-
-Voglio dire-, dice, mentre mi passa le mani tra i capelli, -che sono venuto all'università a prenderti, e non c'eri. E poi ti vedo arrivare in macchina con quello stronzo.-
Stavolta sono io a sgranare gli occhi, senza emettere fiato.
-Non so se te ne sei accorta, ma quel bastardo ti guarda come se fossi un fottuto dolcetto da mangiare.-
Quella definizione mi avrebbe fatto ridere a crepapelle, se non fosse stata accompagnata da quello sguardo glaciale.
Inizio a sentirmi un po' oppressa dal suo corpo, il che è una sensazione strana, perché bramo di sentirlo contro di me più o meno da quando l'ho incontrato la prima volta.
-Ti dispiace allontanarti?-, dico, cercando di mantenere la calma.
Di tutta risposta, vengo schiacciata ancora di più, e mentre formulo il pensiero di divincolarmi dalla sua fastidiosa presa, lui mi divora con la bocca. È un bacio diverso dal solito, affamato, arrabbiato e possessivo. Ma stranamente, mi lascio andare e mi passa anche l'ansia che mi crea essere bloccata spalle al muro.
Quando si stacca da me, entrambi abbiamo il fiato corto.
Mi sembra di aver appena finito una maratona, tanto mi sento accaldata e mi bruciano i polmoni.
Il mio sguardo è inchiodato nei due fuochi blu che mi fissano.
-Sei mia. Mia. Non te lo dimenticare.-
Annuisco semplicemente.
Beh, una reazione un po' eccessiva alla gelosia.
-Non annuire solo, dillo.-
-Sono tua.-, le parole mi escono in un sussurro.
-Lo vuoi, Victoria? Vuoi essere mia, o vuoi quell'idiota?-
-No, voglio solo te.-, dico solenne, e anche un po' sgomenta.
Damon si rilassa visibilmente.
-Non farmi impazzire. Non minare il mio autocontrollo. La gelosia è un sentimento che non riesco a gestire.-
"Bene, l'avevo afferrato"
Sento una vibrazione contro la coscia, e so che è il telefono che Damon tiene in tasca. Si stacca da me con un salto come se si fosse scottato, e respinge la telefonata.
-Chi è?-
-Nessuno.-.
Risposta sbagliata.
Mi esce il fumo dalle orecchie.
-Damon, dimmi chi cazzo è. Quel dannatissimo cellulare squilla in continuazione. E non rispondi mai avanti a me. Ti si legge il panico in viso, quando vedi chi è. Anche io non vado d'accordo con la gelosia.-, lo dico con molta calma, anche se ho il fuoco nelle vene.
Lui, invece, ancora più calmo, mi guarda accigliato, come se fossi pazza .
- Beh, e tu? Sei mio? Oppure hai già un'altra, Damon? E, per la cronaca, sei tu che stai facendo impazzire me! -
Fisso il mio sguardo accigliato sul suo viso apparentemente calmo.
-Ci sei solo tu. -, risponde, in un sussurro, dopo un tempo apparentemente infinito.
-Davvero? Perché non ti sento per niente mio! Cosa so di te? Dove abiti? Hai i genitori, fratelli, sorelle? Non sapevo neppure che fumassi!-
-Perché succede sporadicamente.-
Ormai sono partita per la tangente, e mi fa incazzare ancora di più la sua calma.
-Mi hai messa al muro, mi hai fatto dire che sono tua, ma, anche tu, cosa sai di me?-
-Tutto quello che serve. Ti stai scaldando per niente. Non sai per quanto tempo ti ho aspettato.-
Mi frigge il cervello.
-Ancora con questa storia dell'aspettarmi? Sai che c'è? Hai rotto! Spiegati invece di essere così enigmatico!-
Damon mi prende per mano e mi fa sedere sul divano, e il calore che sento da quel lieve contatto con la sua mano mi farebbe prendere a schiaffi da sola.
Mi lascio distrarre troppo facilmente.

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