Sono in bagno, e le mie mani tremano in modo incontrollabile. La pelle brucia dove ho cercato di farmi del male, e non so nemmeno quante volte ci ho provato. Non ho idea del perché continuo a farlo, non so perché respiro ancora. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco più. Non sono una persona instabile, sono solo troppo consapevole. E questa consapevolezza è la mia condanna.
Se non fosse stato per me, loro sarebbero ancora qui con me. I miei genitori, le uniche persone che mi hanno amato senza condizioni, le uniche che avrei voluto vicino quel giorno, il giorno del mio compleanno. Aspettavo al ristorante, seduta a un tavolo che sembrava troppo grande per una persona sola. Guardavo la porta ogni volta che si apriva, sperando di vederli arrivare. Nessuno entrava, e io continuavo a sentirmi sempre più sola.
Ho chiamato mia madre, e la sua voce era tranquilla e allegra. Mi disse che stavano arrivando, che mancava poco. Poi, improvvisamente, ho sentito un rumore terribile, un'esplosione lontana che mi ha strappato il cuore dal petto. Ho chiamato mia madre di nuovo, ma non c'era risposta. Solo silenzio, un silenzio che urlava più forte di qualsiasi voce.
Sono corsa fuori dal ristorante e ho preso la macchina. Guidavo senza vedere la strada, con le lacrime che mi offuscavano tutto. E poi li ho trovati, la loro auto era schiacciata contro un camion. Non sembrava nemmeno più un'auto, sembrava un pezzo di metallo contorto, un oggetto morto. Mi sono avvicinata correndo, urlando i loro nomi, e le mie mani tremavano mentre cercavo di aprire la portiera.
Hanno tirato fuori mio padre per primo, la sua gamba era incastrata, e il suo corpo era immobile. Mi hanno detto che era morto sul colpo. Mia madre... non respirava, non rispondeva. In un attimo, ho perso tutto. A casa, aspettavo una chiamata, una voce, un miracolo, qualcuno che mi dicesse che mia madre ce l'aveva fatta. Ma il telefono non ha mai suonato, non quel giorno, non la settimana dopo, non gli anni dopo.
Al funerale, ero presente solo con il corpo, la mente era altrove, in quel momento, in quella strada, in quell'auto distrutta. Piangevo senza fare rumore, e ogni volta che qualcuno si avvicinava per dirmi "condoglianze", quella parola mi colpiva come una lama. Come se potesse consolarmi, come se potesse riportarli indietro, come se potesse riempire il vuoto che mi ha divorata da dentro.
E lì ho capito una cosa: non ero solo senza di loro, ero sola per sempre. Il mio cuore era stato spezzato in mille pezzi, e non c'era modo di rimetterlo insieme. Ero sola, e lo sarei stata per sempre.
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Colpa del passato
RomanceAmelia ha perso tutto nel giorno del suo compleanno. Un tavolo apparecchiato per tre persone, una telefonata che sembrava promettere un arrivo imminente e poi... il rumore di un incidente che le avrebbe cambiato la vita per sempre. Da quel momento A...
