Vincent si fermò di fronte a lei, con le mani in tasca e la testa alta, ed incrociò lo sguardo col suo che apparve particolarmente penetrante, come se cercasse di scavargli dentro per poter scrutare direttamente nella sua anima; quel gioco di sguardi era una sensazione che aveva provato spesso con la piccola Sophie, sembrava sempre cercare di vedere oltre il visibile, ma Vincent non si sentiva scalfito da ciò, sapeva che il fondo della sua anima era impercettibile a chiunque. Si fissarono per alcuni istanti, vide la disapprovazione nei suoi occhi chiari ed una gelida occhiata di rimprovero lo colpì come una lama su un corpo senza vita. L’uomo le sorrise beffardo; sapeva cosa aveva visto, si era accorto della sua presenza dietro la porta, e sapeva come ciò che si era consumato andava contro agli ideali di bontà e amore della bambina, e contro il suo giudizio sul matrimonio. I secondi passarono con la lentezza dei minuti e dalle labbra chiuse e strette tra loro di Sophie non uscì una parola, come se aspettasse che parlasse lui per primo.
«Devo far ritorno dai miei ospiti, saranno preoccupati per la mia assenza.» disse Vincent sospirando e cercando, con indifferenza, di sminuire e rompere quella tensione. «Se voi siete stanca, perché dal vostro volto non mi sembrate in forma, potete andare a coricarvi. Sembrate aver bisogno di un po' di riposo e, in effetti, si è fatto davvero tardi per una bambina.» aggiunse sorridendo malizioso, quasi a prendersi gioco di lei. Sophie non rispose e Vincent chiudendo la bocca le diede un’ultima occhiata quasi seccata da quel silenzio, dopodiché riprese il passo superando la bambina.
«Credevo fosse vostro amico.» affermò secca Sophie, Vincent si fermò, «Ma mi sbagliavo.» aggiunse la bambina. L’uomo si voltò nuovamente verso di lei, con il viso che non trasudava alcuna emozione, illuminato dalla sola luce delle candele disposte nel corridoio.
«L’amate?» domandò schietta Sophie.
Vincent osservò il viso serio di lei mentre gli poneva tale domanda, sogghignò e rispose: «Sapete cosa penso dell’amore; perché mai dovrei amarla?»
L’espressione della bambina si fece più severa, prese poi fiato e dopo un sospiro rispose: «Se mi aveste detto il contrario, che l’amavate, o perlomeno foste riuscito a convincermi che fosse stato così, le vostre azioni sarebbero risultate meno meschine; credo però che siate sincero, in questo momento perché temo che voi non lo siate quasi mai, neppure con voi stesso, ad affermare questo ora, dunque è vero che siete stato spinto dalla sola crudeltà.» Vincent non rispose e rimase a fissarla. «È questo che siete, signor Vincent, una creatura subdola che trova piacere nel trarre in inganno e ferire gli altri? Siete soddisfatto ora di quello che avete fatto, del dolore che le avete causato e le causerete a pensarvi?»
«Inganno!» ripeté l’uomo quasi divertito da tale accusa, «Quale inganno! Non le ho mai mentito! Nulla l’è stato comandato, ciò che ha fatto è stato risultato delle sue sole scelte, della sua libera e spontanea volontà!»
«Siete così vile e meschino...» disse tra sé e sé Sophie, a voce bassa, chiudendo gli occhi e scuotendo leggermente il capo rammaricata, tornando con lo sguardo fisso su di lui rispose, con disprezzo, alzando la voce: «Bugiardo! L’avete tentata voi come il Demonio! Approfittando delle vostre parole come del più dolce e letale dei veleni avete annebbiato la sua mente! L’avete illusa di poter essere speciale per voi, non pensando minimamente ai suoi sentimenti e a ciò che le vostre parole potessero comportare! Non vi vergognate ora a negarlo?» Vincent ancora una volta non rispose rimanendo ad osservarla, sempre a testa alta e con espressione seria. Sophie fece dei passi avanti, decisi, verso di lui e con tono alto continuò dicendo: «Siete davvero felice ora? Potete dire di essere fiero di voi stesso ad aver agito in questo modo, tradendo la fiducia di chi vi considerava un amico e portando alla perdizione una donna che vi ha donato il suo cuore? Siete un essere spregevole; chi vi credete d’essere per pensare di avere il diritto di distruggere la vita e la felicità altrui?»
«Bugiarda siete voi...» rispose Vincent con i lineamenti del viso curvati dalla rabbia e un sorriso sforzato stampato sulle labbra nervose. «Avevate detto che non mi avreste mai giudicato, che non ne avevate diritto, ma mi avete mentito! Mi state giudicando con tutto il vostro disprezzo!» esclamò alzando la voce mentre il rumore dei fuochi d’artificio all’esterno gli fece da eco.
«È vero che io non ne abbia il diritto; solo Dio potrà dare il giudizio assoluto alla vostra anima dannata», rispose Sophie mantenendo il peso del proprio sguardo sul suo, «Ma posso esprimere l’opinione di ciò che i miei occhi vedono e di ciò che ho davanti: l’immagine di un verme strisciante il cui mi chiedo se abbia un cuore dentro il suo misero e viscido corpo!»
«Come osate!?» sbraitò Vincent prendendola con forza per un braccio, senza togliere gli occhi dal suo sguardo sfrontato e temerario, e spingendola al muro.
«Oso!» ribatté lei, «Oso perché sono una creatura dotata di una mente e di un pensiero libero come il vostro! Oso perché ho perso la mia ammirazione nei vostri confronti; quando vi ho conosciuto non mi siete apparso limpido ma nemmeno mi sarei aspettata che foste così miserabile! Se solo lo avessi saputo mai avrei messo piede in questa casa e mai vi avrei permesso di ferirmi con quel bacio, perché se credevate che io potessi essere un altro dei vostri giochi sappiate che preferirei morire piuttosto che esserlo, signor Vincent!» L’uomo restò a fissarla con gli occhi infuocati mentre Sophie riprendendo fiato continuò:«Se voi odiate l’amore, per Dio solo sa quale motivo, non avete comunque il diritto di distruggere quello altrui e di giocare coi sentimenti solo, forse, per sentirvi meno solo, perché sarà ciò che sarete se continuerete con questa diabolica condotta!» gridò.
«State zitta!» esclamò l’uomo con rabbia alzando il braccio con il pugno stretto, ma in quel momento Sophie si liberò dalla sua presa scuotendo il braccio e rapida gli diede uno schiaffo in viso, il cui rumore risuonò nel corridoio vuoto. Vincent si mise una mano sulla guancia e voltò il capo verso di lei a osservarla, stupito, nel totale silenzio che regnò in quei successivi secondi.
«Riflettete sulle vostre azioni e sui voi stesso, signor Vincent!» esclamò la bambina, «Riflettete e cercate se in voi esiste ancora una briciola di cuore! E se lo trovate comandategli di smettere di ferire, perché ogni volta che ferite un individuo, ferite doppiamente perché prima di tutto fate del male a voi stesso!» Dopo quelle parole Sophie gli voltò la schiena e si incamminò verso l’uscita a passo rapido, quasi correndo.
«Dove state andando!? Dove fuggite, Sophie!?» le gridò Vincent con rabbia osservandola.
«Vado dal signor Thomas.» rispose Sophie continuando a camminare, «Gli dirò cosa avete fatto con sua moglie!»
Vincent rise nervoso «Volete dirglielo? Andate, allora! Spezzategli il cuore! Umiliatelo! Dategli tale sofferenza! Voi si che siete davvero buona, Sophie!»
La bambina si fermò e si voltò un’ultima volta verso di lui. «Mi rincresce dovergli dare tale sofferenza, il signor Thomas è un uomo buono e non merita alcun dolore; eppure io sarò sempre dalla parte dell’onestà: è meglio vivere in una crudele verità che in una dolce menzogna!»
«Ebbene; andate!» le gridò ancora Vincent con un perfido sorriso sarcastico, vedendola uscire dalla porta.
L’uomo in preda all’ira si andò a rinchiudere in camera sua; nel silenzio totale della stanza osservò il proprio viso riflesso nello specchio che era deformato da una spaventosa curva di malvagità. Con uno scatto di rabbia e le mani che continuavano a tremare di furia rovesciò la scrivania con tutto ciò che vi era sopra: soprammobili, libri, lettere, fogli e l’inchiostro che usava per scrivere caddero tutti sul pavimento. Passarono alcuni istanti di silenzio il cui unico suono era quello del respiro pesante di Vincent dopodiché, quando il suo corpo dimostrò più calma, si buttò seduto sul suo grosso letto con le mani tra i biondi capelli ondulati. Le dure parole di Sophie continuarono a ripetersi nella sua testa, a colpirlo come tante lame avvelenate.
Sophie uscì dove si trovavano gli ospiti che, allegri e con stupore, tenevano le teste alte ad osservare i fuochi d’artificio che i servitori di casa Jenkins si stavano occupando di sparare.
«Signor Thomas.» mormorò la bambina col fiatone, comparendo alle spalle dell’uomo e mettendogli una mano sul braccio rivestito da un caldo cappotto.
«Piccola Sophie! Dove eravate finita? Vi stavate perdendo questo spettacolo, il signor Vincent è proprio pieno di risorse!» disse Thomas con ingenuità abbassando lo sguardo su di lei, sorridendole, per poi rialzarlo al cielo. Sophie sentì come un nodo in gola a dovergli dare tale notizia ma era convinta fosse la cosa più giusta. «Dov’è il signor Vincent? Non vorrei che si perda anche lui questa meraviglia.» disse ancora Thomas.
«Vi prego di ascoltarmi», disse Sophie dopo un profondo sospiro, con voce flebile, e quando l’uomo si voltò nuovamente verso di lei continuò dicendo: «Ho visto il signor Vincent e vostra moglie a letto insieme.»
«Come?» rispose interrogativo Thomas con un leggero sorriso, inarcando le sopracciglia incredulo, «Cosa state dicendo?» aggiunse.
«È così, li ho visti e non ve lo direi se non fosse vero.»
«No, non è possibile; siete confusa, vi sarete sbagliata.» rispose Thomas annuendo, come per dare ragione a sé stesso, e girando poi il capo ad osservare nuovamente il cielo.
«Non vedete che mancano entrambi?» insistette lei.
«Forse una coincidenza.»
«Non mi credete?» domandò Sophie fissandolo e vedendo in lui un finto sorriso e uno sguardo spento, come di riflessione.
«No.» affermò dopo qualche istante Thomas voltandosi di nuovo verso di lei, con dolcezza le diede una carezza sulla testa scura, «Il signor Vincent è mio amico, non farebbe mai una cosa del genere, ne sono sicuro. Vi siete sbagliata.»
Sophie rimase ad osservarlo tristemente mentre lui ripuntò gli occhi al cielo illuminato dai fuochi. Thomas non disse più alcuna parola, i suoi occhi erano colmi di speranza; la sua stima in Vincent non gli permetteva di voler credere a quelle calunnie. Sophie provò dolore per lui e la sua anima innocente e buona, mentre provò più rabbia nei confronti di Vincent e la maschera che si era riuscito a costruire davanti alla società.
Al termine dei fuochi, che sembrarono più interrotti a metà che giunti davvero alla fine, uscì una cameriera ad annunciare che Vincent si ritrovava indisposto per un malessere e che non sarebbe stato possibile vederlo quella serata; successivamente insistette perché gli ospiti lasciassero la casa senza dargli l’aspettata possibilità di soggiornare lì la notte. Sophie comprese che non vi era nessun malessere, il motivo era il suo stato emotivo tremendamente alterato che probabilmente non voleva proprio mostrare al pubblico. La serata di festa finì in quel modo, rapida e coi lamenti dei presenti che non poterono far altro che andarsene.