25 gennaio.
Le 3.45 del mattino, fuso orario della costa est.
Due bottiglie di birra, quattro sigarette, tante parole e qualche sbadiglio. Clarke si stava gustando la serata libera, era uscita con le amiche e rientrando si era presa un po' di tempo per lei. In realtà erano al telefono da più di novanta minuti, approfittava spesso del fuso orario per chiacchierare. Tre ore di differenza erano un ottimo vantaggio.
Era passato poco più di un mese da quando si erano viste l'ultima volta nel loro locale, cullandosi negli sguardi e nell'abbraccio dell'altra. Trentadue giorni per l'esattezza e ora erano lì, immaginando di guardarsi dal vivo. Lexa si era sistemata sotto le coperte, sprimacciando per bene il cuscino, cercando con la testa quella conca che tanto le piaceva. Era stata una giornata pesante per lei e da alcuni minuti era iniziato il nuovo giorno: la separavano dalla sveglia solo sei ore.
"Ci sei ancora?" non trovava la forza per chiudere quella telefonata.
"Certo, dove vuoi che scappi? Domani è la mia giornata libera e ho ancora mezza bottiglia da finire" ridacchiò. Doveva festeggiare quel momento, era il suo nuovo rituale. Avrebbe potuto passare quella notte con Niylah, ma non sempre riuscivano a far coincidere i propri impegni e quello era tempo prezioso che poteva dedicare alla sua amica speciale. Lexa era stata ufficialmente promossa in quella categoria da mesi.
"Ti saluto se hai sonno" con dolcezza estrema. A modo suo cercava di prendersi cura di lei, anche a distanza.
"No, rimani un altro po'... mi fa piacere" timida, mentre accennava un sorriso che non avrebbe mai confessato.
Le piaceva il suo modo di essere presente, non era mai invadente e potevano gustarsi un po' di silenzio insieme senza essere in imbarazzo.
Cosa che non succedeva con altri.
A volte pensava di essere una visionaria e di intravvedere un mondo a misura di Clarke, che solo lei riusciva a decifrare, altre volte ne aveva la certezza. Si perdeva in queste congetture, ma in fondo il tecnico di laboratorio rimaneva il suo punto di riferimento da diversi mesi. Non aveva dimenticato i suoi silenzi, si era sforzata di seguire la logica o i sentimenti l'avrebbero portata lontano da ciò che desiderava per la sua vita, ma ogni tanto qualcosa tornava a bussare al suo cuore con violenza.
Quella sera aveva socchiuso la porta, complice la stanchezza e la voglia di scoprire chi stava tentando di sfondare l'ultimo muro a colpi fermi e sicuri.
"Stai abbassando le difese, non vale" la bionda continuò a ridere felice per quella risposta.
Seguì uno strano silenzio, un po' di tensione palpabile, dove si potevano sentire solo i rispettivi respiri. Clarke sorseggiò un po' di birra e le sembrò di essere davvero di fronte a lei: se l'immaginava con lo sguardo assonnato, pronta ad addormentarsi da un momento all'altro con il cellulare sul naso. Le faceva tenerezza e le sue labbra si tesero in un sorriso.
Lexa sospirò e sembrò iniziare il discorso per due volte, ma senza mai parlare. Al terzo tentativo si decise a esternare i suoi pensieri.
"Quella sera eri davvero decisa a lasciare Niylah per me?" titubante.
Sapeva che era un argomento vietato da parecchio tempo, da quando Clarke era tornata strisciando per il suo perdono non ne avevano più parlato. Avevano trovato un accordo: non rivangare più quello che era stato. Dopo averla vista veramente in quel groviglio fragile di sentimenti tanto forti, quanto confusi, le era sembrata la scelta migliore. La sua confusione non l'avrebbe fatta colare a picco e avrebbe portato avanti i suoi sogni, ma le era costato tanto. Passata la rabbia iniziale, era rimasto solo un vuoto a occupare lo spazio lasciato da Clarke.
Sospirò prima di prendersi una boccata di sigaretta e decidersi a rispondere, non era facile nemmeno per lei tornare a quella sera con il pensiero.
"Si, ero venuta da te felicissima e non vedevo l'ora di dirtelo"
Quella era una delle poche cose che non riusciva a digerire. Sapeva che era andato tutto per il verso giusto, ma non riusciva a darsi pace per com'era andata. Si era tormentata per parecchio tempo pensando a cosa sarebbe successo se fosse arrivata prima di quella telefonata, se solo avesse parlato, se solo non fosse stata così tanto Clarke 'testa di cazzo' Griffin.
"Ci ha fregate" sbuffò con fastidio la mora. Una constatazione, nulla di più.
Se l'era ripetuto tante volte, ma non riusciva a rassegnarsi a quel colpo basso del destino.
"Forse funzioniamo meglio come amiche" con tono tranquillo, espirò il fumo. Di quello ne era certa, le piaceva tantissimo come erano cambiate le cose tra loro. La stabilità l'aveva conquistata dopo mesi e in quel modo sapeva di non poterla perdere.
"E' stato bello... anche se breve" poco più di un sussurro, non sembravano parole destinate all'orecchio di Clarke. Il sonno aveva abbassato davvero ogni difesa e si stava facendo traghettare verso il mondo dei sogni dalla sua voce calda, lasciando sempre più spazio alla sincerità.
"Non era il nostro momento" constatò con rammarico, prendendosi un altro sorso di birra. Se l'era ripetuto tante volte, come un mantra, era la frase che l'aveva coccolata e rimessa in carreggiata dopo tutto quel caos.
"Clarke... ci hai mai pensato? Al nostro momento... insomma, secondo te arriverà mai?" con la voce impastata, facendo seguire uno sbadiglio.
Le scappò una risata incredula "Sei seria?"
Silenzio.
Clarke si sentì in dovere di rispondere, si era resa conto troppo tardi che quello non era uno scherzo.
"Non lo so, Lexa. Davvero non ne ho idea, sono cambiate tante cose in questi mesi" l'aveva lasciata senza risposte. Non ci aveva più pensato, erano passati mesi ed entrambe avevano voltato pagina.
Perché quel dubbio proprio adesso?
"Mi sto addormentando, ti spiace se chiudiamo qui? Ti chiamo appena finisco allo zoo, domani abbiamo troppe analisi in laboratorio" le chiese sbadigliando di nuovo.
"Ma certo scusa, mi lascio prendere dalle chiacchiere. Riposati, ne hai bisogno" con tono affettuoso, abbozzando un sorriso.
"Buonanotte Clarke"
"Notte Lexa"
Quel saluto aveva un sapore triste, anche il tono dell'altra non l'aveva convinta del tutto, ma ormai la telefonata era terminata e sul suo display rimaneva solo l'orario a ricordarle che ormai era troppo tardi, anche per lei.
4.00 am.
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I know
FanficClexa Modern AU - Seguito di Six months "Clarke... ci hai mai pensato? Al nostro momento... insomma, secondo te arriverà mai?" con la voce impastata, facendo seguire uno sbadiglio. Le scappò una risata incredula. "Sei seria?" Silenzio. Clarke si sen...
