PROLOGO

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Un forte odore di fumo, un dolore lancinante al braccio che era incastrato sotto ad un sedile.
Non vedevo bene, era come se avessi avuto un velo bianco davanti agli occhi, riuscivo a sentire le sirene dell'ambulanza venire vicino, sempre più vicino, finché non sono stata portata su di essa, da lì nulla,il vuoto.
Mi risvegliai dopo 4 ore, in un letto d'ospedale, con un gesso al braccio.
Nella stanza c'ero solo io finché non è entrato il medico con l'infermiera.
"Dove sono i miei genitori" quella fu la prima domanda che feci, mi uscii spontanea.
Il medico si incupì,come se avesse voluto mettere la testa sotto terra.
"Ehm, loro...ora sono in un posto migliore, sono sempre vicino a te anche se tu non li vedi." Disse lui con aria distrutta, come se fossero stati i suoi di genitori.
"Non è possibile sono morti" dissi scoppiando a piangere, ero piccola non stupida, sapevo cosa significavano queste cose.

Poco dopo mi portarono in un orfanotrofio, c'erano tanti altri bambini e bambine, anche ragazzi e ragazze, avevano tutto uno sguardo perso, quello che ho io.
"Cos'è questo posto?" Chiesi guardando la signora che mi portava per mano.
"Scarlett,in questo posto ci prenderemo cura di te, di daremo da mangiare e ti faremo dormire" disse lei, poi notando il mio sguardo triste, si abbassò e mi guardò negli occhi aggiustandosi gli occhiali -Non devi essere triste piccola, noi faremo il possibile per aiutarti- mi disse sorridendo.

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