(R) Capitolo 1: La fiera (2/2)

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Rose decise di stare al gioco e annuì. Si accomodò sui cuscini, che erano ripieni di bozzi, e osservò il tavolo in legno di sambuco davanti a lei. Ci passò sopra le dita: era liscio, privo di imperfezioni, un paradiso per le dita. Le era sempre piaciuto toccare le cose degli altri, si sentiva come se fosse stata in grado di leggere un alfabeto segreto precluso a chiunque altro. Il modo in cui le persone trattavano i loro averi rivelava molto su di loro, e Myr doveva tenere molto a quel tavolo, a differenza dei suoi vestiti logori e qualunque altro oggetto in quella stanza. Il tavolo spiccava per il modo in cui era stato lucidato con cura, al punto che Rose riusciva a scorgere l'ombra dei suoi lineamenti nel riflesso. Al centro della superficie c'era una struttura circolare in ferro battuto, avvolta da un panno di velluto rosso; sotto di esso c'erano delle punte irregolari, come se una serie di ricci stesse riposando sotto quella tenda.

L'aria si saturò di un forte odore di incenso e Rose inspirò a fondo. Un odore dolciastro, con un retrogusto di freschezza. Sandalo? Ambra? Rose avrebbe dovuto essere un'esperta in fatto di profumi dato che sua mamma Ilenia produceva saponi artigianali, ma quell'odore non l'aveva mai sentito.

Myr si sedette di fronte a lei e batté le mani. «Eccomi. Scusa se ti ho fatto aspettare.»

«Che cos'è questo odore?» chiese Rose. Si rese conto del nuovo accessorio che decorava il volto dell'uomo e inarcò le sopracciglia. «E perché hai una benda sull'occhio?»

«Arancia smeraldina. Deliziosa. In quanto alla benda...»

«Arancia smeraldina. Mai sentita.»

«E' normale. Lascia stare. Comunque, come ti ho detto prima, ci vuole un po' di atmosfera. La benda serve a questo. Mi fa sembrare un pirata in pensione, non è vero?»

«Vuoi che sia sincera?»

«Brutale.»

Rose trasse un profondo sospiro. «Ti rende solo un po', come dire...»

«Ridicolo?»

«Esatto.»

Myr sospirò. «L'importante è che piaccia a me.»

Rose non riuscì più a restare seria e si ritrovò a ridere piano. Quel tipo era davvero strano, però era anche simpatico. Ora che poteva vedere il suo occhio sinistro, di un tenue grigio perla, le sembrava tutt'altro che pericoloso, e i suoi dubbi sulla natura vampiresca dell'uomo erano stati dissipati. Si sapeva che i vampiri avevano gli occhi rossi. Forse aveva quei denti appuntiti per qualche strano difetto genetico, e non era giusto farglielo pesare.

Myr sollevò il panno al centro del tavolo e scoprì un agglomerato di cristalli di tutte le sfumature dello spettro dei colori. Dal rosso fuoco, fino a un viola cupo.

«Questi sono i miei cristalli. Donati da una, come dire... una creatura molto potente, quando ho deciso di lavorare per lei. E' il mio capo, ora come ora, per quanto io mi consideri il padrone di me stesso e non permetta a nessun altro di dirmi che fare.»

«Come si chiama questa creatura?»

«Non ti interessa di più sapere a cosa servono questi affari?»

In effetti a Rose interessava di più quello anziché perdersi nei meandri della sua immaginazione confusa.

Myr le diede un buffetto su un braccio. «Lo sapevo che preferivi risolvere il mistero. Sei curiosa, non è vero, Rose? Una dote, quando non si finisce per correre nelle fauci di un lupo per sapere cosa c'è oltre. Comunque, questi vengono adoperati da me per scrutare nel futuro di qualcuno. Le predizioni non sono accurate, possono sempre cambiare. Dipende molto dalla predisposizione d'animo in cui si trova il soggetto nel momento dell'esame e da quali sono i suoi desideri più profondi. Questa si chiama Cristallomanzia. Bel nome, eh?»

Mundbora - L'ombra degli antichiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora