Il crollo del blocco sovietico e la fine della guerra fredda

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La fine della guerra fredda viene convenzionalmente fatta coincidere con la dissoluzione dell'Unione Sovietica (26 dicembre 1991). I cambiamenti apportati dalla "glasnost" e dalla "perestrojka" di Gorbaciov ebbero una grande influenza sui rapporti tra l'URSS ed i suoi paesi satelliti. La volontà di confinare la "ristrutturazione" del sistema socialista esclusivamente all'interno delle Repubbliche Sovietiche si scontrò con una realtà dominata da gravissimi problemi economici e soprattutto politici, determinati dall'incerto consenso popolare che reggeva i paesi comunisti dell'Europa Orientale.

L'URSS dovette rivedere in maniera radicale i propri rapporti con i paesi dell'Est, che, a causa della crisi economica degli ultimi anni, erano diventati un peso per la sua economia. Questi cambiamenti superavano di gran lunga i piani previsti della "perestrojka". I sei paesi che componevano il blocco socialista (Polonia, DDR, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) assunsero posizioni differenti nei confronti delle riforme di Gorbaciov. Da un lato c'erano Polonia ed Ungheria dove governo e società erano determinati ad appoggiare il leader del Cremlino, sapendo che le riforme sarebbero andate ben oltre quelle tentate in Unione Sovietica. Dall'altro c'erano i governi di Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria e DDR, che senza il consenso popolare, avevano deciso di contrastare la "perestrojka" e tutte le eventuali riforme che potevano mettere in pericolo la stabilità del loro sistema socialista.

Conseguentemente alle elezioni sovietiche del 1989 esplosero rivolte in quasi tutti i paesi del blocco comunista, ora che la patria del socialismo si avviava a diventare un paese democratico, i regimi dittatoriali non avevano più ragion d'essere all'interno del blocco. A partire dal "crollo del muro di Berlino" le azioni di protesta nei paesi dell'Europa Orientale si moltiplicarono, accelerando il moto riformatore.

In Cecoslovacchia un forte movimento di protesta guidato da Vàclav Havel, in seguito alle numerose manifestazioni, presentò un piano riformatore che il Partito fu costretto a prendere in considerazione per cercare di salvare la situazione. Alla fine del dicembre del 1989 Havel diventò il nuovo presidente della Repubblica Cecoslovacca. In Romania la rivolta invece fu molto violenta e portò alla fucilazione del leader Ceausescu e di sua moglie, mentre in Bulgaria il Presidente bulgaro Zikov fu costretto a dare le dimissioni. La velocità degli avvenimenti superò ogni previsione e Gorbaciov perse ogni controllo delle riforme nell'Europa Orientale e perfino all'interno del "suo" paese. All'inizio degli Anni Novanta la crisi del regime sovietico indusse alcuni Paesi come la Lettonia, l'Estonia e la Lituania a lottare per la completa indipendenza politica.

Era iniziata la dissoluzione dell'Unione Sovietica che avvenne tra il 1990 e il 1991. Gorbaciov, tentò di mediare tra le spinte indipendentistiche e l'ala dura del partito comunista. Nell'agosto del 1991, un gruppo di esponenti del Partito comunista e delle forze armate tentò un colpo di stato. Tale gruppo sequestrò il presidente Eltsin. I congiurati sfruttarono il malcontento popolare sperando nell'intervento delle forze armate e dello stesso Gorbaciov. Tuttavia, il colpo di Stato fallì, principalmente a causa di una forte protesta popolare (19 - 20 agosto). Tale protesta determinò la liberazione delle istituzioni pubbliche occupate dai golpisti.

Il fallimento del golpe di agosto, però, accelerò la crisi dell'Unione Sovietica. Il mondo Occidentale continuava a guardare con molta simpatia la figura di Gorbaciov, ma per il popolo russo e le diverse etnie, la figura di riferimento divenne Boris Eltsin. Il 25 settembre 1991 fu decretata la soppressione ufficiale dell'Urss e la bandiera rossa comunista fu sostituita con il tricolore della Repubblica russa. Gorbaciov si dimise dalla carica di presidente sovietico ed al suo posto fu eletto Boris Eltisin come presidente della nuova Repubblica russa e fu proprio Eltsin l'uomo che sconfisse i golpisti. Nel dicembre del 1991 si decise della sorte dell'Urss: l'8 dicembre Russia, Bielorussia e Ucraina firmarono un documento che sanciva la fine dell'Unione Sovietica. Il 21 dicembre 1991 ad Alma Ata, 11 leader dichiararono l'indipendenza dei propri Stati. L'URSS non esisteva più, al suo posto era nata la Comunità di Stati Indipendenti (Csi).

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