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E lei correva, correva, correva, perchè qualcosa le diceva di correre e non fermarsi. Quel fulmine che l'aveva allontanata da un luogo che aveva cominciato a considerare una casa l'aveva spaventata a morte; violento, inarrestabile, monaccioso. Fortunatamente, lei era lontana dal punto colpito. Ma per un secondo il tempo si era fermato, lasciandole percepire con maggiore intensità la paura che l'aveva scossa fin nel profondo. E quelle non erano tutte impressioni, sia chiaro.

Nella sua mente, poco prima di aver chiuso gli occhi davanti la luce e tappatasi le orecchie istintivamente a causa del forte rumore, era apparsa una figura umana, ma due volte più grande di un uomo, in mezzo a quelle luci ed ombre alternate.

Susan non sapeva se l'avesse vista davvero o meno, ma poco dopo era scappata perchè in preda alla paura non aveva saputo che altro fare, e non voleva tornare indietro con il rischio di venire folgorata. Si era allontanata molto dal campo, ma ancora non smetteva di correre. Sentiva la gola bruciare a causa dell'aria che entrava ed usciva velocemente dalla sua bocca ad ogni suo respiro, ma ad un certo punto non resse e si accasciò ad un albero. Solo allora si accorse della violenza con cui il suo cuore pompava sangue, facendole imporporare le guance che sentiva bollenti. Cosa era successo? Ma soprattutto, perchè era successo?

Appena aveva cercato di mettere piede al campo, quel lampo di luce era apparso, come un enorme spada con il compito di impedirle il passaggio. 'Vattene via', queste parole erano risuonate nella testa di Susan che adesso si ritrovava all'uscita del bosco, spaventata e sola, e soprattutto senza armi, perchè dopotutto lei era una semidea e la prima cosa che aveva imparato sull'essere semidea era che i mostri avrebbero di sicuro attaccato. Ed era senza armi.

E cosa avrebbe dovuto fare adesso?

La tentazione di tornare al campo era forte. Stare al sicuro e farsi aiutare per andare a cercare sua madre. Ma il sussulto causatole da un tuono in lontananza le fa mancare altri battiti del cuore, e ancora una volta, qualcosa le diceva che andare avanti era l'unica scelta giusta da fare.

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Soriana si svegliò con il solito buonumore, nonostante la sera prima non avesse dormito molto. Tuoni e lampi avevano rumorosamente disturbato il suo sonno, fino a quando questo, finalmente, non aveva prevalso. Si era divertita la sera prima, ma senza Susan non era stata la stessa cosa.

Alice era tornata al suo tavolo, con la compagnia del suo fratellastro Percy (venuto al campo solo per un po' di tempo) dato che era proibito spostarsi da un tavolo ad un altro, almeno a cena.

Soriana sapeva di essere quel tipo di persona che riusciva a legare con tutti, e le piaceva. Adorava conoscere nuova gente, soprattutto mettendoli a disagio con dei duelli e farsi odiare. Solitamente, parlando dei nuovi arrivati, lei non faceva mai sul serio. Essere guerrieri era nel sangue di tutti i semidei, avere familiarità con le armi e il combattimento, ma era raro che i novellini sfoggiassero i loro istinti da combattente.

Fino a quando Susan non arrivò alla sua portata.

Quella ragazza di due anni più piccola di lei, tanto che Soriana cominciò a vederla non solo come una sua pari ma come una sorella minore, con quei capelli spettinati, il viso gentile e gli occhi che sembravano nascondere più di quello che c'era fuori, l'aveva conquistata.

Le abilità di cui aveva dato prova il giorno del duello erano davvero rare, aveva dimostrato di avere una grande familiarità con la spada, e Soriana, considerata una delle spadaccine più talentuose del campo, capiva certe cose. Ancora se ne parlava, ma tutte le volte che Soriana aveva passato del tempo con Susan e sentiva quelle voci fastidiose e quei commenti curiosi aveva notato che la ragazzina non dava proprio conto a certi discorsi, ma non perché li ignorasse. Sembrava in realtà che non li sentisse proprio, spensierata e tranquilla come era. Viveva in un mondo tutto suo.

L'Unica Figlia Di Artemide - Il Sigillo Dell'OlimpoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora