38. Nuovo inizio

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Un mese dopo.

Punto di vista di Kim.

"Sono l'unica ad essere ancora mezza addormentata?".

Un forte sbadiglio si impossessò di tutto il mio corpo, costringendomi a strizzare gli occhi e ad appoggiare la testa ancora terribilmente nel mondo dei sogni sulla spalla di Will, seduto alla mia destra. Il movimento a tratti ipnotico della metropolitana non fece altro che conciliare quel sonno che mi sentivo ancora addosso, sebbene io mi fossi svegliata quasi un'ora fa proprio con l'intento di non essere il solito zombie ambulante.

"Si" ridacchiò Joy seduta nel posto davanti di me, sollevando la testa dal libro che stava leggendo.

Sbuffai e mi passai le mani fredde sul volto nella speranza di risvegliarmi il più possibile. Ormai l'università era ricominciata da quasi un mese e, sebbene ce l'avessi messa tutta per riprendere i tipici ritmi frenetici che caratterizzavano le mie giornate da settembre ad inizio estate, non c'era proprio verso che la mattina io aprissi gli occhi senza la consapevolezza di essere andata a dormire terribilmente tardi senza essermene resa conto. Non ero mai stata una persona mattiniera, anzi il contrario, e soprattutto con l'arrivo della stagione fredda era quasi come se il tepore delle coperte quasi mi ancorasse al letto senza che io potessi fare qualcosa al riguardo. I miei migliori amici, invece, non avevano mai avuto questo tipo di problemi e alle sette della mattina si svegliavano più attivi che mai, quasi come se il sonno non li avesse più neanche lontanamente sfiorati una volta aperti gli occhi.

"Se non rimanessi sveglia fino alle due a leggere e a scrivere, non saresti così stanca" mi sgridò Will, facendomi alzare gli occhi al cielo come tutte le altre volte in cui aveva detto questa cosa.

"Te l'ho già spiegato. - dissi io, rubandogli il bicchiere di caffè dalle mani per berne un sorso, trovandolo terribilmente amaro come piaceva a lui - Sono settimane che non dormo bene. Questo è l'unico modo che conosco per conciliare un minimo di sonno".

Non mentivo: ormai la notte per me era diventata quasi un inferno, perché erano fin troppo frequenti le volte in cui rimanevo alzata a fissare il soffitto della mia camera con la speranza di sentire le palpebre chiudersi da sole. Scrivere e affogare la mia attenzione tra le pagine di un libro riusciva a creare un effetto soporifero nel mio corpo e soprattutto nella mia mente, la quale però alcune volte era talmente tanto affollata di pensieri che nulla era capace di metterla in silenzio.

Ormai ci avevo fatto l'abitudine, avevo imparato a convivere con quei pensieri che, sapevo, non mi avrebbero mai davvero lasciata. In quei momenti in cui sentivo scendere in me un velo di quella tristezza che cercavo ancora di reprimere, non facevo nulla per frenare la mia mente dal vagare in quei luoghi che avrebbero solamente peggiorato la situazione, soprattutto perché ero consapevole che sarebbe stato completamente inutile. Nonostante i giorni si fossero susseguiti lentamente e pesantemente, ogni volta che abbassavo di un minimo le difese, mi ritrovavo catapultata in quella realtà che ancora doleva in me. Il tempo non stava funzionando come medicina e, anche se una parte di me lo aveva quasi disperatamente sperato, più volte mi ritrovavo faccia a faccia con quella stretta al petto che associavo solo al suo nome che non riuscivo neanche più a pronunciare come una volta.

Non vedevo Harry da quando, più o meno un mese fa, si era presentato per l'ultima volta alla porta del mio appartamento, chiudendosela poi alle spalle insieme a quello che rimaneva del nostro amore ridotto a piccoli frammenti. I suoi occhi che avrei potuto riconoscere tra milioni allora erano apparsi vuoti, spenti tanto quanto i miei, e se c'era qualcosa che proprio non mi sarei mai dimenticata, quella era senza ombra di dubbio l'ultimo sguardo che mi aveva riservato. Quel breve ma incisivo istante aveva racchiuso fin troppe parole che non avevamo il coraggio di pronunciare ad alta voce, quell'addio che nessuno dei due era pronto ad affrontare, e avrei mentito a me stessa se avessi detto che non mi ero ritrovata più volte in questi giorni a riviverlo nel retro della mia mente. Il vuoto che aveva lasciato si faceva sentire come non mai, anche quando credevo ingenuamente di aver iniziato ad accettare la rottura, e qualcosa mi suggeriva che niente e nessuno sarebbe stato davvero in grado di prendere il suo posto. L'amore che provavo ancora per lui non si era spento neanche per un secondo ma, anzi, non aveva fatto altro che ricordarmi quanto il dolore avesse ancora effetto in me nonostante io cercassi di mostrare il contrario.

Lost In Your Eyes ||H.S.||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora