Capitolo 1: L'alba

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Era una notte di fine estate, i quattro ragazzi brindavano in spiaggia, era loro abitudine fuggire dall'orfanotrofio in città per raggiungere un paesino di mare poco distante, e quello era il periodo migliore per farlo poiché non c'era più anima viva sulle spiagge. Si erano accampati, avevano acceso un falò per cuocere il pesce pescato da loro stessi durante il pomeriggio, brindando con bibite gassate e qualche alcolico scadente, erano tanto isolati che si udiva solo la pacifica musica delle onde e i gabbiani.

"Alla salute!" alzarono in alto le lattine e poi se le scolarono tutte in un sorso. Erano semplici momenti, nulla di speciale, eppure assieme riuscivano a viverlo come un'esperienza indimenticabile. Fra le chiacchiere scoccò la mezzanotte, e sopraggiunse la stanchezza (alcuni erano anche un po' sbronzi).

"Ci staranno cercando, forse... Forse dovremmo rincasare, prendo l'auto" mormorò Fil, disteso a terra con lo zaino come cuscino e la felpa che fungeva da coperta, cercava di restare sveglio ma era troppo brillo, dato che un auto non ce l'aveva mai avuta.

"Magari è la volta buona che decidono di sbatterci fuori e dirci addio quei figli di puttana" rispose Bruno, appollaiandosi su di Fil e sul suo bivacco grezzo, facendolo mormorare infastidito.

Dino rise a voce alta, lui invece reggeva bene l'alcol eccetto per il fatto che diventava più allegro del solito, così si mise semidisteso e si aprì un'altra birra, pensando al fatto che, dopotutto, avevano diciannove o quasi di anni, l'orfanotrofio avrebbe potuto già mandarli a calci, ma poiché erano morti di fame, la struttura per legge era tenuta ad occuparsi di loro fino ai ventuno anni e cercargli un'occupazione.

Dino scostò lo sguardo e notò Tobia seduto immobile a fissare il mare con strana nostalgia, solitamente quando beveva era il casinista della situazione.

"Tobia, a cosa stai pensando? Sembra qualcosa di bello..." chiese Dino, richiamando la sua attenzione. Tobia lo guardò per qualche secondo in silenzio poi fece un sospiro, alzandosi in piedi e avvicinandosi alle onde.

"Ai miei genitori" gli rispose, mentre si lasciava bagnare dalle onde scure. Dino lo raggiunse piano e si fermò al suo fianco, poggiandogli una mano sulla spalla per fargli capire che era disposo ad ascoltarlo.

"Mi hanno detto che papà lavora all'Istituto Rieducativo Mons" spiegò poi.

Dino scosse il capo e volle accertarsi prima di tutto della fonte della notizia, Tobia non era un credulone, anzi il contrario, il problema era che delle volte dal nulla gli venivano strane idee e si convinceva di ciò.

"Chi te l'ha detto?" gli chiese allora.

Tobia stette in silenzio, poi rispose "Non posso dirtelo, ma è la verità, ne sono certo... Ora che so dov'è devo escogitare un modo per andare a parlargli".

Dino fece un sospiro e cercò di smorzare la situazione pesante con un'uscita sarcastica "Hai detto l'Istituto Mons? Allora andiamoci, tanto sappiamo che se ti metti in testa qualcosa nella zucca resta lì finché non ti accontenti!" in realtà c'era dell'altro. Dino conosceva già quell'Istituto, e Tobia se ne accorse subito, tant'è che fu costretto a confessare anche lui.

"Ho sentito parlare di quell'istituto perché è stato fondato dal padrino dei miei fratelli, il nuovo marito di mia madre, dev'essere il direttore o qualcosa del genere, ma non ne ho idea di dove si trovi e di cosa si tratta".

Era un discorso tra Tobia e Dino, ma all'improvviso si intromise anche Bruno, e piazzandosi fra i due spiegando "L'istituto Mons è una sorta di riformatorio maschile che dà la possibilità anche a dei selvaggi come noi di acquisire un titolo e di rieducarci in alternativa al carcere, è una sorta di esperimento. Non guardatemi male, non avevo intenzione di frequentarlo o altro, conosco queste cose perché un amichetto di vecchia data è uno studente del Mons". L'amichetto a cui si riferiva Bruno era il suo nemico, il ragazzo che anni prima lo aveva tormentato fin quasi alla sua morte.

"L'Istituto Mons è in provincia della città, in montagna, è un postaccio... Non ne sono sicuro ma anche mio fratello si trova lì" e alla fine si aggiunse anche Fil, sveglio e in piedi al loro fianco. Tutti e quattro così si scambiarono un'occhiata complice, avevano avuto la stessa idea: perché non andare a farsi un giro in quella scuola? E magari porre fine una volta per tutte ai loro dilemmi.

Era stata una scelta parecchio avventata, ma nessuno di loro ci ripensò al mattino successivo da sobri, tutti erano motivati da ragioni differenti, che conducevano a quell'Istituto.

In realtà ai quattro ragazzi non importava di diventare gente civile, ma a Fil solamente di ricongiungersi col fratello, a Tobia di ritrovare il suo vecchio e chiarire la verità sul suo abbandono, per Bruno di liberarsi della sua collera contro chi l'aveva voluto morto anni fa, e Dino di affrontare finalmente il padre dei suoi fratelli.

Quelle quattro anime maledette, appassite in unterreno arido, ma che ritrovandosi e stringendo le loro radici sono riusciti asbocciare per la prima volta nella loro vita. Ognuno aveva raccolto un pezzettodel cuore dell'altro e l'avevano assemblato fino a formare una grande famiglia,nessuno di loro era più solo al mondo. Tuttavia, quel nuovo capitolo del tuttoinaspettato, come avrebbe cambiato quella loro famiglia?


✨️Salve! Sono Luna e grazie per aver letto il capitolo! Se vi è piaciuto lasciate una ⭐️ e se vi va anche un commento, mi fa molto piacere leggervi!✨️

Le quattro NebuloseStories to obsess over. Discover now