Capitolo 1

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Rachel 

Era sabato sera all'Envy, il che voleva dire una sola cosa: lo show stava per iniziare.

Le persone dell'alta società riempivano i tavoli adornati da tovaglie in stoffa e posate d'argento, i camerieri attraversavano il parquet lucente stando attenti a ogni piccola movenza mentre, con l'eleganza che regnava sovrana, servivano gli ospiti nei loro completi gessati.

Superai Brian, il barman, e mi diressi verso la sala in cui il personale solitamente si cambiava, pronta a iniziare il mio turno. Varcai l'ingresso, attraversai i bagni e davanti a me sbucarono un paio di donne nude pronte a cambiarsi per quello che sarebbe stato il dopocena. L'Envy era un ristorante sofisticato, premiato con due stelle Michelin che probabilmente raffiguravano i due lati opposti di quel locale: da una parte, i piatti raffinati che l'avevano reso famoso per tutta Boston, dall'altra, i dopocena stravaganti. Gli eventi mondani  dove i clienti più assidui potevano scegliere a loro piacimento le donne con cui passare il resto della serata.

Alcuni lo chiamerebbero incitamento alla prostituzione, ma qui all'Envy lo definivamo in maniera più amabile: après-dîner avec mademoiselle. La prima cosa a cui avevo pensato quando me l'avevano detto era che non bastava il francese per rendere un reato più affabile, e questo lo sapeva bene chi come me voleva fare l'avvocato.

Eppure non potevo che rendermi complice di quel reato. L'Envy pagava quasi cinquecento dollari a serata e per la situazione in cui tergiversavo, era meglio considerarsi complice di un reato che ritrovarsi senza un tetto sopra la testa.

Da quando mio fratello Mason era partito per il master, lasciandomi con un affitto di duemila dollari al mese e le spese universitarie da pagare, avevo dovuto trovare un lavoro e, nonostante i reati del sabato sera, il resto della settimana era quasi piacevole.

"Rachel sto andando via. Buona fortuna." Disse Sara porgendomi il taccuino in pelle. Sorrise gentilmente e io ricambiai con una leggera smorfia sofferente.

Erano ormai le dieci quando mi infilai il completo gessato, avviandomi verso la sala del dopo cena. Il mio compito quella sera era semplice: far sentire a loro agio i clienti, accompagnarli nella sala da loro scelta e assicurarmi che la donna di loro gradimento fosse pronta ad aspettarli sul divano in pelle rossa che giaceva in ogni sala.

"Buonasera. La sua saletta è la numero tredici, giusto?" Sorrisi all'uomo mentre lo accompagnavo.

"Si, e-esatto." Balbettò lui e io lo guardai meglio. Indossava un completo Missoni color topo e, considerando il costo, mi meravigliai quando notai le piccole pieghe poste su tutta la giacca. Il mio sguardo cadde istintivamente sull'anulare della mano sinistra, dove una leggera linea chiara spiccava tra l'abbronzatura.

Tra l'abito stirato male e il segno della fede al dito non ci volle molto per capire che quell'uomo era fresco di divorzio. Non era insolito che accompagnassi uomini intrappolati nella stessa situazione di colui che avevo difronte: divorziati e in disperata ricerca di qualcosa che sia in grado di fargli dimenticare quel dolore. Eppure ogni volta un briciolo di compassione si accendeva in me e io non facevo altro che salutarli con un leggero sorriso carico di pietà.

Salutai anche lui in quel modo e attraversai nuovamente il corridoio buio e stretto per arrivare alla mia postazione. Odiavo quella parte del lavoro, un pò per la mia spropositata paura degli ambienti stretti e un pò per tutte quelle luci soffuse che non mi permettevano di vedere dove stavo mettendo i piedi.

Arrivai finalmente al mio tavolo in marmo e feci giusto in tempo a sistemarmi che un altro uomo si avvicinò.

"Benvenuto all'après-dîner dell'Envy, le chiedo solo il numero di tavolo così potrò farla accomodare." Sorrisi.

"Tavolo 3. Per quanto riguarda la donzella..." mi guardò dall'alto in basso e capii subito cosa stava per chiedermi. "Lei è disponibile?"

"Non offro questo tipo di servizi, le posso però-"

"Oh ma sono sicuro che per queste.... Potrà fare un'eccezione." Mi porse trecento dollari senza nemmeno ascoltarmi.

"Le ripeto, non offro servizi di questo tipo, se vuole posso portarla in una sala dove potrà-"

"Sono molto amico del proprietario sa, ad Andrew dispiacerebbe sapere che una delle sue cameriere si è rifiutata di accontentare uno dei clienti più assidui dell'Envy."

"Sono sicura che Andrew comprenderà."

"Come preferisce." Sorrise e le sue labbra si chiusero fino a diventare linee sottili. Mi sforzai di ricambiare e lo guardai con un sentore di fastidio che mi scorreva nelle vene. Non era la prima volta che qualcuno mi offriva dei soldi in cambio di un... servizio, e probabilmente non sarebbe stata neanche l'ultima. Eppure quella volta mi aveva innervosito più delle altre, forse perché aveva minacciato di farmi licenziare, oppure perché questa volta l'uomo aveva la fede al dito.

Qualcuno davanti a me si schiarì la voce e, convinta che fosse ancora lui, sbuffai e mi sistemai i capelli biondi oltre la spalla .

"Le ho già detto che non offro questo tipo di servizi, lo dica pure ad Andrew se vuole ma ora o porta il suo viso rugoso e viscido fuori da qui o chiamerò la sicurezza per farla sbattere fuori." Lo dissi senza alzare lo sguardo, impegnata a scrivere sul taccuino in pelle.

"Mi scusi?" Rispose lui e io alzai la testa, colta alla sprovvista. Quello che apparve davanti a me non era l'uomo sulla sessantina con pochi capelli e con la fede che avevo visto prima. "Le sembro uno che ha bisogno di pagare le donne per portarsele a letto?" La sua voce roca era calma, intrisa di cattiveria.

"Io-io-"

"Lei-lei cosa?"

Le parole mi morirono in bocca quando guardai nei suoi occhi gelidi. Fui rapita da quelle due sfere cerulee, dal modo in cui la sua bocca completava in maniera perfetta il quadro armonioso del suo viso e da come i capelli scuri ricadevano sulla fronte. Il mio sguardo poi cadde leggermente più in basso, dove la mascella serrata accentuava i lineamenti duri e taglienti. il suo volto era familiare, anche se non riuscivo ad associare il suo viso ad un ricordo in particolare.

"Come immaginavo." Sorrise sardonicamente quando vide che non riuscii a rispondere e, senza aggiungere altro, si allontanò. 

Rimasi impietrita, guardando quei due metri di pura bellezza come me lo fossi immaginata. I miei occhi passarono velocemente dalla sua postura rigida e arrogante al suo completo sartoriale, la cui stoffa antrace ricadeva perfettamente abbracciando ogni centimetro del suo corpo. La mia mente viaggiò velocemente, cercando di capire perché il suo volto fosse così familiare e allo stesso tempo mi facesse gelare il sangue nelle vene.

"Fuori." La voce di Andrew mi fece trasalire.

"No Andrew, ti posso spiegare!" Urlai lasciando la mia postazione.

"Ho detto. Fuori." Mi intimò.

Per quanto volessi quel lavoro, quella volta l'avevo combinata veramente grossa. Non sapevo chi fosse che l'uomo ma il modo torvo in cui Andrew mi aveva guardato e il tono di voce autoritario mi fece capire che, chiunque fosse, non era solo importante.

Era intoccabile.

Con l'ultimo briciolo di forza raccolsi la mia roba nell'armadietto e, ancora fasciata dall'abito nero in paillette, superai i clienti uscendo dal locale.

Estrassi il telefono dalla tasca intenta a chiamare Mason per raccontargli quello che era successo, ma delle voci in lontananza attirarono la mia attenzione. Due uomini dall'altro lato della strada conversavano senza mai distogliere lo sguardo dalle mie gambe e, più camminavo, più mi rendevo conto che erano sempre più vicini.

Uno dei due in particolare diede una leggera spallata all'amico, indicandomi con la testa e invitandolo ad attraversare per raggiungermi. I miei occhi saettarono su di loro e prima che potessi elaborare un qualsiasi pensiero razionale iniziai a correre verso la porta dell'Envy.

Il cuore ruggiva nel petto e il suo eco arrivava a ogni parte di me. Pensieri offuscati si facevano largo nella mia testa mentre l'insegna a neon del locale brillava nel buio della notte. Ero vicina, mi bastavano solo un paio di metri e..

"Presa!" Uno di loro mi afferrò per il braccio.

"Rachel, mi senti?" La voce di Mason arrivò dall'altro capo del telefono, ma non feci in tempo a rispondere. 

DOUBLE TROUBLEWhere stories live. Discover now