Due occhi azzurro ghiaccio brillarono nella semioscurità della discoteca. All'interno delle iridi si riverberavano le luci stroboscopiche e le pupille non facevano altro che dilatarsi e ristringersi a un ritmo disarmante. I cinque sensi venivano spinti al limite del sopportabile. L'udito, in modo particolare, era violentemente tormentato dalla musica altissima che non permetteva di sentirsi, era necessario urlarsi nelle orecchie.
Hannes e Dietrich avevano fatto da pochissimo il loro ingresso nella sala principale, quella che sputava dalle casse musica commerciale sapientemente remixata. Era il caos, ma là dentro ci si divertiva più del dovuto e del concesso. Le espressioni delle persone che formavano la calca sotto alla pedana rialzata del dee-jay ne erano le prova.
Gli occhi che prima avevano brillato in quel momento si mossero alla ricerca del ragazzo che gli stava accanto, si guardarono per una manciata di secondi prima di sorridersi all'unisono. La cosa poteva apparire come un silenzioso via libera, eppure rimasero immobili, a pochi passi dall'arco che separava la sala del guardaroba, dove avevano lasciato i giacchetti e tutto ciò che avrebbe potuto essergli d'impiccio.
Hannes si allungò verso l'amico, posandogli una mano sulla spalla, avvicinò le labbra al suo orecchio e cominciò a urlare qualcosa facendo schizzare le iridi sul mare di gente che si scatenava. Sembrava essere alla ricerca di qualcuno in particolare ma probabilmente era solo un'impressione. Dietrich lo ascoltò passando in rassegna ragazze e ragazzi con attenzione, l'inespressività totale del suo viso era fastidiosa. Alla fine annuì senza rispondere e sul volto si palesò un leggero sorriso dal retrogusto viscido, non del tutto decifrabile.
« Vai e conquista il mondo. » Erano state le parole dell'amico. Con una pacca sulla schiena di Hannes si allontanò superandolo per percorrere la sala lungo il perimetro delle pareti. Il suo obiettivo era palese: la pedana del dee-jay.
Salì i cinque gradini che la sollevavano dalla pista e non appena il pelato armato di cuffie si accorse della sua presenza gli sorrise indicandogli la piattaforma ultratecnologica che aveva davanti. Dietrich si rese conto di come la sua testa riflettesse le luci intermittenti della discoteca, talmente lucida da sembrare uno specchio. Armeggiò con un secondo paio di cuffie dall'esoscheletro di un verde brillante e le pose sulle orecchie. Gli stramazzi della folla svanirono e fu inondato dai bassi che gli facevano vibrare il petto. Il pezzo che stava passando non era tra i suoi preferiti ma dall'alto della sua auto-proclamazione ad associato del locale era suo preciso dovere dare il via allo sfascio. Rimase sulla piattaforma solo qualche minuto, muovendo la testa a ritmo, dopodiché si tolse le cuffie e si complimentò con il dee-jay augurandogli un buon proseguimento. Hannes lo guardava da lontano e proprio come lui stavano facendo anche parecchi dei presenti. La stragrande maggioranza dei presenti lo conosceva già, Dietrich era una presenza costante lì, non era sabato sera senza di lui. Ma tra la folla c'era qualcuno che non sapeva dare un nome al suo volto, ciononostante ignorarlo era impossibile. Imponeva se stesso emanando un'aura schiacciante.
« Lenhard, chi è quello? » Una ragazza dai lunghi capelli scuri impreziositi da una cascata di brillantini si rivolte al tipo che le stava accanto, biondo, con una cresta morbida che gli si allungava sul collo in ciocche sudate e scomposte, la frangia era completamente collassata e zuppa. Lenhard osservò Dietrich arcuando entrambe le sopracciglia e schiudendo le labbra in un'espressione di totale approvazione.
« Non ne ho idea, è la prima volta che vengo qui. Ma diavolo, non sarà l'ultima. » Esordì urlando per sovrastare la musica. La ragazza annuì convintissima lasciando le iridi sul moro che parlava al dee-jay. I due continuarono a ballare parlottando ancora su quella figura che aveva rapito gli sguardi di gran parte della sala.
Hannes si godeva la scena dell'amico che si metteva volutamente in mostra, perché fare il pavone era la cosa che gli riusciva meglio in assoluto. Si appoggiò alla parete tinta di nero e infilò le mani nelle tasche di un paio di jeans grigi, talmente stretti che non si sapeva bene come aveva fatto a infilarseli. Un contatto estraneo, però, lo fece sobbalzare tanto che gli occhi verdi si sgranarono e voltò il viso immediatamente verso sinistra. La mano di qualcuno si era insinuata sotto la sua canottiera e gli stava accarezzando la schiena nuda. Per una frazione di secondo rimase in una posizione laterale rispetto al suo corpo poi gli si parò davanti, abbracciandolo.
Era claustrofobico, dietro di sé il muro era solido e davanti la strada era sbarrata da un uomo alto il doppio di lui. Si rilassò solamente nell'attimo in cui si rese conto di conoscerlo. Non v'era alcun pericolo, almeno non stavolta. Non era raro ritrovarsi in condizioni simili con perfetti estranei, ma dopo anni ancora non ci aveva fatto l'abitudine e quando accadeva gli mancava il respiro. Dietrich, dalla piattaforma del dee-jay, osservava la scena. Teneva sempre sott'occhio Hannes, come se non fosse in grado di badare a se stesso.
Lui arcuò la schiena per far combaciare il proprio corpo con quello del tipo di fronte e le mani si posarono sulle sue braccia, risalendole fino alle spalle scoperte. Era costretto a guardarlo dal basso, c'erano parecchi centimetri di scarto tra loro. Hannes vantava un bel fisico asciutto e slanciato ma la natura non era stata buona con lui in fatto di altezza, arrivava a sfiorare il metro e settantasette, non di più. In compenso aveva delle belle spalle larghe, derivate da anni di nuoto.
« Speravo ci fossi. » La voce del tipo risuonò nell'orecchio sinistro del più giovane, ad occhio e croce li separavano cinque o sei anni di differenza.
« Non potevo mancare. » Gli rispose Hannes, intrecciando le dita nelle ciocche castane che ricadevano sulla nuca del ragazzo.
« Il tuo amico dov'è? » A quella domanda i suoi occhi si spostarono sulla figura di Dietrich che si stava allontanando dal dee-jay. Aveva indirizzato l'attenzione da Hannes a qualcun altro. Un qualcuno che guardava con una certa insistenza. Non fu in grado di decifrare chi fosse entrato nel suo radar ma non se ne fece un cruccio bensì sorrise e si concentrò nuovamente sul ragazzo che lo aveva incastrato.
« E' impegnato. » Esordì quasi trionfante mentre un sorriso a metà tra il soddisfatto e il malizioso cominciò a increspargli le labbra piene. Gli occhi color miele di colui che aveva di fronte setacciarono quelli verde smeraldo di Hannes. La carnagione olivastra messa a confronto con quella del più piccolo li faceva apparire come panna e cioccolato. Il tipo sorrise di rimando e incurvò appena il busto in avanti per sfiorare con le labbra il collo dell'altro. Ad Hannes scese un brivido incontrollato lungo la colonna vertebrale che gli fece venire la pelle d'oca. Socchiuse gli occhi e allontanò le mani dal collo del ragazzo per posargliele sul petto coperto da una maglietta sgualcita, applicò una minima pressione per distanziarlo da sé.
« Gerhard.. togliamoci da qui. » Non lo stava allontanando, stava semplicemente ritardando la cosa. Non se lo fece ripetere due volte, perse il contatto con il suo fianco con una mano ma non con l'altra, si tirò addosso il rosso e insieme cominciarono a ballare inaugurando la serata.
Dietrich si avvicinò alla scale che in precedenza aveva salito e le ripercorse in senso contrario. Un gradino alla volta, con lentezza flemmatica, tanto da dare ai nervi. Osservava Hannes a intervalli regolari cercando di capire con chi si stesse intrattenendo, quel ragazzo era una peste, riusciva a mettersi nei guai anche rinchiuso in una stanza vuota. Quando riconobbe Gerhard si tranquillizzò, era una sua conoscenza datata e quantomeno affidabile. Non proprio una compagnia esemplare ma nulla di cui preoccuparsi. Li perse presto di vista e poté concentrarsi su altro. Gli occhi gelidi si piantarono su qualcuno in particolare ma da quella distanza era impossibile decriptare il suo sguardo e capire a chi fosse rivolto.
« E' qui. » Qualcuno urlò nella tempesta di musica, suoni e luci che imperversava nel locale.
« Sì, non si lascia scappare nemmeno una serata. » Qualcun altro rispose.
« Meglio per noi. Prima o poi i novizi finiranno e ci degnerà della sua attenzione. » Una ragazza si aggiunse ai due.
« Ma che ha di così speciale? » Domandò il secondo.
« Hai bisogno di un paio d'occhiali? » Lo apostrofò lei.
« E' un montato del cazzo. » Rispose il ragazzo.
« Io vorrei essere montato quanto lui, anzi, da lui. » Il primo riprese parola.
« Si sta avvicinando! » Trillò la ragazza, squillante come un campanello in piena notte, ma riuscivano a sentirla solo coloro che le stavano direttamente accanto.
Dietrich si immerse nuovamente nella folla, non badava molto a chi gli stava attorno. Era alla ricerca della persona che aveva visto dall'alto. Passò vicino a un gruppetto che gli stava lanciando sguardi eloquenti ma il moro non fece altro che un vago sorriso di circostanza in direzione di uno dei due ragazzi che ne facevano parte. Neppure guardò l'unica donna presente, stretta in un vestito giallo canarino che la faceva apparire come un uccello in gabbia.
« Ti ha guardato! » Annunciò lei, al settimo cielo per l'amico al quale Dietrich aveva sorriso. « Vedrai che entro la fine della serata torna! Oddio, sono così felice per te, ma anche un po' invidiosa. Poi devi raccontarci tutto, voglio i dettagli per filo e per segno. Anzi, se puoi registra tutto! » Parlava a raffica e risultava fastidiosa con la sua voce stridula, resa tale da un eccesso di ormoni nel sangue, probabilmente.
« Calmati! Non registrerò proprio niente perché non verrà. Guarda, si sta allontanando. » Il tipo indicò il moro con un cenno della mano proprio nel momento in cui stava voltando le spalle ai tre.
Continuò a camminare con gli occhi assottigliati e l'espressione concentrata, era alla ricerca di una canottiera blu e di una cresta bionda. Certo che riuscire a recuperare qualcuno in quel macello era una vera e propria impresa. Se ce l'avesse fatta avrebbe preteso l'oscar.
« Sta venendo verso di te, sii disinvolto. » Lenhard non riusciva a capire ma sicuramente la tipa, che nemmeno conosceva bene, si stava sbagliando di grosso.
« Chi? E che significa "sii disinvolto"? » Diede voce ai suoi dubbi corrugando la fronte, subito dopo tentò di voltarsi per poter inquadrare il soggetto della frase della donna. Lei allungò una mano al suo viso e glielo fece girare nuovamente verso di sé.
« Non guardare! Il tipo che stava sulla pedana. Sta venendo qui. » Riusciva a stento a contenere l'entusiasmo. Anzi, non ci riusciva affatto, e lanciava al moro sguardi e sorrisi vari.
« Perché tu puoi guardarlo e io no? » Rimbrottò Lenhard osservando l'altra. Vide distintamente il suo cambio d'espressione, il sorriso che si allargava per poi congelarsi. Si immobilizzò nel momento in cui sentì qualcuno appoggiarsi alla sua schiena. Ecco perché odiava quei posti, tutti credevano di avere il diritto di ballarti addosso. Non capì, non subito. Sgranò gli occhi ma non fece nemmeno in tempo a girarsi perché un paio di mani gli stavano afferrando i fianchi. Continuava a ballare per forza d'inerzia e il ragazzo dietro di lui sincronizzò i loro movimenti mentre gli arti che dapprima lo avevano afferrato scivolavano lungo il basso ventre. In quel momento fece due più due e l'espressione attonita della ragazza fu la conferma. Sollevò il capo reclinandolo un po' all'indietro. Gli occhi castani di Lenhard si scontrarono con quelli ghiacciati di Dietrich, mentre i loro corpi continuavano a muoversi appiccicati. Si rese conto solo in quell'istante della sua effettiva altezza, c'erano una decina di centimetri di differenza. Il moro sorrise con un solo angolo delle labbra, dopodiché si chinò sul suo orecchio.
« Ti disturbo? » Domandò, ma era una frase buttata lì. Il biondo si fece accarezzare dal suo respiro ed esattamente come un gatto prese a strusciarsi addosso a lui, disinibito, come se fossero stati soli. A Dietrich la cosa strappò un nuovo sorriso, dai tratti vagamente sinistri. Era il sorriso di chi aveva in mente nulla di buono.
« No. No no. » Rispose quello dopo essersi schiarito la gola dallo stupore, sentiva la lingua appiccicata al palato. Il petto del moro era bollente, o forse era la sua schiena ad andare a fuoco per quel contatto.
« Non ti ho mai visto qui. » Continuò lui lasciando una mano sul suo ventre mentre l'altra viaggiava lateralmente lungo la coscia.
« E' la prima volta che vengo. » Spiegò annuendo lievemente. Il moro sorriso di nuovo.
« Ti andrebbe di venire una seconda? » Chiese enigmatico. Il biondo lo guardò sbattendo una volta di troppo le palpebre.
« Certo, verrò sicuramente! » Non aveva proprio capito le reali intenzioni di quel tipo e ciò che si celava dietro le sue parole. Quando comprese sentì lo stomaco cadere per terra e poi schizzargli in gola, avrebbe potuto vomitare da un momento all'altro. Prese un bel respiro e cercò di calmarsi maledicendosi mentalmente. L'ingenuità di Lenhard fece brillare qualcosa nel profondo delle pupille di Dietrich.
« Sicuramente. » Ripeté lui, quasi schernendolo.
Il biondo continuava a osservarlo, rapito. Il suo viso aveva lineamenti affilati, così come gli occhi leggermente truccati di nero. Erano freddi come il ghiaccio e il colore era talmente chiaro da risultare innaturale. Un paio d'occhi del genere li avrebbe visti bene solamente in un film horror. Aveva lunghi capelli neri che facevano a botte con la pelle diafana, una frangia morbida e sfilzata gli si adagiava sulla fronte e correva giù lungo la guancia destra, arrivava alla clavicola e scendeva oltre. Era tinta di un blu elettrico che alle luci della discoteca si illuminava, la punta era sfumata di verde. Il lato opposto del capo era corredato di cinque trecce che gli correvano in orizzontale sul cranio, come quelle degli africani, e ricadevano sulla schiena. Una serie infinita di piercing sul viso, Lenhard riuscì a contarli. Due cerchietti erano ai lati opposti del labbro inferiore. Un altro sul lato sinistro di quello superiore. Il septum al naso e l'immancabile bridge che in quel periodo andava tanto di moda seppur, si dicesse, faceva storcere gli occhi. Le orecchie non mancavano di nulla, anche quelle erano un tripudio di metallo con tanto di dilatatori opalescenti. Sul suo petto svettava l'inchiostro di una serie di tatuaggi intricati, e nel momento in cui parlò Lenhard fu in grado di notare che aveva anche il piercing alla lingua.
Gli occhi del gruppetto che era attorno al biondo erano tutti puntati su loro due, ma Dietrich sembrava non badarci affatto, afferrò la mano del ragazzo e si distanziò dal suo corpo per condurlo attraverso la folla, strappandolo agli altri senza neppure chiedere il suo consenso. Dietrich non aveva bisogno di chiedere, tutto gli era dovuto. Il biondo lo seguì guardandogli la schiena.
« Dove lo sta portando? » Chiese stizzita la tipa che prima era con lui al resto della combriccola.
« In paradiso. » Rispose un altro che non faceva parte del gruppo ma era riuscito a sentire la domanda. Parlò guardando i due che si allontanavano. Lei cercò il ragazzo che le aveva dato una risposta tanto stupida, ma l'espressione seria di Hannes lasciava intendere che probabilmente aveva ragione. Dietrich cercò l'amico nella folla proprio nel momento in cui si stava rivolgendo alla ragazza, e continuò a guardarlo.
« Uno come lui può portarti solo a fanculo. » Era evidentemente offesa per non essere stata considerata. Hannes sorrise e scrollò le spalle.
« Uno come lui può portartiovunque desideri andare. »
