Memorie Di Un Bardo

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Quando si torna da una missione, di solito, ci sono due cose fondamentali da non scordare mai: il ritiro del denaro e la baldoria che ne consegue. I miei compagni, solitamente, hanno un'ottima memoria per queste cose. Andammo a spendere il guadagno di quell'ultima missione ad una delle taverne più note del Regno di Lot: il Red Inn. Prendemmo un tavolo separato rispetto al marasma, tenendoci in disparte da ubriaconi indiscreti. Ordinammo una pinta di birra per ognuno. Eravamo tutti felici del risultato ottenuto dall'ultima avventura: consisteva nel salvare una città da un gruppo di banditi, che la rapinavano ogni singolo giorno.

Quando arrivò da bere, guardai un attimo i miei compagni: eravamo disposti su quella rozza panca di legno in due file da tre. Davanti a me, Ejah mi fissava con i suoi occhi gialli. Lei era la leader del gruppo, silenziosa e calcolatrice, bella nella mente come nel corpo, capace di ammaliare anche l'uomo più misogino di tutta Demeria, riusciva a farsi rispettare da chiunque. I suoi capelli, biondi come il grano, scendevano delicati fino al seno, cinto da un corsetto nero che la copriva fino alla cinta. Sulle spalle, un mantello rosso come il sangue le avvolgeva la schiena, dando alla sua figura un aspetto regale. Quando beveva, sorbiva dal boccale piccoli sorsi, tenendo costantemente la postura dritta e lo sguardo atto a controllare che nessuno di noi esagerasse.

Alla sua destra, Rohan, detto l'Attraversanotte, divorava un cosciotto di pollo con tutta la voracità possibile. Non era umano, ma dragonide. La sua pelle squamosa di colore argenteo era lasciata libera all'aria, senza che vestiti o altri abiti invadessero la sua libertà.
Solo un mutandone in pelle di orso e degli stivali di uguale fattura li coprivano, rispettivamente, intimo e piedi. Mangiava con furia selvaggia tutto il cibo che gli capitava sotto tiro. Era veramente volgare, ma, almeno per questa volta, era parzialmente giustificato: tra tutti, era stato quello che più aveva contribuito alla protezione del gruppo.

-Mangia più piano!- esclamò Horner al suo fianco, con la voce otturata dalla sciarpa che copriva naso e bocca. Da quando ho memoria, non l'ho mai visto senza quella sciarpa che gli copriva il volto: l'unica cosa che di lui riuscivo a vedere erano gli occhi verdi smeraldo e i capelli corti e neri. Indossava un abito bianco a righe nere, che copriva le mani con delle grosse maniche. Due piccole corna affusolate spuntavano dalla fronte.

-Lilith, mi passi il pane?- chiesi alla ragazza in fondo, alla mia sinistra. Lei, che rideva come una bambina davanti allo spettacolo di Rohan, tracannava la birra come se, in tutta la sua vita, non avesse mai bevuto. Con mano titubante, prese del pane e me lo passò. Accompagnai esso al brodo di funghi e salsiccia che l'oste mi aveva servito. Lilith, nel frattempo, passò la mano scura tra i suoi capelli corvini, come per sistemarseli. Devo ammettere che, per essere una serata tra amici, era vestita in maniera molto elegante, raro per una ex generalessa dell'esercito Ordas.

Al mio fianco, Astra mangiava timidamente un piatto di spaghetti di grano scuro conditi con sugo, carne di manzo e formaggio. I capelli, raccolti in una crocchia bionda, scendevano giù insieme alla testa, nel tentativo di prendere in bocca lo spaghetto che scappava dalle bacchette.

Era, insomma, una giornata tranquilla, forse fin troppo. Nessuno poteva prepararci all'arrivo di un messaggero agitato. Era un ragazzo giovane, che probabilmente non superava gli undici anni. Indossava una casacca verde, il cui logo, un drago rampante, capeggiava in rosso al centro del petto. Stringeva con le mani la tracolla della sua bisaccia, come se temesse che qualcuno potesse rubarla. Con gli occhi scattanti, passava lo sguardo al nostro tavolo, cercando chi, tra noi, fosse il capo.

Ejah rispose allo sguardo, facendo cenno al nuovo arrivato: -Serve qualcosa?-
-Siete per caso il capitano Ejah, baronessa del Contado di Luna?-
-Chi mi cerca?-
Il ragazzo ficcò una mano nella bisaccia di pelle ed estrasse un rotolo di pergamena che recava, sul sigillo cerato rosso, un'aquila bicefala che mordeva delle catene legate agli artigli.
-In questo lavoro non si fa mai pausa, eh?- disse Ejah cercandosi nelle tasche un sacchettino che, poggiato nella mano del ragazzo, tintinnò pesantemente: -Comprati da mangiare-
Lui, di contro, si allontanò verso il bancone.

H.A.N.A.🌺Stories to obsess over. Discover now