Entro nel locale di LoDo dove si sono riuniti questa sera i miei amici. È carino, ha un suo fascino. È piuttosto rustico, ma non trascurato. Attira più che altro motociclisti durante il giorno, ma nel weekend non mancano giovani amanti di buona musica e cocktail retrò. Guardo per un attimo il mio body aderente come una seconda pelle e i miei shorts di jeans. Mi piace un sacco l'abbinamento e mi sento a mio agio, quindi chissenefrega se non è l'abbigliamento più adatto al luogo. Sorpasso il bodyguard che mi squadra cercando di individuare se sia una minaccia o meno e mi levo il giubbotto di pelle nera. Si sta bene qui dentro. È molto affollato. Gente di ogni tipo invade i tavolini e l'area bigliardo. Questo locale è in classico stile americano. Io vengo dall'Italia, perciò non sono abituata a questo genere di pub, ma devo dire che mi piace molto l'atmosfera che si respira. Vecchia musica rock risuona dalle casse, mentre sul palco una band si esibisce. Niente male. Sono un'amante del genere e apprezzo chi sa replicarlo bene. Individuo subito i ragazzi ai tavoli da biliardo, tutti con una birra in mano, mentre giocano e osservano lo spettacolo. Fanno parte di un gruppo del genere pure loro. Ogni tanto gli do anche una mano. Mi è sempre piaciuto cantare e quando me lo permettono partecipò alle prove pure io. Ruoto sulle mie scarpe alte in direzione del bar, sapendo già di trovarci le mie amiche. E infatti, le scorgo subito circondate da un mare di ragazzi che cercano di attirare la loro attenzione. Sono entrambe molto belle. Alice è bionda e alta, con delle gambe chilometriche e indossa un tubino aderentissimo nero che le illumina la carnagione chiara. Amber ha i lunghi capelli di un particolare rosso fucsia che le dona un'aria da bambolina, aiutata anche dal vestitino rosa tenue a bomboniera. Sono come il giorno e la notte, anche caratterialmente. Ma hanno stregato entrambe due membri della band, nonché miei amici. Alice è la più decisa ed esuberante e non poteva fare a meno di accaparrarsi il front man del gruppo. Jax é l'idolo delle folle, specialmente quelle femminili, ma è completamente perso per la mia logorroica dispotica amica. Amber invece è dolce e pacata e pensa sempre prima al prossimo che a sé stessa. Lei ha completamente stregato il batterista Kolt, un tipo più burbero che sta un po' sulle sue, ma che si scioglie ogni volta che posa gli occhi sulla sua ragazza. Sono così teneri e smielati insieme quei due, che solo a guardarli a volte mi viene la nausea. Già, perché io non credo nell'amore. Non ho mai trovato nessuno che mi facesse provare quel genere di sentimenti fin'ora. Sono libera e felice. Non c'è spazio nella mia vita per un'altra complicazione. Sono scappata da tutti i problemi che mi circondavano a casa in Italia e ora non ho proprio voglia di ricaderci. Per fortuna per ora è andato tutto per il meglio. Sono una ragazza tranquilla. Certo, amo uscire a divertirmi, ma non disdegno nemmeno una calma serata sul divano. Diciamo che io sono un po' una via di mezzo tra le mie due amiche. Sono determinata e piuttosto severa quando serve, ma ho un cuore anche io. E mi preoccupo sempre per gli altri, forse più di quanto dovrei a volte. Dicono che sembro innocua a prima vista, ma quando esce fuori la vera me, si capisce subito che ho un bel caratterino. E io non posso dargli torto. È per questo che io sto meno simpatica alla gente del mio caro fratellino. Lui ha due anni in meno di me, ma sembriamo gemelli per quanto siamo legati. Certo, a volte vorremmo strozzarci a vicenda, ma ci vogliamo molto bene. È il mio migliore amico e confidente. A lui dico tutto, anche ciò che non direi mai a quelle due. Forse perché tra noi c'è un'intesa speciale e non posso fare a meno di sentirmi estremamente fortunata per questo. Lui è molto più espansivo e socievole di me. Va d'accordo con tutti e ha un fascino particolare che non riesco a spiegarmi, per cui tutti quelli che ci parlano si ritrovano con gli occhi a cuoricino. È scandaloso. Soprattutto la reazione che hanno le vecchiette. Quando le vedo sciogliersi davanti al suo bel faccino e fare tutto quello che vuole lui, rimango sempre più convinta che non ci sia giustizia nel mondo. Io riesco a convincere solo i bambini e il genere maschile con la mia faccia da cucciolo. Lui invece ha potere su qualunque persona. È fantastico guardarli andare nel panico di fronte a lui però. Dicono che ci assomigliamo anche nell'aspetto, ma non secondo me. Io ho occhi e lunghi capelli castani che mi cadono sulle spalle in onde accennate. Lui invece ha gli occhi verdi, anche se lui sostiene siano azzurri e questo è sempre stato motivo di battibecchi tra di noi visto che mi piace un sacco infastidirlo, e capelli biondo scuro. Nonostante sia più piccolo, poi, è molto più alto di me, perciò non vinco più una lotta da quando ha cominciato le superiori, ma questo non mi ha dissuaso dal provarci. Credo che il suo fascino sia quasi tutto merito delle lunghe ciglia e di quel sorrisetto pieno di fossette. Un tratto che abbiamo in comune tra l'altro. Quindi forse è il fatto che sia il chitarrista della band a giocare in suo favore. Sta di fatto che è un rubacuori, anche se l'ho educato bene e punta solo a ragazze per bene. Dopo che le ho approvate io ovviamente. Raggiungo le mie amiche al bancone. Alice mi saluta con un bacio, esuberante come al solito. -Ciao tesoro, ce ne hai messo di tempo a raggiungerci!-, dice quasi urlando con un bicchiere in mano. Mi sporgo a salutare anche Amber con due baci sulle guance in puro stile italiano, cosa che un tempo trovavano bizzarra, ma poi ci hanno fatto l'abitudine. -Ciao ragazze. Allora come sta andando la serata?-, domando sedendomi alla sinistra di Amber, su uno sgabello vuoto. -Wow, che botta di vita Rachele! Sembra ti sia morto il gatto. Vero Amber?-, mi prende in giro Alice dando di gomito all'altra che la guarda subito con disapprovazione. -Alice! Non dire così. Magari non è in vena di fare baldoria stasera. Non siamo mica tutti caffeinomani come te.-, mi difende cercando di essere severa, ma non le riesce. Ha gli occhi talmente grandi e dolci da non riuscire a prenderla sul serio quando ci rimprovera. Ho già detto che sembra una bambola? Ecco appunto. Alice gira gli occhi scuri all'insù, ma non aggiunge altro. E io mi metto a ridere. È incredibile che queste due vadano d'accordo. -Beh, adesso ci pensiamo noi a rallegrarti la giornata...-, si volta e urla al ragazzo dietro al bancone- Barista un altro giro per noi e ....-, guarda verso di me -tu che prendi?- Io osservo i loro bicchieri. -Voi cosa avete scelto?-. -Vino e un daiquiri.-, mi risponde Amber. Faccio una faccia leggermente schifata. Su cibo e bevande viene fuori inevitabilmente il mio lato italiano. Il vino qua fa schifo e io sono abituata a tutt'altro genere di drink. Cavolo, siamo la patria dello Spritz! Mi guardano tutti in attesa e io non so che fare. Non ho voglia di bere birra. -Io ho un'idea...-, mi ammicca d'un tratto tutta allegra Alice, segno che ha escogitato un piano che non mi piacerà per niente. Infatti si volta verso il barman e gli fa gli occhi dolci, -Perchè non fai tu qualcosa a sorpresa per la mia amica?-, gli propone neanche ci fosse in palio una notte con l'amica in questione, che poi sarei io. La fulmino con lo sguardo. -Eddai Alice, lo sai che non mi piacciono questi cocktail. Dai, veramente, non prendo nulla va bene così. Non ho proprio voglia di bere un discutibile intruglio americano solo per farti piacere.-, mi lamento sapendo già come andrà a finire se le do corda. -Un discutibile intruglio americano?-, ripete una voce profonda dall'altra parte del bancone. Quasi mi ero dimenticata del barista in attesa. Fin'ora non l'ho degnato nemmeno di uno sguardo, troppo presa a battibeccare con la mia amica. E quando mi volto verso di lui... Beh mi rendo conto dello sbaglio madornale. Perché cavolo, non è niente male! -Si.-, confermo con un'alzata di spalle. Lui alza un sopracciglio. -Non nel mio bar tesoro.-, ribatte atonale, come se stesse continuando a parlare con me solo perché costretto. Faccio un sorrisetto. Non vuole parlare con me? Be', peccato! Prendo fiato e mi preparo a sfinirlo con le mie chiacchere. Sono bravissima a recitare e ora farò finta di essere talmente logorroica da sfinirlo completamente. È quello che si merita. Ma vengo subito fermata da Alice, che intuisce i miei piani e interviene a salvare il povero ragazzo ignaro di chi ha sfidato. Mi posa una mano sul braccio e si volta verso di lui sbattendo le ciglia mentre io la fulmino con lo sguardo. -Perché non le prepari qualcosa che le faccia cambiare opinione?-, detto questo gli sgancia una banconota e si gira a minacciarmi con lo sguardo di chiudere la mia dannata bocca e lasciar perdere. I nostri occhi si incastrano in una lotta silenziosa esprimendo il nostro disaccordo a vicenda finché Amber non si schiarisce la voce, bloccata in mezzo a noi due. Ci interrompiamo appena in tempo perché io possa afferrare il mio drink dal barista tenebroso. -Ehi bimba, non si saluta?-, mi chiede una voce alle mie spalle. -Tyler!-, ruoto di scatto sulla sedia ritrovando il sorriso mentre mi getto tra le braccia del biondino. È il bassista della band, uno dei migliori amici di mio fratello e ha un debole per me da sempre. -Piccola era ora che arrivassi a farmi compagnia, questi qua sono noiosi da morire!-, dice abbracciandomi, indicando il lato del bar dove sono rimasti gli altri che nel frattempo hanno iniziato a raggiungerci. Lo guardo dal basso. Eh sì, questi ragazzi sono tutti più alti di me, nonostante siano più piccoli. -Anche tu mi sei mancato. Balliamo?-, cerco di convincerlo con uno sguardo da cucciolo. -Certo principessa, per te questo ed altro.-, esclama prendendomi per mano e facendomi fare una giravolta. Rido perché siamo davvero impacciati, lui con una birra in mano e io con il mio bicchiere stracolmo cercando di non rovesciarli. Iniziamo a scatenarci sulla pista da ballo, mentre anche gli altri ci raggiungono salutandomi e mi diverto da matti a improvvisare passi con tutti loro. Due o tre volte, poi, mi ritrovo a posare lo sguardo sul bancone del bar, nella confusione di corpi accaldati, e potrei giurare che l'arrapante barista mi stia osservando il sedere. Un sorrisetto divertito si fa strada sulle mie labbra, mentre vedo un ragazzo seduto su uno degli sgabelli di fronte a lui dargli una gomitata per richiamare la sua attenzione e prenderlo in giro. È figo pure lui, ma è troppo pieno di tatuaggi per essere il mio tipo. Preferisco di gran lunga il suo amico. Li sto ancora guardando, quando il barista si volta di nuovo verso di me e incrociamo gli sguardi. Wow. Una scarica di adrenalina mi pervade la spina dorsale e mi sento subito più viva. Il nostro contatto visivo e l'alchimia che si è creata, vengono d'un tratto interrotti da Ty che mi fa di nuovo girare su me stessa in un passo di danza che mi fa atterrare tra le sue braccia. Quando riesco a liberarmi vago involontariamente con gli occhi verso quello sguardo magnetico, ma lui non mi sta più osservando, intento a servire delle altre ragazze che se lo stanno divorando con gli occhi. Che schifo. Una delle due cerca di fare scendere ancora di più la scollatura sul seno, mentre l'altra si attorciglia una ciocca di capelli sul dito facendo scoppiare le bolle che crea con il suo dannato chewing-gum. Che sfacciate! Bevo l'ultimo sorso del mio drink, che non era niente male, e avviso gli altri prima di farmi largo tra la folla per andare al bagno. In diversi si offrono di accompagnarmi ma non voglio distoglierli dal divertimento, perciò mi dirigo da sola verso il piccolo corridoio dalla parte opposta del bancone. Per fortuna c'è solo un'altra ragazza in coda prima di me, perciò riesco a fare tutto in breve tempo. Esco pronta a tornare in pista per salutare tutti e tornare a casa. Ora che mi sono fermata mi è piombata tutta la pesantezza della giornata addosso. È stata una lunga giornata e sono già le tre del mattino e i miei piedi sui tacchi dodici mi stanno già pregando di dargli tregua. Tutti i miei piani però vengono interrotti da un energumeno che mi si posiziona davanti sbarrandomi la strada. -Permesso.-, provo a dire cercando di sorpassarlo. Ma lui allunga un braccio fino a toccare la parete e arresta la mia avanzata. Lo guardo scocciata con un sopracciglio alzato. -Levati e fammi passare. Subito.-, lo minaccio cercando di stare calma e non cedere del tutto alla rabbia. -E no dolcezza, non ne ho proprio voglia. Sai invece di cosa ho proprio voglia? Di divertirmi un po' con te. Che ne dici eh?-, ammicca con un sorrisetto disgustoso. Gli faccio un sorriso finto e gli rispondo per le rime. -Dico che ora ti levi dalle palle o i bei vecchi tempi in cui riuscivi ancora a soddisfare una donna rimarranno solo ricordi. Capito?-, lo minaccio cercando di fargli capire quanto io sia decisamente seria. Sono una ragazza e posso sembrare particolarmente innocua visto la mia aria da angioletto, perciò non mi stupisce che il coglione qua davanti non mi prenda sul serio. -Si dolcezza, credici. Ora perché non vieni con me che ti faccio vedere io come soddisfo le belle bambole?-, cerca di afferrarmi mentre mi supera in direzione del bagno. Ma io sono più veloce di lui e gli tiro un cazzotto in faccia senza farmi pregare. È molto più grosso di me, perciò so che questo non basterà a salvarmi, infatti appena si accascia frastornato visto che non si aspettava questa mia reazione, gli pesto un piede con il mio tacco a spillo e gli assesto una bella ginocchiata nelle palle. Io l'avevo avvisato. È da quando sono piccola che prendo lezioni di autodifesa e poi... Beh ho un fratello cavolo! Ovvio che sia abituata a fare a botte. Mi massaggio la mano dolorante e alzo lo sguardo, notando solo ora due figure uscire da una porta in fondo al corridoio. Si dirigono a grandi passi verso di noi e osservano la scena con sguardo corrucciato. Uno di loro è il barista che mi ha servito da bere, l'altro indossa un completo nero e ha l'aria minacciosa, perciò presumo sia uno dei bodyguard del locale. -Portalo via e insegnagli la lezione. Non voglio che si riavvicini al mio bar.-, ordina il barman all'altro, che subito strattona il tipo che ha cercato di aggredirmi e lo trascina verso l'uscita suppongo. Non lo so perché mi concentro sul bel tenebroso di fronte a me che mi guarda con quegli occhi penetranti. Li ga scorrere su tutto il mio corpo, forse per individuare qualche segno che indichi che sono ferita, ma per fortuna non ne trova. Riporta lo sguardo ad incrociare il mio e mi prende la mano ammaccata con cui ho sferrato il gancio. -Vieni, dobbiamo metterci del ghiaccio.- Detto questo mi conduce verso una porta, posta dall'altro lato del corridoio rispetto a quella da cui sono usciti prima, che scopro essere una specie di dispensa. Prende del ghiaccio da una macchina e lo avvolge in un panno che prende da un altro cassetto e me lo posa sulla mano. -Non dovresti andare in giro da sola.-, mi rimprovera. Alzo le sopracciglia. -So difendermi benissimo da sola.-, ribatto fiera. -Ho visto. Si stava rialzando e non avresti avuto abbastanza tempo per scappare. Avrebbe potuto finire molto male per te.- -Ma non è successo.-, lo sfido. Chi si crede di essere? È vero è intervenuto prima che la situazione potesse peggiorare, ma io avevo già tutto sotto controllo. Scuote la testa ma non aggiunge altro. -Devo tornare dai miei amici, si staranno chiedendo dove sono finita.- Lui toglie il ghiaccio e mi lascia la mano, mentre fa solo un piccolo cenno con la testa. Mi dirigo verso la porta e la apro, ma poi ci ripenso e mi volto indietro. -Grazie...-, lo guardo in attesa. -Asa.- Sorrido. -Grazie Asa.- E detto questo ritorno dalla mia banda di squinternati e inizio a salutarli tutti uno per uno. Una volta terminato, mi dirigo al guardaroba e ritiro la mia giacca di pelle. La indosso e supero le guardie alla porta nella direzione opposta questa volta, uscendo nell'aria fresca della notte. Sorrido verso il ragazzone che ha buttato fuori dal locale il viscido di prima e mi incammino sul marciapiede deserto. Tolta l'ultima parte, dopo tutto non è stato terribile come venerdì sera. -Cosa non hai capito del fatto che non devi andare in giro da sola?-, una voce, la sua voce, mi ferma interrompendo i miei pensieri. Mi blocco e mi volto con un sorrisetto che so essere irritante verso il barista che mi ha seguita fin fuori al suo locale. -Io non faccio mai quello che mi viene detto.-, ribatto ammiccante. -L'ho notato. Di questo passo troveranno il tuo cadavere in qualche vicolo di Denver molto presto.-, risponde sarcastico. Il mio sorriso si allarga ancora di più. Probabilmente ha ragione, ma non voglio di certo che lo sappia. E poi sarà che sono abituata alle tranquille cittadine italiane dove non succede mai niente, ma non mi sembra il caso di fare questioni di stato se raggiungo la mia macchina o il bagno da sola. -Come mai ti preoccupi per me?-, lo stuzzico mentre riprendo a camminare verso la traversa dove ho parcheggiato. -Sei una cliente e ti hanno appena aggredita nel mio locale. È normale che io voglia assicurarmi che tu stia bene no?- -Certamente. Come priva volevi solo verificare coi tuoi stessi occhi che il mio sedere si trovasse sempre allo stesso posto.-, ribatto sfidandolo mentre continua a seguirmi. -E comunque non mi hai detto se il tuo drink ti è piaciuto.-, cambia discorso lui. Mi fermo di nuovo e lo osservo. -Ho bevuto di meglio.-, mento cercando di rimanere indifferente. In realtà quel cocktail mi è piaciuto, tanto. È il suo turno di guardarmi con sarcasmo. -Davvero? Io non credo proprio.- È davvero irritante. Sembra molto sicuro di sé e delle sue abilità da barman. Riprendo a camminare ignorandolo, ricordandomi ad un tratto che devo attraversare per raggiungere la mia macchina. -Ehi, ma che fai?-, mi blocca afferrandomi un braccio prima che possa partire e raggiungere l'altro lato della via. -Non puoi attraversare senza semaforo, è un suicidio.- Ruoto gli occhi. -Oh andiamo, non dirmi che non l'hai mai fatto. È notte, non c'è nessuno, non può capitarci nulla.- -Tu sei pazza, hai già rischiato prima. Non voglio essere costretto a salvarti un'altra volta.- Alzo le sopracciglia. -Senti, io vengo dall'Italia e l'ho fatto mille volte, lì non rispettiamo mai le regole, perciò ora smetti di fare la palla al piede e vieni a infrangere qualche codice con me. Ti assicuro che per una volta non morirai e nessuno dovrà salvare nessuno.-, detto questo mi volto e afferrando il suo di braccio, lo trascino dietro di me mentre attraverso correndo la strada fuori dalle strisce pedonali. Mi fermo appena raggiungo l'altro marciapiede e mi volto verso di lui ridendo. E lui, beh, mi guarda come se fossi pazza. E come dargli torto? Sono così, mi piace essere libera. E soprattutto, nessuno può dirmi cosa fare. E se qualcuno ci prova, è giurato che io farò l'opposto di quello che vuole. Lo lascio lì impalato ad osservarmi incredulo e ricomincio a camminare verso la mia auto che riesco già a vedere tra le altre. Deve essersi riscosso ad un certo punto, perché mi raggiunge. -Cazzo, io non ho mai rispettato le regole, ma porca miseria tu vuoi proprio morire prima dei trent'anni.-, esclama un po' frastornato. -Non ho intenzione di vivere una vita piatta e studiata nei minimi dettagli dagli altri per me. Per questo sono andata via dall'Italia e ora che sono qui voglio godermi l'adrenalina del momento. E poi, giusto per rassicurarti, sono comunque molto responsabile e ho imparato l'autodifesa, perciò non hai nulla di cui preoccuparti Asa.- Scuote la testa ancora incredulo, a quanto pare non sono riuscita a convincerlo del tutto. Mi fermo davanti alla mia amata macchinina e mi volto di nuovo verso di lui. -Sono arrivata. Visto che non mi è successo niente?-, lo prendo in giro. -Già, io invece penso di aver perso dieci anni di vita a vederti correre in mezzo a quella strada.- Rido. Forse sono davvero pazza, ma mi sono fatta una promessa. Voglio vivere, vivere davvero. -Beh, grazie di essere stato il mio angelo custode Asa.-, ammicco. -Perché non mi dici almeno il tuo nome, così quando lo sentirò al telegiornale saprò che sei tu quella di cui stanno parlando?-, alza un sopracciglio. Rido di gusto. -Questo è in assoluto il peggior tentativo di rimorchio che abbia mai sentito!-, ribatto divertita. -Non è un tentativo di rimorchio, fa solo parte del mio lavoro come angelo custode.-, risponde cercando di rimanere serio. -Oh be' se è così allora... Sono Rachele. E mi piacciono lo Spritz e il vino italiano, prendi nota.-, sorrido. -Dovresti chiamarmi, magari potremmo infrangere altre regole insieme.-, ammicco aprendo la portiera dal lato del guidatore. -Il tuo numero?-, blocca la porta mentre mi accomodo sul sedile. -Non ti aspetterai mica che te lo dia così?-, mi fingo scandalizzata posandomi una mano sul petto. -Trova il modo di averlo e potrai continuare ad essere il mio angelo custode.-, detto questo metto in moto e lui mi lascia andare mentre sul suo volto vedo mille emozioni diverse susseguirsi confuse. Sarà divertente. Questo è l'unico pensiero che mi invade mentre raggiungo il mio appartamento e mi preparo a dormire. Eh si, niente male come venerdì sera!
______________________________________ Ciao a tutti! Ecco a voi Asa ;)
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