VI

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New York, Sabato.

Una luce accecante mi sveglia, e subito capisco di non essere in casa mia. Mi guardo attorno e vedo una ragazza ed un ragazzo che dormono di fianco a me, nemmeno li conosco. Casco per terra allontanandomi, grazie al cielo non si svegliano, e solo quando mi alzo vedo le loro nudità.
Affanno nel cercare i miei vestiti col cuore in gola, maledetto quel ragazzo di ieri sera chissà cosa mi ha fatto!
Mi sono fatto vedere da estranei, non sono rimasto a casa per aspettare Helen, è tutta colpa mia.
Una volta vestito prendo le chiavi della porta d'ingresso da un comodino e la apro, correndo via come una gazzella. Appena esco il cielo freddo del mattino mi punge, mi spinge via da quella casa. Non so nemmeno dove mi trovo e senza Helen posso combinare tanti guai. Il telefono squilla stanco per l'ennesima volta, e finalmente rispondo.
«Robert! Ma dove sei stato? Va tutto bene?!» sorrido con le lacrime agli occhi appena sento la sua voce soave, cadendo a carponi sul marciapiede invaso dalla felicità. «Ciao Helen, mi sei mancata», mormoro gioioso sentendola sospirare sollevata, ed è il respiro più bello del mondo.
«Dimmi dove sei che ti vengo a prendere...» mormora ancora spaventata «Ehm, leggo Time Square qui».
Non mi risponde nemmeno e chiude la chiamata, vorrei cercare la mia casa ma non voglio disobbedire ad Helen, mai più lo farò. Tra la gente che passa vedo una signora, la quale incrocia il mio sguardo, e subito sorrido senza motivo. Sento un calore piacevole al petto, quasi questi rumori non mi fanno impazzire, sembra tutto più bello e semplice. Appena prosegue per la sua strada la mia condizione mentale mi acceca, e tutto torna incasinato come prima.
Quei pochi secondi di benessere erano bellissimi, ma non ho visto nessuna rondine volare in cielo. Quando quella signora mi ha guardato all'improvviso non ho più avuto paura di essere abbandonato.
Provo a cercarla per la piazza ma sembra sparita, e la mia ricerca termina molto presto appena Helen mi si piazza davanti. La guardo e la abbraccio cercando di rincorrere quel sentimento magnifico che la signora mi ha dato, felice di essere finalmente salvo.
«Non andartene mai più via senza avvisarmi okay?» mormora posando il mento sulla mia spalla, ed io non voglio più deluderla. «Verrò con te in Inghilterra?» ella annuisce sorridendo, prendendomi a braccetto. «Vieni, casa non è lontana», attraversiamo strade e isolati; Helen giudica con lo sguardo ogni persona che si allontana appena degli scatti di rabbia improvvisa mi logorano, e lei mi difende. Nessuno si sarebbe mai avvicinato a me, nemmeno la persona più gentile del mondo, ma lei sì. Lei è qui con me, nonostante tutte le delusioni, nonostante tutte le volte in cui ho minacciato di uccidermi, o quando facevo il pazzo appena mi lasciava per andare a scuola.
Tutto si amplifica ed il cielo si tinge d'azzurro appena la signora appare davanti a noi, ma soltanto io la vedo a quanto pare. Sorrido e stringo a me Helen, tenendo lo sguardo sulla donna che mi guarda e fa sorridere anche le persone attorno a lei. «Non parlare, la Felicità non è nelle bocche ma nei cuori», la sua voce è quasi angelica, mi fa vedere la bellezza di ogni cosa. Grazie a lei riesco a vedere la seconda faccia delle cose che di solito mi danno fastidio, come le campanelle dei negozi, la gente che sfiora Helen per sorpassarla, i cani che abbaiano. Con lei il tragitto verso casa sembra interminabile ma diavolo se è bellissimo camminare senza la paura di morire.
«Andiamo a prenderci qualcosa da mangiare, è meraviglioso!» dico euforico guardando la mia eroina, la quale sorride stranita e divertita, acconsentendo. Lei non lo sa ma stiamo seguendo la rondine che non ha ali né è un uccello primaverile, non lo so nemmeno io cosa sia.
Prendiamo dei corn-dog ed Helen mi spinge a ballare ridendo felice, e basta un tocco dalla donna angelica per far cadere tutti i miei peccati, ballando con la mia vita. La amo, chiunque sia, la amo. Sembra l'anima di Helen, è così simile a lei che rende ogni singola persona felice.
È anche vero che questa felicità è fragile, infatti la signora mi si avvicina perdendo il sorriso.
«Io sarò sempre con te, forse nascosta dietro la Paura o la Rabbia, ma ci sono e ci sarò sempre».
Mi attraversa, letteralmente, ma non esce dalla schiena. Tutto torna normale come prima, Helen abbassa lo sguardo e mi trascina verso casa, però sento ancora un pizzico di quel calore da qualche parte dentro di me.
Forse, un giorno, diventerà abbastanza forte da nascondere il cimitero che c'è nella mia mente, e farmi uscire dal maledetto cancello.

Robert Morgan Herriot

Portami il cielo in una stanza Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora