Prologo

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Trasferirsi.

Che grande cliché per l'inizio di una storia, ma cosa posso farci?

Mi sono trasferita due volte nella mia vita e per entrambe speravo fosse l'ultima. Il primo trasferimento avvenne quando compì 10 anni. Immaginatevi di tornare a casa da una meravigliosa giornata al parco con i vostri amici e di ritrovarvi davanti a un sacco di scatole piene della vostra roba. Immaginatevi vostra madre che con un sorriso falsissimo vi dica: "Hey tesoro, ricordi che hai sempre sognato di andare a Milano dai nonni? Il mio regalo di compleanno per te è proprio l'Italia". Peccato che a Toronto non tornammo mai più.

Oggi, dopo otto anni finalmente mi ritrovo davanti ad una piccola villetta che fino a otto anni prima ritenevo la mia casa. Eh già, siamo tornati a casa. Questa piccola casa però non mi ospiterà ancora, ormai ci vive un'altra famiglia. Una famiglia che una volta ritenevo parte della mia.

Ricordo ancora quei grandi occhioni verde scuro che mi guardavano come se fossi la cosa più bella che avessero mai visto. Ricordo quel sorriso che non abbandonava mai il loro volto. Peccato che uno di quei sorrisi mi tradì e se ne andò, l'altro lo abbandonai io.

Le pareti così bianche fanno riflettere le luci rosse e blu delle macchine della polizia. Io ero andata lì solo per rivedere la piccola casetta in Canada di cui mio nonno cantava canzoncine. Non era più però tutto così tranquillo come mi aspettavo che fosse. Davanti ai miei occhi trovai ciò che non mi sarei mai aspettata. Macchine della polizia, uomini in divisa, Anne Styles piangere tra le braccia di Will Styles, un'ambulanza e un corpo senza vita: quello di Michael Styles.

The GuiltWhere stories live. Discover now