C'è ancora tempo per parlare

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Non si aspettava nulla di meglio che quello squallido bar, Maria Elena, quando aveva ricevuto il messaggio di Alessandro. "Vieni appena puoi, ti aspetterò qui. Ho bisogno di vederti."
Come aveva fatto a cascarci ancora? Cosa l'aveva trascinata per mezza Roma fino in quel locale pulcioso? Davvero non avrebbe saputo spiegarselo. Una luce violacea inondava l'intera stanza, mentre un jazz fine e sussurrato permeava anche le poltroncine in pelle consumata.

Non ci mise più di un secondo a trovarlo. Seduto al bancone, Alessandro se ne stava piegato sul suo sgabello, davanti a lui un boccale di birra quasi pieno. Stava accarezzando con dolcezza lo schermo del cellulare; un brivido le percorse la scena ripensando a quanto poteva essere leggero il suo tocco, quando voleva. Scosse appena la testa: non poteva permettersi di pensare una cosa del genere di lui, non ora. Non più.
Fece un passo avanti, non pareva averla notata, assorto nel consultare chissà che pagina facebook su se stesso; sapeva che amava farlo, anche se non lo ammetteva.

<<Posso accomodarmi?>> domandò lei con tono scherzoso, indicando il casco che occupava lo sgabello accanto al deputato.

Alessandro alzò lo sguardo, sembrava essersi appena risvegliato da un sogno ed i suoi occhi brillavano. Maria Elena sentì arrossire appena le guance.

<<Prego ministro, faccia pure.>> rispose lui, stando al gioco e spostando l'oggetto nero riflettente sul suo grembo <<Beve qualcosa?>>

<<Sai che odio quando mi chiami così.>>

<<Quando siamo alla Camera non ho molta scelta...>>

<<Ma ora ce l'hai.>> rispose secca lei, sapeva che era stato un errore. Si morse il labbro agitata, prendendo posto accanto al ragazzo. <<Cosa vuoi, Alessandro?>>

<<Ora sei scorretta però.>> Maria Elena alzò il sopracciglio <<Chiamami Ale, Alessandro mi mette in soggezione. Ad ogni modo, volevo farti i complimenti e gli auguri.>>

Lei accavallò lentamente le gambe, incrociando le braccia sotto il seno, prima di rispondere. Sapeva che lo faceva impazzire, forse ci trovava anche un po' di gusto <<Alessandro, so che non mi hai chiamata qui per questo.>>

<<Che altro motivo avrei avuto?>>

<<Non lo so, ma spero che tu non mi abbia fatta correre fino a qui per una cazzata del genere. Sta sera devo andare da Lilli.>> era spazientita, ma Alessandro la guardava con fare interrogativo, accarezzandosi la barba incolta che gli dipingeva il mento <<Giurami che te lo ricordavi.>> chiese lei, era sul punto di alzarsi ed andarsene.

<<Se avessi saputo che sta sera eri dalla Gruber ti avrei fatto venire qui?>>

<<Ne saresti capace. A te non frega nulla di queste cose, se non intervistano te o Gigi.>>

<<Sai che non è vero, ti guardo sempre.>>

Maria Elena si massaggiò le tempie a lungo, mentre Alessandro sorseggiava la birra con lo sguardo perso oltre il bancone. Il silenzio però non era pesante, attenuato da quella melodia malinconica e da una voce che cinguettava in francese.

<<Da domani inizia la vera guerra.>> disse quasi in un singhiozzo lui, mantenendo quello sguardo sognante.

<<Lo so, Ale.>> rispose Maria Elena, tamburellando appena le dita sul legno sporco del bancone.

<<Ce la farai?>>

<<Che intendi?>>

<<Lo sai,>> le piantò il suo sguardo oscuro nelle pupille, scavandole nell'anima <<da domani dovrò andarci pesante, soprattutto con te.>>

Sembrava che Alessandro potesse leggerle dentro, come se lei fosse stata un libro aperto. Questa cosa l'aveva sempre terrorizzata, ma anche stregata. Non aveva nulla a che spartire con i suoi colleghi al governo; Matteo era un caro amico, ma era un bonaccione. Pippo e gli altri erano carini, ma non avevano abbastanza spina dorsale.
Alessandro era una mosca bianca anche tra i suoi, bastava confrontarlo con Gigino per capirlo: Luigi le dava sempre l'idea di essere un democristiano, un debole, un centrista, un... un... un senza palle. L'esatto opposto di Alessandro. Alessandro aveva una carica tutta sua, quella barbetta che lo faceva sembrare un po' di sinistra e l'intraprendenza che serviva per fare strada; la stessa che aveva lei.
Quando poi lui prendeva la parola in parlamento, lei doveva sempre trattenere un sorrisetto spontaneo. Adorava sentirlo urlare le sue cazzate davanti agli altri, mentre il resto della sua ala lo accompagnava in uno scroscio di applausi senza senso.

Certo, c'era anche l'altra faccia della medaglia. Le sue parole erano in grado di farla tremare, di ferirla. Chi fa questo mestiere si costruisce un muro attorno, una facciata tappezzata di cartelloni elettorali, ma Ale sapeva come sfondarla e come farle male.

<<Hai gli occhi stanchi,>> indugiò lui, bevendo l'ultimo sorso di birra <<non vorrai che se ne accorgano i Cittadini, sta sera.>>

Maria Elena ridacchiò <<Domani potrai fare una diretta su Facebook denunciando le mie borse sotto gli occhi.>>

<<No,>> continuò Ale <<non sono le tue occhiaie. È qualcosa di diverso, è come se questa Riforma Costituzionale si fosse portata via un pezzo di te.>>

<<È solo che ci tengo davvero tanto...>> sospirò lei, cercando di non credere alle parole dell'altro.

Alessandro rimase in silenzio e lentamente si sporse oltre i limiti del suo sgabello, avvicinandosi a lei.

<<Cosa f...>> il Ministro non fece in tempo a fermarlo che l'Onorevole premette delicatamente le labbra sulle sue. Le riconosceva, non erano cambiate affatto. Con la sua mano grande e forte, Alessandro le accarezzo la guancia, provocandole una scarica d'insicurezza che le diede le forze per staccarsi.

<<Alessandro, ma cosa fai?!>>

<<Io...>> tentennò il Che italiano, facendo scivolare quella mano dal viso di lei alle cosce con estrema nonchalance <<Non lo so, Maria Elena, so solo che ho bisogno di te più che mai.>>

Voleva mandare a puttane tutta la campagna, proprio ora che stava per cominciare? Il voto sarebbe stato il 4 novembre prossimo, avevano confermato la data quella mattina, e Di Battista aveva deciso di baciarla in pubblico proprio quel giorno.

<<Potrei denunciarti per molestie, idiota.>>

<<Abbiamo fatto molto di peggio.>> sogghignò lui, accarezzandosi la nuca. Quei capelli spettinati gli davano un'aria così spensierata, ma lei sapeva che non era quello il vero Ale.

Maria Elena si alzò, avviandosi verso l'uscita del bar, senza curarsi di salutare.

<<Già te ne vai?>> domandò Alessandro, con l'aria rassegnata di un bambino che saluta la mamma il primo giorno di scuola. Dal tremolio nella sua voce, non si sarebbe stupita nel sentirlo scoppiare in lacrime.

<<Sì,>> confermò lei senza voltarsi <<non c'è più tempo per parlare.>>

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