2. Ritorno a casa

1.8K 171 252
                                    

Alexander arrivò a notte fonda al castello di Bran: non voleva che Sara sapesse del suo ritorno, era sicuro non ne sarebbe stata contenta.

Vlacu lo accolse sorpreso. Non si aspettava che a pochi giorni dalla sua partenza il padrone lo avrebbe raggiunto. - Signor Alexandrei, che ci fate qui? Siete da solo? - Sbirciò oltre le spalle di Alexander ma non vide nulla se non il buio.

- Sì, sono da solo. Scusa ma ora vorrei riposarmi. Ti racconterò tutto domani - evitò di incontrare il suo sguardo per paura che l'anziano vampiro si accorgesse delle sue angosce.

Vlacu si fece da parte inchinandosi al passaggio del suo padrone e ordinò agli altri vampiri servitori del Castello di preparare la stanza del signore.

- No, Vlacu, lascia stare. - Ogni parola sembrava estremamente faticosa da pronunciare - Non ho voglia di gente attorno ora. Ci penso io, grazie. -Silenziosamente si avviò verso gli appartamenti della zona notturna.

Quando passò nel corridoio centrale la sia attenzione fu attratta da un quadro che fino al mese prima non c'era. Si girò interrogativo in direzione di Vlacu che si era affacciato sul camminatoio e dal fondo lo vide fare spallucce per poi aggiungere che lo aveva fatto mettere la Signorina Mirijana.

Alexander lanciò un'occhiata disgustata al quadro, imprecò mentalmente e accettò con rassegnazione che prima o poi avrebbe dovuto concederle udienza - Perfetto! - esclamò sarcastico - Dovrò anche vedermela con lei! Ci mancava solo questa pazza fissata col matrimonio. - borbottò tra i denti, con il mal di testa che stava già affacciandosi sulle meningi.

Indolente scorse con lo sguardo sul quadro e il pallido, giovane e femminile viso incorniciato da lunghi capelli bianco-argento gli mosse il labbro all'insù in una smorfia di disgusto. Proseguì sui due occhi furbi di un glaciale azzurro e le labbra sottili color pesca sentendo il ribrezzo che gli torceva la bocca dello stomaco, per non parlare dell'assurdo e pomposo vestito con cui era stata ritratta: il senso estetico di quella donna era rimasto fermo al millesettecento. Si diede una decisa scrollata di spalle e si allontanò a grandi passi, come a fuggire il più lontano possibile da quel dipinto.

Una volta al sicuro all'interno della sua camera, gettò la sacca con i vestiti ai piedi del letto e senza che ne avesse controllo lo sguardo finì sulle foto di lui e suo fratello da piccoli. Si avvicinò prendendole in mano e il dilemma si figurò come un marchio a fuoco nella mente: tenerle o distruggerle? Entrambe le opzioni gli provocarono la sensazione di avere lo stomaco schiacciato tra due presse.

Ricordare una persona, idealizzarla, sperare di rincontrarla e addirittura di salvarla, per poi finire col cuore colmo di rabbia e delusione. Strinse così forte la cornice che il vetro si ruppe. Le buttò a terra, una a una. Le pestò coi piedi, saltandovi sopra e infine le incenerì: con lo sguardo diede loro fuoco. Sì, i suoi poteri erano tornati, ma non erano sufficienti a regalargli il sollievo di cui aveva bisogno.

Si slacciò la felpa lanciandola sulla sedia, si sfilò la maglia e i jeans facendo cadere tutto sul pavimento e cercò febbrilmente una tuta o un pigiama. Aveva bisogno di sentirsi a suo agio, dimenticare per un attimo le vicende appena passate e immaginare di essere un semplice ragazzo della sua età. Una volta trovato un vecchio pigiama lo indossò: era caldo e profumava di pulito. Al contatto con la stoffa morbida parve rilassarsi e così si adagiò sul letto, lasciando andare la testa sul cuscino. Sollevò la mano destra e fissò il marchio.

Da un capo all'altro del mondo, saremo collegati, ripensò al significato profondo del Doppio Marchio e realizzò che Roxen voleva tenerlo lontano: non la sentiva dal giorno del funerale e capiva perfettamente che lo stava tenendo fuori dai suoi pensieri perchè non gli permetteva di raggiungerla neanche toccando il marchio. Con quella triste certezza si addormentò esausto.

Prophecy - Sapphire [Completa]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora