The piano and the child

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Il bambino si avvicina al pianoforte e, agilmente, siede sullo sgabello scuro, portando lo sguardo innocente ai tasti dello strumento. Non ha alcuno spartito davanti a sé: il bambino non conosce il pianoforte, non sa niente di esso. Eppure sa che potrebbe danneggiarlo, romperlo. Ma gli prudono le mani, ed il bambino vuole provare il pianoforte. Non c'è nulla di male, in fondo. È un bambino, no? Non conoscendolo, senza averlo mai studiato, suonato, senza che gli sia mai stato detto che le note che produce hanno uno straordinario potere.
Il bambino non sa che ogni nota risuona nella stanza e viene udita, interpretata da coloro che il pianoforte lo conoscono bene, lo suonano ogni giorno e ogni giorno ne ascoltano il suono, beandosene. Viene interpretata, inevitabilmente, come verrebbe interpretata quella stessa nota suonata da qualcun altro.
Il bambino sorride, sorride e preme un tasto. Il suono si diffonde nella stanza,  e tutti si dicono che in fondo il bambino non potrebbe mai danneggiare il pianoforte, suonandolo con tanta delicatezza. Il piccolo strimpella una melodia inventata sul momento che non pare neppure tale, pare una melodia semplice, certo, ma suonata seguendo un criterio. Fortuna, forse, o destino. Tutti si convincono che il bambino abbia talento, tutti benedicono il momento in cui si è avvicinato al pianoforte e ha iniziato a suonarlo.
Al bambino viene chiesto di ripetere quella melodia che ha appena inventato, e ci si chiede chi gli abbia insegnato ad utilizzarlo con così grande maestria. Il bambino, però, non ripeterà mai quella melodia perché non ne ricorda le note: in fondo, ha semplicemente premuto tasti a caso. Come potrebbe ricordare l'esatta posizione di essi? È un bambino. Il pianoforte per lui era soltanto un altro gioco, più bello degli altri, forse, più imponente e più curioso. Diverso da ogni altro giocattolo. Il bambino l'ha provato, se n'è stancato, preme un ultimo tasto con inaudita violenza. Tutti si portano le mani alle orecchie e, chissà come, la corda di quel tasto non può che saltare, rompersi. Il bambino aveva illuso persino il pianoforte, che credeva di essere sfiorato da mani d'oro che non avrebbero osato danneggiarlo.
A questa storia, però, va aggiunto un lieto fine. Il bambino torna ai suoi giochi e di tanto in tanto guarda il pianoforte da lontano, distratto, e ricorda esclusivamente la bellissima melodia suonata una volta. Il pianoforte viene riparato e tenuto lontano dal bambino, lo sgabello sostituito, nella speranza che un vero musicista un giorno vi si sieda, e vi suoni centinaia di migliaia di meravigliose melodie, senza mai danneggiarlo nuovamente. Il bambino non pensa più al pianoforte, ma la corda spezzata dal bambino non può che essere più debole delle altre, che non hanno conosciuto tanta violenza.

Lui, un bambino inesperto e curioso. Io, pianoforte e spettatori.
Le belle parole che mi rivolgeva sono la sua melodia magnifica e casuale, che mai più ripeterà, perché non conosce le parole quanto le conosco io e non attribuisce loro il potere che gli attribuisco io.
Lui, ha rischiosamente giocato con le parole, eppure ne é uscito intatto. Io, avvezza alle parole, sono stata ferita.
Ed io, adesso anche avvezza a qualche ferita, sono stata in grado di ripararmi.

Ayra's space.
Avrei dovuto sapere che questo testo avrebbe visto la luce quando non conta più nulla.

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⏰ Last updated: May 23, 2018 ⏰

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