"Lidya, che bello rivederti!", mi salutò Laureen non appena varcai la soglia della classe con, dietro, la mia migliore amica Gladys.
La abbracciai, stringendola forte a me, e guardai oltre la sua schiena.
"Ti trovo molto meglio quest'anno!", commentai, sperando stesse meglio. Laureen era una brava ragazza; ma, durante l'estate, aveva avuto un incidente in moto insieme al suo ragazzo: Tylor Morgan.
Stavano tornando da una festa e Tylor aveva perso il controllo della sua moto andando a sbattere contro ad un albero: lui era morto, lei no.
Capivo perfettamente come potesse sentirsi: imperdonabile.
Avevo anche partecipato ai funerali. Insomma, conoscevo Tylor e, quest'anno, avrebbe dovuto fare la quarta.
Laureen annuì e, al suono della campanella, mi salutò con una pacca sul braccio andandosi poi a sedere al proprio posto.
Guardai Gladys e la seguii in mezzo alla fila di banchi per andarci poi a sedere nella penultima fila in fondo alla classe.
Mi piaceva stare lì. Potevo parlare a bassa voce senza essere mai sentita.
Mi sedetti con un tonfo e poggiai la cartella a terra emettendo un sospiro.
"Pronta per quest'altro anno nuovo?", mi chiese Gladys con uno strano sorriso poco rassicurante sul volto.
Scossi la testa e feci per risponderle quando, all'improvviso, una figura maschile mi piombò davanti facendomi ombra.
Spaventata, mi misi una mano sul petto; come se questa potesse far fermare il battito irregolare.
"David, dannazione! Mi hai fatto prendere uno spavento!", sussurrai, ancora sotto shock.
Lui ridacchiò e si passò una mano tra i capelli pieni di gel fresco.
"Scusami, Lidya, non volevo", si scusò lui con un occhiolino che, prima, avrei anche trovato sexy.
Io e David avevamo avuto una storia, quest'estate. Il problema era arrivato solamente quando avevo scoperto che mi aveva tradita.
E non mi aveva tradita con una ragazza qualunque; ma con Stacie Hall.
E non potevo sopportarlo dal momento che, Stacie, era la classica ragazza che amava portare via i ragazzi fidanzati.
E David era anche bello: famoso per le sue prestazioni nella squadra di basket, alto e muscoloso, con corti capelli scuri. Non era per nulla male, insomma.
"Già, immagino... che cosa vuoi, David?", gli chiesi con tono duro, speranzosa del fatto che se ne andasse.
Scosse la testa e fece schioccare la lingua.
"Voglio scusarmi, Lidya. Scusarmi per tutto, intendo", si chinò sul mio banco e gettò un'occhiata anche in direzione di Gladys. Sembrava sperasse che anche lei dicesse qualcosa; ma, la mia amica, teneva le mie parti.
Scossi la testa e cercai di allontanarmi il più possibile dal suo alito dal sapore di tabacco.
"Vattene, David", lo scansai.
Sospirò e si fece ancora più vicino, quando la porta dell'aula si aprì facendo fare l'entrata al professore di letteratura.
Alzai un sopracciglio, compiaciuta, e gli feci segno di tornare al proprio posto.
"Forse, David, dovresti andare a sederti", gli comunicai.
Forse, la cosa che più mi faceva paura era la sua scarsa dote nel saper gestire la rabbia.
Soprattutto nei momenti di gelosia.
"Si, Lidya, salvata dall'arrivo del professore", sorrise e mi fece l'occhiolino per non far sembrare quella situazione estremamente imbarazzante, "ah, e buon primo giorno, Lidya", ripeté il mio nome in un modo che mi fece solo irritare.
Non appena tornò al proprio posto, mi distesi con la testa sul banco e rimasi così, ad occhi chiusi, finché non sentii la mano di Gladys massaggiarmi, con amore, la schiena tesa.
"Allora, ragazzi, spero che abbiate passato delle belle vacanze estive rilassanti e divertenti; perché la terza non sarà così semplice come molti di voi credono. Con ciò, inizieremo da...", non riuscì a finire la frase che qualcuno bussò alla porta facendomi destare.
"Si?", chiese lui in tono deciso sfilandosi gli occhiali da sopra al naso.
La porta si spalancò e, dalla porta, fece l'entrata un ragazzo dai capelli scuri e dalla forma robusta e muscolosa.
Camminò in direzione della cattedra e, senza proferire parola, consegnò al professore un foglio bianco che aveva tra le mani.
Quest'ultimo si infilò nuovamente gli occhiali sul naso e, dopo aver letto, scattò con la testa all'insù, guardandoci uno per uno.
"Bene, ragazzi; lui è Adrian Miller e sarà un vostro nuovo compagno di classe", ci spiegò, appallottolando il pezzo di carta e facendo canestro dentro al cestino, "vai pure a sederti qui davanti, così seguirai meglio", gli spiegò, puntando con un dito grassoccio la prima fila di banchi completamente vuota.
Adrian camminò silenziosamente verso il proprio posto e, alla vista del duo viso perfetto, ne rimasi stupita.
I tratti del suo volto erano marcati: zigomi sporgenti, muscoloso anche se sotto quella felpa bordeaux, e capelli scuri come la pece.
Per sino il suo sguardo attraeva. E poteva attrarre chiunque, secondo i miei gusti.
Era il classico ragazzo che poteva piacere a tutte.
Si sedette e ci diede la schiena.
Notai che anche Gladys lo stava fissando e, per deriderla, le tirai una gomitata nelle costole facendola sobbalzare. Per sino i suoi ricci compatti si mossero appena.
Davvero molto più belli rispetto ai miei capelli castani.
"Non è guardandogli la schiena che ti verrà a parlare", le consigliai, ridacchiando.
"E chi l'ha detto che io gli voglia parlare? Insomma, lo sai come sono fatta io... mi piace stare da sola", concluse lei.
Effettivamente, era vero: Gladys era più la ragazza da tarocchi e fumetti tutta la sera.
"Giusto. Beh, meglio per me se ce n'è già una in meno", alzai le spalle e sorrisi compiaciuta.
"Lidya!", mi rimproverò lei per quello che avevo appena detto.
"Cosa c'è?! E' inutile far finta di essere una di quelle ragazze per bene che va a dire in giro che non c'è nessuno di bello nel mondo perché, altrimenti, passano per ragazze sporche e tutto il resto. Se uno è bello, è bello e basta", conclusi in tono compiaciuto.
"Quindi, ci parlerai?", mi chiese dopo una pausa.
Annuii.
"Si, certo che ci parlerò. Non vedi com'è silenzioso e misterioso il nuovo arrivato? Avrò così tante cose da scoprire su di lui... e, poi, non mi piace lasciare i nuovi arrivati da soli. E' una cosa brutta", alzai le spalle.
"Lo sai, vero, che la curiosità non sempre porta a cose buone?", chiese in tono preoccupato alludendo alla mia troppa curiosità.
"Oh, suvvia, Gladys! Non farò nulla di male; anzi, probabilmente diventeremo anche amici, no?", provai a farla riflettere.
"Fai quello che vuoi, Lidya; ma quest'anno non coinvolgerai anche me nelle tue missioni di spionaggio all'agente 007", si lamentò, mettendo le mani davanti in segno di difesa.
"Okay, okay, farò da sola. E' anche vero, allora, che chi fa da sé fa per tre"
SPAZIO AUTRICE
Eh già, sono tornata!
Spero che la storia vi piaccia.
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Sono sempre aperta a leggere ogni tipo di commento 🖤
Buona lettura!! 🖤🖤
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RED MOON
Fantasy-PRIMO LIBRO DELLA TRILOGIA DI "RED MOON"- E' il terzo anno scolastico per Lidya Thompson e tutto sembra noiosamente uguale agli anni scorsi: stessi compagni, stessa classe e stessi professori. Nulla sembra essere cambiato; nulla, tranne lui: Adrian...
