Guardò l'imponente struttura rosa dinnanzi a sé. Storse la bocca alla vista di una testolina bionda che sbucava dalla finestra dell'ultimo piano e la salutava sporgendosi . La ragazza si affrettò ad entrare in quel luogo così come se fosse ancora casa sua. Salì le scale di corsa non prestando attenzione alla sua imponente gonna azzurra e al corsetto del medesimo colore che le sopprimeva il petto fino a farle mancare il respiro. Arrivò fino all'ultimo piano, vide la bimbetta dalla testa bionda che si stava sporgendo ulteriormente. Si gettò verso di lei e la attirò a sé piena di apprensione.
<<Mary, non farlo mai più!>> la sciolse dall'abbraccio e, calmandosi, le rivolse un sorriso premuroso e le sistemò i capelli.
<<Lucy, che cos'ho fatto questa volta che non va?>> chiese la bimba inclinando di poco la testa sgranando gli occhi azzurri.
<<Non devi sporgerti così, potresti cadere e farti veramente molto male>> la ammonì la giovane. Quest'ultima si avvicinò alla finestra e spostò la sedia, che la bambina aveva utilizzato per arrivare al davanzale, con aria soddisfatta.
<<Come mai sei sola? Dove sono gli altri?>>
<<Sono nell'altra stanza>> rispose la bionda abbassando la testa intimidita.
Lucy la prese in braccio e la condusse fino alla camera che le era stata indicata. Appena entrò una decina di bambini si fiondò su di lei, ciascuno di loro la implorava di prenderlo in braccio così come aveva fatto con Mary. Lucy lasciò quest'ultima adagiandola a terra, abbracciò uno ad uno i bimbi e si dimostrò dispiaciuta per non esser riuscita a portar loro alcun tipo di giocattolo. Dopo aver trascorso del tempo con loro uscì a malincuore dalla stanza e dall'edificio. Si avviò verso casa con passo lento, guardando con occhi sognanti tutto quello che la circondava. Ogni volta che si recava all'orfanotrofio le venivano in mente tutti i momenti che lei, da bambina, aveva trascorso in quel luogo. Era stata adottata da una famiglia prestigiosa all'età di quindici anni e nei due anni successivi era sempre andata a trovare, una volta al mese, i bambini più piccoli che aveva lasciato. Portava loro dei giocattoli, regalava loro dei preziosi momenti di felicità. In particolare le stava a cuore Mary, la bambina più piccola, più insicura e quella che tendeva meno a socializzare con gli altri. I suoi pensieri furono interrotti alla vista dell'immensa magione che non riusciva ancora a considerare casa sua. Anche se erano passati ben due anni faticava a ritenersi parte di quel mondo costituito da sfarzi e lussi che non le si addicevano affatto. Sapeva di esser stata più che fortunata, aveva trovato due genitori che la amavano come se fosse veramente la loro figlia, le avrebbero permesso l'ingresso nell'alta società e non le facevano mancare nulla. Il suo pensiero era, però, sempre rivolto verso i bambini che non avevano avuto la sua stessa possibilità. Un ragazzo la chiamò da lontano, facendole segno di avvicinarsi. Lucy lo riconobbe subito e si avviò verso di lui sorridendogli.
<<Josè! Come procede con il lavoro?>> gli chiese entusiasta.
<<Me la cavo, ma diventa ogni giorno più faticoso>> le rispose pulendosi le mani sporche di terra sulla maglietta consunta.
Josè lavorava nella piantagione di caffè della famiglia di Lucy, era un ragazzo alto, robusto, con i capelli neri, ricci, e gli occhi coloro nocciola. Il suo sorriso bianco spiccava sulla carnagione scura, dovuta al fatto che passasse tantissime ore a lavorare sotto il sole cocente. La ragazza aveva fatto amicizia più o meno con tutti gli schiavi che lavoravano per lei, senza pensare di essere a loro superiore come facevano le sue coetanee. A volte riusciva persino a relazionarsi con loro meglio che con le ragazze dell'alta società, che trovava troppo frivole e attaccate alle cose materiali.
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Sei modi per fantasticare sulla mia Otp - Clarissadelefray
FanfictionRaccolta di una serie di storie dedicate alla mia Otp preferita di Fairy Tail, ossia la Nalu, utilizzate per partecipare al concorso" Fairy Tail, sei modi per fantasticare sulla mia Otp"
