Scrivere in seconda persona, esempi, come e perché

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Se qualche mese fa mi avessero chiesto di pensare alla seconda persona avrei immaginato il testo scritto nelle caselle di un gioco in scatola : "stai fermo un turno" "Tira ancora i dadi", oppure una guida turistica o una persona che dà indicazioni stradali: "Gira a destra al semaforo poi sempre dritto" o ancora il linguaggio delle pubblicità o di molti testi di brani musicali, o di alcuni manuali del fai da te . Anche i librogioco sono di solito scritti in seconda persona: il lettore prende il ruolo di un personaggio, come nei giochi di ruolo, e va avanti nell'avventura scegliendo tra una serie di bivi.
Poi sono venuta a conoscere il gruppo di facebook SCRITTORI CHE DANNO DEL TU e la scrittura in spsp (Seconda persona singolare presente) , incuriosita mi sono messa a sperimentare sia al passato che al presente e devo dire che i dubbi si sono dissipati: mi sembrava strano , non convenzionale, ma scrivendo invece mi è venuto molto spontaneo, mi sono divertita e il risultato non è stato male.
Andiamo a vedere di cosa si tratta:
"Te ne stavi sempre lì in disparte, immusonito e curvo sul banco, mentre gli altri scambiavano le merende o le figurine dei calciatori. Sempre col naso su quei libri ingialliti, che prendevi in prestito dalla biblioteca, sempre con quell'aria da chi è stato appena buttato giù dal letto."
Questo l'incipit del racconto in cui mi sto cimentando a sperimentare la seconda persona.
Di solito il narratore, che può essere un personaggio che parla o un semplice narratore esterno, racconta la storia riferita ad un tu, il vero protagonista della storia.
Ho letto racconti in cui il narratore era addirittura un oggetto: uno specchio, un quadro, un lampione, che assistevano alla vita di una certa persona.
Esempi? Anche se non ci crederete, ce ne sono e parecchi, voglio citarvene alcuni di periodo storico, genere e stile molto diverso:
"Le ceneri di Gramsci" di Pasolini . Fa parte di una raccolta di poemetti in terzine. Il poeta, parla con la tomba di Antonio Gramsci, usa un tu diretto, schietto , il tanto citato tu che punta il dito :
Tu giovane, in quel maggio in cui l'errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore
......
"Mi chiederai tu, morto disadorno,
d'abbandonare questa disperata
passione di essere al mondo?".

Rimanendo in poesia....
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
Chi la riconosce?
È un assaggio de "La pioggia nel pineto" di D'annunzio. E qui non serve commentare.
"Apocalisse a domicilio" di Matteo B. Bianchi. Un romanzo dal ritmo incalzante e coinvolgente, personaggi molto reali, vivi, storia intensa e tragica, ma anche allegro, divertente.
"Le affinità alchemiche" di Gaia Coltorti, libro che ha fatto molto parlare di sé per la tematica particolare dell'amore incestuoso tra fratello e sorella.
E poi, il mio amato Calvino ne "Se una notte d'inverno un viaggiatore" In cui si narra di un lettore che prova a leggere un libro (appunto se una notte d'inverno un viaggiatore) ma deve per svariati motivi interrompersi e leggerne altri. Calvino scrive principalmente in seconda persona. Ma certamente... è Calvino, il libro sarebbe stato stupendo anche se scritto in terza o in prima, ma comunque perché non provare?
Questo solo per mostrarvi che non solo si può scrivere in seconda persona, ma lo si può fare anche in storie di vario genere, che non siano solo brevi racconti.
Tipico di questa forma è il romanzo epistolare, dove viene spontaneo parlare al destinatario della missiva.
Molto di effetto, secondo me, nel genere horror o giallo, in cui la suspense fa da padrona. Provo ad inventare un piccolo esempio:
"Le tende scure svolazzano placidamente nella notte estiva, mentre tu ti avvicini e la fissi mentre dorme inconsapevole. Senti il tuo cuore accelerare, un lieve velo di sudore imperla la tua fronte accaldata. Puoi già assaporare il gusto ferroso del sangue, lo senti nella bocca, nella gola e nelle narici.
Sei vicino ora, tanto vicino da percepire il calore del suo corpo assopito, bianco ed invitante.
Non puoi più aspettare, alzi la lama che scintilla alla luce della luna, piena e splendente, poi l'abbassi fulmineo e silenzioso.
Qualcosa non va come dovrebbe, lei apre gli occhi, li sbarra, non vuoi guardarla, rovinerà tutto, non vuoi vedere occhi accusatori, ma solo palpebre chiuse, misteriose e delicate......."

Perché scrivere in seconda persona?
Soprattutto al presente questa permette al lettore d'immedesimarsi, di vivere l'avventura da vicino, entrando nei panni di quel tu, sentendosi direttamente interpellato. ( Se dici tu ce l'hai con me!)
L'uso del 'tu' inoltre dà un certo senso di urgenza alla trama, molto adatto ad un certo tipo di 'scene':
"Il cuore batte all'impazzata mentre a grandi falcate percorri l'intero viale, scendi le scale della stazione a due a due, sperando di essere ancora in tempo e pregando di non inciampare. Senti il treno fischiare e spintoni un tizio davanti a te, che impreca. Devi farcela, non puoi permetterti un altro ritardo, non oggi..."
Pericoli della seconda persona
Il primo insidioso rischio è quello di narrare un elenco di azioni:
"Ti alzi dal letto, hai ancora sonno, sbadigli, infili le ciabatte e ti rechi in cucina, metti su il caffè, ti siedi e leggi il giornale"
A chi legge sembra quasi che manchi il fiato per star dietro a tutte queste azioni, in una riga ci hanno annoiato, figuriamoci in un racconto o addirittura un romanzo! Meglio alleggerire le frasi, spezzare le descrizioni.
"Ti alzi dal letto, insonnolito, infili le ciabatte sbadigliando e trascini i piedi fino alla cucina. Mentre il caffè inizia a borbottare, te ne stai lì seduto a leggere il giornale."
Un altro rischio è quello che il lettore immedesimandosi con il tu, si senta un po' disorientato quando questo tu è molto diverso dalla sua indole, personalità o fisicità. Come ho detto prima, se dai del tu parli di me, mi stai raccontando la mia storia... ma se non mi ritrovo in quella storia?
Esempio.
"Finalmente sei rientrato a casa (immagino la mia casa, inizio a percepirne le sensazioni. Odore, calore...), Momo ti viene incontro facendo le fusa ( Momo? Un gatto? Io sono allergica al pelo dei gatti!) ti stendi sul divano, malinconico e solo, nel silenzio freddo dell'appartamento (Ma che dice questo? La mia casa non è mai silenziosa e vuota e se lo fosse ne approfitterei per rilassarmi!)
Ovviamente come al solito ho esagerato, ma la sensazione di straniamento si può effettivamente percepire in questo tipo di racconti.
Questo è a mio avviso un problema di scarsa rilevanza: se la storia vale, se è raccontata bene, il disagio o la strana sensazione iniziale passa o comunque viene percepita come cosa positiva, nuova e interessante.
Se l'autore ci sa fare, lo straniamento viene sostituito da una voce non invadente che accompagna nella lettura, passo, passo.
La seconda persona è a mio avviso da evitare invece nei saggi, nelle ricerche, in cui si vuole argomentare e persuadere il lettore, l'eccessivo tono colloquiale e confidenziale del tu svilirebbe il lavoro, che dovrebbe mantenere una certa aura di distacco.


da ilmomentodiscrivere.org

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