"Ci sono posti che ti hanno quasi spezzata.
E poi un giorno ci torni e ti accorgi che, stavolta, sei tu a decidere come entrarci."
La prima cosa che Juliet sentì, scendendo dal treno, fu l'odore.
Oxford aveva un suo odore preciso: pioggia vecchia rimasta incastrata fra le pietre, caffè troppo annacquato che usciva dai bar della stazione, carta stampata dei giornali lasciati sulle panchine. Un misto che, il primo giorno in cui era arrivata lì, l'aveva fatta sentire minuscola.
Adesso no.
«Respira, Jones,» le mormorò Sophie alle spalle, trascinando la valigia come se stesse andando in guerra anziché all'università. «Odore di futuro e di notti insonni.»
Juliet sorrise, il manico della sua valigia stretto in una mano, l'altra intrecciata a quella di Liam.
Lui non la mollava da quando erano saliti sul treno a casa Evans. Non era una presa ossessiva; era un contatto tranquillo, costante, come se il suo corpo non avesse ancora smesso di controllare, in silenzio, che lei fosse davvero lì.
«Bentornati all'inferno preferito degli studenti,» dichiarò Sophie, sbuffando. «Umidità al cinquanta per cento, ansia al novanta, speranze di vita sociale... variabili.»
«Parla per te,» ribatté Liam. «Io ho una vita sociale vibrantissima: allenamenti, partite, Merrick che urla.»
«E una ragazza che potrebbe risolverti tutti i tuoi problemi con due formule,» aggiunse Juliet.
«E che è comunque più spaventosa di Merrick quando fai il cogl...» Sophie si interruppe giusto in tempo, lanciando a Juliet un sorriso innocente. «Intendevo "quando sbagli i verbi latini".»
Uscirono dalla stazione insieme, come una piccola unità compatta.
Il taxi li lasciò all'inizio del viale che portava verso il college, lasciando il resto del tragitto alle loro gambe.
Il cielo era di quel grigio chiaro che solo Oxford sapeva rendere elegante. Juliet alzò lo sguardo verso le torri, le finestre alte, le pietre chiare che aveva imparato a riconoscere quasi una per una.
La prima volta che aveva varcato quel cancello, le era sembrato di intrufolarsi in una vita non sua.
Ora, con una cicatrice sotto la maglietta e una facoltà cambiata, ebbe una sensazione diversa.
Non era più mi hanno messa qui.
Era quasi ho scelto di tornare.
Liam camminava al suo fianco, zaino in spalla, la giacca della squadra annodata a un passante dei jeans. Ogni tanto il suo sguardo correva avanti, agli angoli, alle entrate laterali, alle porticine di servizio.
Juliet lo notò.
Non era un controllo intrusivo, ma costante, come un rumore di fondo.
Non disse niente.
Non ancora.
Le Ivy li stavano già aspettando nell'atrio.
Amelia fu la prima a individuarli, seduta sul muretto con addosso una giacca di pelle che non aveva nessun diritto di starle così bene.
«Guardate chi si vede,» annunciò, scendendo e aprendo le braccia come se volesse abbracciare tutti e tre in una volta.
Elizabeth le fu subito accanto, diario blu infilato sotto il braccio, i capelli raccolti in una mezza coda che lasciava scoperti gli occhi chiari, attenti come sempre. William spuntò alle loro spalle, lo zaino di lato, l'aria di uno che fingeva distacco e invece li stava osservando mentalmente da dieci minuti per assicurarsi che fossero tutti interi.
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Programmata Per Restare
Romance(Sequel di Programmata Per Non Piangere) Oxford, d'inverno, sembra un posto sicuro solo per chi non ha imparato a contare i passi, le uscite, le ombre. Per Juliet Marie Jones, invece, la normalità è una lingua nuova: difficile da parlare, impossibil...
