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Amanda lo aveva sempre saputo che il suo destino sarebbe stato all'estero, in America possibilmente, il posto che aveva sempre sognato fin dal liceo, quando sognava di grandi grattacieli, auto scorrazzanti, vie chiassose e piene di negozi, proprio come nei film che era solita guardare. Lontana da una realtà che non le apparteneva, lontana dall'Italia, una nazione che non le avrebbe dato nulla, ne era convinta.

Dopo anni di sacrifici all'università, ma anche di divertimenti, aveva ottenuto il suo traguardo più grande: la laurea in Architettura. Lei quei grattacieli non li sognava e basta, lei voleva progettarli. Era fermamente convinta che la massima espressione del suo lavoro si sarebbe concretizzata solo all'estero, magari a New York, dove qualche rinomato studio tecnico l'avrebbe notata, dati i suoi voti eccellenti, e le avrebbe offerto il lavoro dei suoi sogni. Già si immaginava, al 50° piano di un grattacielo a calcolare, disegnare e controllare tavole immense di progetti che in Italia non aveva mai visto, fino a tarda sera con la compagnia delle luci delle finestre degli altri grattacieli e il brusio costante delle auto qualche metro sotto di lei. Avrebbe adorato potersi affacciare dalle immense finestre del suo ufficio dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro e ammirare i capolavori urbanistici di quella città e sentirsi fiera di essere una delle eccelse menti italiane scelte anche dall'altra parte del mondo, magari facendosi coccolare da una bella tazza calda di caramel macchiato di Starbucks, il suo preferito.

Amanda era una ragazza determinata, era una grande sognatrice, voleva che quei suoi sogni si tramutassero in realtà. Ormai era laureata, era una dottoressa, quella che i suoi genitori avevano tanto desiderato, perciò non rimaneva altro che realizzare il suo sogno e mettere in pratica tutto ciò per cui aveva faticato, lì, lontano da casa, nel posto dei suoi sogni, a New York.

In cima ai grattacieliHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora