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Capitolo 1: Venuta agli inferi

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Fiamme.
Le ultime cose che ho visto prima di chiudere definitivamente i miei occhi. Una miliade di fiamme divampava intorno a me e tutto il villaggio, e io non potevo fare altro che starmene fermo, immobile, a morire.
Non ho la minima idea del numero preciso degli abitanti caduti vittime del mio sacrilegio, ma, sinceramente, non me ne è mai importato. In quel momento pensavo solo a cosa avesse provato Isabella, quando anche lei, da povera (e ovviamente non lo dico perchè fosse figlia di una famiglia povera) bambina, si era trovata in quella stessa situazione...

Il calore intorno a me aumentava nel giro di centesimi di secondo e l'aria era diventata irrespirabile a causa del fumo nero/grigiastro che si diffondeva ininterrottamente in aria, le travi in legno cadevano dai tetti attirando altre fiamme, che davamo modo all'incendio di svilupparsi. Sopravvivere era veramente impossibile e, in effetti, successe l'inevitabile: crollai dolorosamente a terra, senza un filo di ossigeno e pieno di ustioni.
La morte aveva sottratto la mia anima e il mio corpo da quel mondo...Me ne ero andato, in quel modo così spietato, cercando di provare a comprendere cosa avesse passato la mia amata, nel momento, o in uno dei momenti, più fragile/i della sua triste vita.

[...]

Continuo a sentire bruciare la mia pelle, come è possibile???

*Alexander apre gli occhi*
*si guarda intorno*

Altre, massacranti, fiamme.

Con lentezza mi levai dal suolo e solo dopo qualche minuto realizzai che mi trovavo di fronte alla gigantesca porta dell'inferno; non c'era nient'altro intorno ad essa, solo il portale spalancato che ti invitava ad entrare e che ad occhio misurava almeno sette metri. Osservai meglio la porta: su quest'ultima c'era raffigurata della gente che dava l'impressione di essere smarrita, persa; ogni figura aveva la disperazione scolpita sul volto, quasi come a simulare il momento che qualsiasi essere umano proverebbe trovandosi in quella situazione.
"Come cavolo è possibile!?" continuavo a chiedermi, stupito.

Come posso ritrovarmi..all'inferno ?

"L'inferno è un mondo sotterraneo creato dal Signore per punire i disobbedienti e chi ha deciso di compiere del male mentre era in vita"

Credevo che questa fosse solo una voce dei religiosi, una storiella per spaventare i creduloni, far seguire loro la retta via e convincerli a professare la chiesa-
Beh, come si suol dire, non credi a una cosa fino a quando non la vedi con i tuoi occhi, eppure, trovandomi in quelle circostanze e avendo davanti ai miei occhi l'inferno, non sapevo minimamente a cosa pensare.

Siccome non avevo alcuna via d'uscita ed ero colpito dalla curiosità, valicai la porta...
Appena giunsi agli inferi, ogni passo mi bruciava la pianta dei piedi come nel fare una camminata scalzo sulla sabbia nera e bollente di una spiaggia vulcanica, durante l'ora più calda della giornata. Sventatamente guardai a terra e mi accorsi che il mio corpo non era più lo stesso: sulle punte delle dita mi erano spuntati affilati artigli, la mia pelle era quasi interamente bruciata e scottava al tatto, i miei capelli, che secondo la logica sarebbero dovuti andare a fuoco e cadere, continuavano ad ardere con fiamme color arancione bruciato, il mio viso era sfigurato, persino le mie orecchie avevano cambiato forma, adesso erano a punta...Ero mutato in una specie di creatura mostruosa con le corna appuntite e la coda da diavolo.
Con frenesia mi voltai indietro nei pressi del portale, cercando una via di fuga per scappare da quell'incubo, ma la porta era sparita; essa sembrava essere svanita nel nulla e tutto questo era talmente irrazionale, visto la grandezza di quest'ultima...era come se, appena entrato all'inferno, quest'ultimo non ti lasciasse più alcuna via di scampo e ti abbandonasse allo sconforto e alla disperazione, facendoti dubitare e facendoti perdere ogni briciolo di speranza che ti era rimasto in corpo.

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