1. Best Day Of My Life

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"Congratulazioni, papino"
"Tanti auguri, amico"
"La pacchia é finita ora, eh?"
"Finalmente... complimenti a tutti e due"
Era tutto il giorno che si sentiva ripetere queste frasi, e ancora non riusciva a realizzare.
La mattina prestissimo di quel caldo 30 maggio, infatti, dopo una lunga notte di travaglio era finalmente nata la piccola Sophia, con tre settimane d'anticipo rispetto al termine.
Erano passate solo poche ore, e tutto sembrava ancora così surreale al neopapà, che da quella mattina vedeva amici e parenti andare e venire per fare le congratulazioni a lui e alla moglie.
In quel momento, erano presenti Asia e Cristina, le migliori amiche di lei, con il fidanzato di quest'ultima, Lorenzo, nonché lontano cugino di lui.
"Non posso crederci, finalmente è nata!" Esclamò piena di gioia Cristina, che la sera prima aveva interrotto la sua festa di compleanno per qualche minuto per aiutare l'amica a cui si erano improvvisamente rotte le acque.
"Il parto come è stato?" Chiese invece Asia. "Ha sofferto molto?"
"Beh, sì" rispose lui, ancora completamente in trance per tutti gli avvenimenti accaduti nelle ultime ore. "Purtroppo sì. Però alla fine per fortuna è andato tutto bene ed entrambe stanno benissimo"
"E per te invece come è stato?" Si intromise Lorenzo.
"Conoscendo lei, è un miracolo che sei ancora vivo" ridacchiò Cristina.
Lui rise, portandosi una mano al braccio, ancora dolorante.
"Beh... credo che la parola giusta per descriverlo sia... indimenticabile" rispose. "Sì. Senza dubbio, un'esperienza indimenticabile"
'In tutti i sensi' pensò tra sé, riportando la mente a quei momenti.

"Amore, stai calma, adesso arriva la dottoressa e vedrai che tra poco sarà tutto finito"
"Calma un cazzo, non sei tu che stai soffrendo come un cane, chiama qualcuno!" Strillò lei, che ormai era arrivata alla fase espulsiva e aveva la sensazione che qualcuno la stesse sventrando.
Lui non ce la faceva più.
Erano otto lunghe ore che la moglie alternava momenti di calma a urla isteriche a pianti a dirotto a impulsi omicidi, il tutto accompagnato da abbracci e pugni, a seconda del momento.
L'ultima parte, poi, era stata un incubo. Le contrazioni si erano fatte sempre più forti e frequenti, ed era abbastanza sicuro che, in un modo o nell'altro, non sarebbe uscito vivo da quella stanza.
Cercò nuovamente di calmarla, portandole i capelli all'indietro mentre lei ansimava e gemeva dal dolore.
"Ti ricordi cosa ti avevano detto? Continua a respirare, concentrati sulla respirazione e..."
"FOTTITI TU E LA RESPIRAZIONE" gridò la moglie come se fosse posseduta, afferrandogli il braccio e stritolandoglielo, mentre sbuffava come un toro imbufalito. "Vai a cercare quella cazzo di dottoressa e digli di farmi uscire questa cosa da qui dentro, o giuro che ti taglio il cazzo e ti ci strozzo, così ti passa la voglia di mettermi incinta un'altra voltaaaaaaAAAAAAAHHHHH DIO MI STO SPACCANDO IN DUEEEE..."
Grazie a dio, in quel momento arrivò la dottoressa, accompagnata da un'infermiera.
"Allora, come stiamo andando qui?" Chiese.
"Dottoressa" bisbigliò lui con un filo di voce, felice che qualcuno fosse finalmente venuto a salvarlo dalla creatura demoniaca che si era impossessata dalla consorte. "Credo sia arrivato il momento..."
"Vi prego, fate qualcosa..." fece lei, dimenandosi come se la stessero torturando.
La dottoressa controllò la situazione, e finalmente pronunciò le parole che entrambi stavano aspettando.
"Molto bene, signora, ci siamo. Ora prepariamo le ultime cose e poi quando glielo dico può iniziare a spingere"
Lui tirò il sospiro di sollievo più grande della sua vita e baciò la moglie.
"Resisti. Tra poco conosceremo la nostra piccola" bisbigliò.
Dopo un breve periodo di tempo in cui sembrava che le acque si fossero finalmente calmate, la ragazza ricominciò a urlare e a lamentarsi, e pochi minuti dopo, tutto era pronto.
"Bene, direi che siamo pronti. Adesso una bella spinta..." disse finalmente la dottoressa.
La ragazza si sollevò leggermente e, tenendosi stretta al bracciolo del letto e al braccio del marito, stringendolo come se ne andasse della propria vita, eseguì, facendo sforzi sovrumani.
"DIO, FA MALISSIMOOOOO" gridò nel mentre.
"Forza... sei bravissima amore, ci siamo quasi..." cercò di dire lui, mentre il suo braccio perdeva lentamente sensibilità.
"AAAAAAAH STAI ZITTO!" urlò lei, stringendolo ancora più forte.
"Ok, bravissima. Ora si fermi e respiri, e si prepari a un'altra spinta" disse la dottoressa rimanendo perfettamente calma, mentre la partoriente soffiava dalla fatica e dal dolore.
Il povero uomo non disse niente. Era sicuro che se avesse detto un'altra parola sarebbe morto.
Dopo altre quattro spinte, finalmente, quando ormai la ragazza sentiva che non ce l'avrebbe fatta ad andare oltre, la dottoressa annunciò l'uscita della testa.
"Eccola qui... ormai ci siamo, un ultimo sforzo e poi sarà tutto finito"
Con il cuore il gola, lui cercò di sporgersi per vederla, con il braccio ormai in cancrena.
La ragazza continuò a spingere urlando con quanto fiato aveva in corpo, finché, finalmente...
"Eccola! È nata!" Esclamò la dottoressa annunciando l'ora esatta della nascita, mentre la piccola annunciava il suo arrivo al mondo con un vagito.
Poi la appoggiò delicatamente sul petto della ragazza stremata, che come la vide si dimenticò istantaneamente del dolore incredibile appena provato e iniziò a piangere.
"Oddio... ciao amore... ciao piccolina..." iniziò a ripetere come una cantilena, mentre di fianco a lei si commuoveva anche il marito.
"Amore... guardala" disse con la voce strozzata, avvicinandosi ancora di più. "Guarda, è qui. È bellissima..."
Rimasero lì così, a piangere e a guardare incantati la piccola creatura avvolta nella copertina sporca.
La cosa più bella che avessero mai visto.
Poi si girarono l'uno verso l'altra e si baciarono, senza riuscire a smettere di piangere, prima che la dottoressa si avvicinasse di nuovo alla bambina per tagliarle il cordone insieme al neopapà, ormai dotato di un solo braccio funzionante.

Già. Indimenticabile era davvero la parola giusta.
Quando l'orario delle visite terminò e i suoi amici se ne andarono, ancora con la testa che scoppiava per il mix di emozioni incredibili provate quel giorno, tornò nella stanza di lei, dove la trovò nel letto con attaccato un palloncino rosa e la bimba addormentata nella culla accanto.
"Eccomi! Come stanno le mie bellissime donne?" Disse sottovoce, avvicinandosi.
"Distrutte... ma felici" rispose lei, ancora stravolta per la lunga nottata.
Aveva recuperato un paio d'ore di sonno, e si sentiva davvero a pezzi, ma la felicità era tanta che non ci faceva più nemmeno tanto caso.
"Ora puoi riposarti un po'" disse lui, avvicinandosi e baciandola.
Poi lei gli guardò il braccio pieno di lividi, ridendo e scuotendo la testa.
"Guarda che ti ho fatto... scusami, ero davvero fuori di testa" disse.
"Non ti preoccupare... adesso non ci pensiamo più" rispose lui affettuosamente, per poi avvicinarsi alla culla dove la piccola Sophia dormiva con un cappellino rosa in testa e una tutina bianca con degli animaletti ricamati.
"Guarda come dorme..." disse, senza riuscire a smettere di sorridere.
"Sì, finalmente... ha appena finito di mangiare e si è addormentata subito" rispose lei, sollevandosi a fatica per guardarla. "È minuscola, guarda..."
Sorrisero, senza smettere di guardarla. Ancora non si capacitavano di quello che avevano fatto.
Il dolore e la lunga attesa erano stati completamente ripagati.
Poi i due coniugi si guardarono, continuando a sorridere innamorati.
"Ti amo" bisbigliò lui baciandola e passandole una mano fra i capelli.
"Anche io ti amo" rispose lei.
La loro nuova vita in tre aveva finalmente inizio.

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