Undercover

By Sil64Eaton

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Clyde Evans è uno dei più bravi agenti dell'FBI. Dopo due anni di esperienza lavorativa nel dipartimento segr... More

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 44
Capitolo 45 (epilogo)
Ringraziamenti e curiosità
Undercover 2 & Spin-off
Undercover 2 (Sequel)

Capitolo 33

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By Sil64Eaton

Clyde's pov

È passata una settimana da quando Dylan ha denunciato Adam con quelle foto e lui è stato arrestato. Sei giorni in cui non vedo Paris, cinque giorni William. Il signor Collins ha un processo tra una settimana e mezzo, dove probabilmente verrà condannato per anni. I suoi figli non lo sono mai venuti a trovare un prigione adesso che ci è, e non sono sicuro che verranno al processo.

Forse sono impazzito e le mie ore di sonno perse hanno mandato in fumo i miei ultimi neuroni funzionanti, altrimenti non mi spiego perché sono venuto qui. Steven mi ha dato un giorno libero quando ha visto le mie occhiaie, i capelli dritti e gli occhi rossi perché non riesco a dormire più di due ore a notte. Ma questo non giustifica perché sono davanti casa di Paris, probabilmente non uscirà neanche. Non ho idea se Darren e Bethany abbiano scoperto la verità, ma credo proprio di sì. Non faccio altro che chiudere gli occhi e ripetermi che non è reale, ma, quando ritorno nel mio vero e vecchio appartamento, dove Paris non è mai entrata e dove non c'è il suo odore sul cuscino destro del letto, mi rendo conto che è successo davvero. Non è un incubo, l'ho persa e non c'è niente che io possa fare per riavere la sua fiducia. Però so che io devo iniziare a sentirmi meglio, perché avrò fatto anche lo stronzo, ma almeno adesso non devo più mentire.

È per questo che decido di andare a bussare a casa sua e dirle esattamente tutta la verità. Ho fatto una lista di tutte le cose su cui non sono stato onesto. L'ultima volta che l'ho vista mi ha fatto qualche domanda, ma poi si è concentrata su suo padre. Il cuore mi martella forte nel petto quando mi decido a premere il campanello. È proprio lei ad aprirmi la porta.

Quando mi vede inarca un sopracciglio, poi fa per chiudere di nuovo porta, ma riesco a mettere un piede davanti e a bloccarla. «Devi arrestare qualcun altro?» Nella sua voce c'è un tono stranamente sarcastico che le ho sentito poche volte. Ha i capelli legati in una coda, un po' sporchi, e gli occhi rossi di pianto.

«Sono qui per parlare.» In realtà confessare, ma già sembra volermi sputare in un occhio, figuriamoci se le dico che sto per ammettere tutte le cose che ho omesso su me stesso. «Cinque minuti e poi me ne vado.» Spero con tutto me stesso che mi dica di restare, ma so che è impossibile. Già è tanto se mi sta dando la possibilità di rivolgerle la parola.

Paris ha dei pantaloni della tuta e una felpa più grande di lei. Probabilmente è di William o Darren. «Hai due minuti e mezzo e, se dopo non te ne vai, Liam sarà felice di farsi arrestare per aggressione ad un poliziotto.» Non lo arresterei mai, piuttosto lo spronerei a picchiarmi perché me lo merito.

Annuisco e prendo dalla tasca dei jeans il foglio spiegazzato con tutte le bugie che le ho detto. «Quando eri all'interrogatorio non ti ho potuto dire tutto, perché eravamo controllati. Quindi voglio farlo adesso perché hai ragione, ti ho privato di ogni prima volta e ti meriti che io sia onesto con te adesso.» Paris si appoggia allo stipite della porta con le braccia incrociate. Sembra ancora più piccola, ricurva in se stessa e con il viso stanco. Mi chiedo come sarebbe risentire il calore delle sue labbra sulle mie o le mie braccia che la avvicinano a me. Lei non parla, mi fissa e basta tra un miscuglio di dolore e rabbia stampato in faccia, e mi schiarisco la voce prima di parlare. «Ho mentito sul luogo in cui provengo, non sono del Michigan. Sono nato e cresciuto qui a Los Angeles. Non ti mentito sul fatto che sono tornato da poco qui, perché prima sono stato mezzo anno a New York per un'altra missione.» Non ho neanche il coraggio di guardarla. «Ti ho mentito sui miei genitori. Non partono spesso per lavoro, sono morti qualche mese fa, ma erano anche loro dell'FBI. Non ti ho mentito su zia Abbie e zio Ross o sul fatto che ho vissuto con loro fino ai miei sedici anni. Davvero i miei mi hanno abbandonato da loro, mi hanno cercato solo perché serviva un ragazzo come agente.»

«Ti ho mentito su Chase e Chloe, lui non è mio cugino e lei non è la sua ragazza. Chloe era mia amica, ma negli ultimi mesi non andiamo molto d'accordo. Non ti ho mentito sul fatto che prima di te avessi avuto altre ragazze. Sei stata davvero la prima con cui sono stato insieme. Ho mentito sulla mia età. Non ho diciannove anni come Liam, ma ventidue. Ho finito il liceo quattro anni fa. Non ho mentito su ciò che provo per te. Mai.» Finalmente ritrovo il coraggio per alzare lo sguardo e guardarla. Si sta mordendo forte il labbro mente posa gli occhi su tutto tranne che me. «Puoi dire qualcosa?»

Inclina leggermente la testa. «Sei un pezzo di merda, Clyde.» Spalanco gli occhi. Ha appena detto una parolaccia che non è proprio da lei. «E levati quell'espressione dalla faccia. Cosa ti aspettavi, che venivi qui e improvvisamente ti perdonassi? Non posso neanche dire il tuo vero nome senza avere la voglia di vomitare. Mi fai schifo.» Vorrei che me l'avesse detto con rabbia, gridato, magari con uno schiaffo finale. Invece la sua voce è neutra, gli occhi arrossati fermi nei miei quando parla.

«Non sapevo che mi sarei davvero innamorato di te, Paris. Eri solo un nome quando ho accettato questa cosa. Era il mio lavoro. Se avessi saputo come sarebbero andate le cose non avrei mai accettato.» Sto mentendo. Avrei accettato lo stesso per quegli attimi di felicità che mi ha procurato, perché sono stati i più belli della mia vita. Non l'avrei mai conosciuta senza la missione o l'FBI, il mio cuore in questo momento non sarebbe suo.

Adesso ha le lacrime agli occhi. Ottimo lavoro, idiota. «Vattene.» Dice, con la voce rotta. «Non me ne frega niente di cosa vuoi dirmi per sapere la verità, non credo più a niente di quello che dici. Hai recitato per così tanto tempo, Blake non esiste sul serio e tu sei solo un manipolatore. Dimenticati di me e della mia famiglia e lasciaci stare. Chiunque tu sia, sei morto per me.» Questa volta non la fermo quando chiude la porta e rimango per qualche secondo ad osservarla, incapace di muovermi. Sapevo che sarebbe andata così, ma la speranza è l'ultima a morire. In questo caso la speranza mi sta uccidendo.

Neanche Chase è al corrente della cazzata che ho appena fatto. Mentre ritorno in macchina, un'altra persona a cui sto causando tanto dolore mi si avvicina in modo minaccioso. Per un attimo spero che mi uccida. «Cosa diavolo ci fai a casa mia?» Liam ha le mani strette a pugno e lo sguardo minaccioso.

«Dovevo parlarle.» Non gliene frega davvero niente di che cosa ci faccio a casa sua, già lo sa, per cui potevo anche evitare di rispondergli. Ma le parole scivolano sulle mie labbra prima che io possa anche solo riflettere. Questo fa più male di quel che pensavo.

William si schiarisce la voce. È arrabbiato, ma sembra anche triste. Gli vorrei dire che non ho mentito neanche a lui, ma a questo punto è inutile. Non mi ha creduto Paris, perché dovrebbe farlo lui con cui ho passato anche meno tempo? «Non avvicinarti mai più a lei, né a noi. Non hai arrestato solo nostro padre, ci hai rovinato la vita. Se Amanda non se ne fosse ancora andata io e mia sorella staremmo in mezzo ad un strada, senza casa né cibo. Quindi vaffanculo, chiunque tu sia. Prova ad avvicinarti un'altra volta e vedi come ti rovino la faccia.»

Il secondo dopo sta entrando in casa, ma non prima di avermi guardato negli occhi con aria minacciosa. Mi merito ogni cosa che mi ha detto, ogni minaccia che mi rivolto. E spero davvero che Amanda li aiuti, perché altrimenti Liam non potrà andare al college l'anno prossimo e Paris non potrà finire il liceo, per non parlare del suo sogno di andare all'università a Boston. Stringo i denti mentre mi infilo in macchina e accendo il motore, senza però partire. Non ho più idea da che parte stare. Non so neanche se voglio continuare ad essere nell'FBI, dopo questa esperienza. Però non posso lasciarli così. C'è una possibilità di salvarli, di riparare in parte per il danno, ma non posso farcela da solo. Digito velocemente il suo numero di cellulare mentre un piano iniziata a vorticare nella mia testa. Ci sono poche persone di cui mi fido, ma anche se sono poche so che mi aiuteranno per quanto possono, soprattutto chi ha conosciuto Paris e sa cosa significa volerle bene.

Ci mette il tempo di qualche squillo per rispondere, ma sospiro sollevato non appena sento la sua voce. Non mi perdo neanche a salutare. «Ho bisogno di un favore.»

* * * *
Paris' pov

Non riesco a dormire, né a mangiare o a parlare. Tutto quello che riesco a fare è stare stesa nel mio letto a piangere e insultare mentalmente mio padre e Clyde. Non è da me, insultare le persone o essere con il cuore spezzato, ma non so davvero cosa fare. Non c'è nessun metodo per aggiustare un cuore spezzato o ridarmi la fiducia che ho perso per le persone. Forse è per questo che non riesco a parlare con nessuno, neanche con mio fratello. Anche se lui non ha fatto niente, l'uomo che mi ha cresciuto, mio padre, mi ha nascosto il segreto che mi sta distruggendo la vita. Come posso fidarmi di altri, se lui è il primo ad avermi mentito?

«Tesoro.» Amanda apre la porta della mia camera, non mi giro a guardarla. Non so neanche cosa ci faccia ancora qui con me e William, Adrian però è a casa dei suoi nonni e non lo vedo dal ballo di fine anno. «Devi mangiare qualcosa, almeno bere. Non ti alzi da quando ieri è passato...» Non riesce neanche lei a dire il suo nome. Clyde. Da quando ieri è venuto Clyde con una lista delle bugie, come se fosse la lista della spesa. Ironico come lui pensava di fare qualcosa di buono, cercando di riprendere la mia fiducia, invece più parlava più mi trovavo davanti uno sconosciuto di cui non so assolutamente niente. Ho sentito il peso ed il dolore di ogni menzogna. Lo sento anche adesso, mentre sono stesa dando le spalle alla porta e stringo forte il cuscino tra le braccia nel tentativo di attutire il dolore al petto.

Non rispondo ad Amanda, che si avvicina. La sua mano mi accarezza i capelli. Non so con che forza ieri sono andata a fare la doccia, dopo che Clyde se n'è finalmente andato, forse perché mi sentivo sporca dentro e fuori. La doccia non ha aiutato, purtroppo. «Perché ti interessa? Sono la figlia di un criminale. Papà ti ha mentito, dovresti odiarci tutti.» Ho le lacrime agli occhi mentre le parlo, ma almeno non ho la voce spezzata. Non riesco neanche a dormire senza piangere, spesso sogno dei ricordi e quando mi sveglio é peggio di prima.

«Non vi odio, Paris, e voi non c'entrate niente con le bugie di Adam. E, se devo proprio dirtela tutta, non odio neanche lui.» La sua risposta mi fa girare verso di lei, quando noto che prima di venire ad accarezzarmi i capelli mi ha lasciato un piatto di pasta sul comodino. Mi metto seduta e lei difronte a me.

Ci metto un po' a trovare le parole giuste, però. «Lo perdonerai mai?» L'idea di perdonare papà o Clyde in questo momento mi dà la nausea, ma mi sono chiesta un paio di volte se ci riuscirò mai. È possibile che tra qualche anno andrò anche a trovare mio padre in galera, ma di certo per il momento non voglio più vedere l'altro bugiardo. Sarebbe stato più facile se avessi saputo solo di uno dei due, mentre invece ho il dolore di due perdite. Perché saranno ancora vivi, ma le cose non torneranno più come prima. Anche se perdonerò papà un giorno, non ritornerò a fidarmi di lui.

«Non lo so.» Amanda si guarda le mani mentre lo dice. «Amo tuo padre, ma è una brutta bugia quella che ci ha tenuto nascosta.» Almeno lei sapeva il suo vero nome. «Ma, per rispondere alla domanda di prima, non ho intenzione di lasciare da soli te e William. Siete i miei bambini insieme ad Adrian.»

Scoppio a piangere il momento stesso in cui finisce di parlare, come se i miei occhi non riuscissero più a contenere le lacrime. «Oh, Paris.» Mi abbraccia forte, ed io affondo la testa tra il suo collo e la sua spalla mentre piango. Le bagnerò la maglietta, ma non sembra importargliene. «Sfogati, ma ricordati che non sei sola. Ce la faremo a superare anche questa, va bene?» Non ne sono sicura, ma annuisco lo stesso.

Mi asciugo le lacrime con il palmo della mano, ma resto tra le sue braccia. «Ti voglio bene, mamma.» Non l'ho mai chiamata così, alla fine, nonostante le avessi chiesto se le avrebbe fatto piacere, ma credo che ora sia il momento giusto. Mi sento vicina a lei, è quella che più capisce come mi sento, e soprattutto mi ha appena finito di dire che non mi lascerà da sola. È una cosa che le mamme dicono.

«Te ne voglio anche io.» Mi lascia un bacio sulla fronte e poi si alza. «Adesso fammi questo favore e mangia un po', va bene?» Annuisco di nuovo. Ho già parlato abbastanza e la gola mi brucia, oltre che gli occhi per il troppo pianto. Infondo, non faccio altro.

Mentre Amanda apre la porta per andare via, William le sorride ed entra, non chiedendomi neanche se può. Non abbiamo ancora avuto l'occasione di parlare, principalmente perché io sono chiusa in camera tutto il giorno mentre invece lui esce la mattina presto e torna in piena notte. È il suo modo di combattere il dolore, credo. «Bethany e Darren vorrebbero venirti a trovare.» Mi dice, rimanendo in piedi.

«Non mi sento ancora pronta.» Ed è vero. Sicuramente tirerebbero l'argomento Blake in mezzo, senza neanche farlo di proposito. «Mi dispiace.» Aggiungo, non sapendo più che cosa dire.

Liam fa un sorriso triste. «È okay, Paris.» Non sappiamo più di cosa parlare, per cui ci fissiamo in silenzio. Ma io ho bisogno di sapere se anche mio fratello mi ha mentito in qualche modo. Forse è anche per questo che ho paura di incontrare Bethany e Darren, perché ho paura che anche loro mi abbiano mentito su qualcosa o peggio, sapessero di mio padre o di Clyde.

«Tu lo sapevi?» Sta a lui decidere di cosa parlo. Il cuore mi batte così forte che credo lo senta anche lui. Ho ancora gli occhi pieni di lacrime, ma riesco a controllarmi di più.

Liam ci mette un po' a rispondere e questo è già una risposta. «Non sapevo di Blake, ma sapevo di papà.» La sua confessione è come un'altra pugnalata al petto. Non riesco a trattenere un verso gutturale che mi si blocca in gola. «Da poco, Paris, un paio di mesi. Neanche papà sapeva che io ne ero a conoscenza, Dylan mi ha ricattato pure su questo.»

Ho promesso ad Amanda che avrei mangiato, ma proprio non ce la faccio. Soprattutto adesso che William mi ha appena detto che anche lui lo sapeva, mi sento tradita da una terza persona. Perché diavolo non me ne ha parlato? «Dylan?» Riesco a chiedere, questa volta con voce più arrabbiata.

«Mi ha ricattato sulle gare e sul vero lavoro di papà, mostrandomi le foto e le prove. Io non ci sono mai neanche andato a letto con Dylan, ha solo sparso la voce ma non potevo dire niente altrimenti sarebbe andata dalla polizia. Ci stavo solo proteggendo, Paris, non potevo dirtelo. Non odiare anche me, ti prego.» Vorrei chiedergli se ne ha parlato con Bethany, per questo lei l'ha perdonato, ma non reggerei un'altra persona.

Mi mordo il labbro. «Puoi uscire, per favore? Vorrei stare da sola.» Disperarmi senza nessuno intorno che mi provi a consolare perché, diciamocelo, non c'è niente da consolare. Sono stata una stupida a fidarmi di Clyde e a ignorare i segnali, ma soprattutto sono condannata per colpa dei miei genitori biologici. Due drogati, mamma che mi ha abbandonato e papà che ha continuato il suo impero di cocaina di nascosto.

«Non ti fa bene stare così tanto tempo da sola, chiusa qui dentro.» Prova a fare un passo verso di me, ma si ferma non appena io mi ritraggo con le gambe. Una volta andavo sempre tra le braccia di Liam quando stavo male, ma adesso non mi sento a mio agio. Mi ha tenuto nascosto delle cose anche lui, proprio come papà e Clyde.

Deglutisco a fatica. «William, esci. Altrimenti giuro su tutti i santi che mi metto ad urlare.» Fortunatamente non fa resistenza ed esce davvero, dopo avermi detto anche lui di mangiare. Quasi quasi non lo faccio apposta perché me l'ha detto lui.

Mio fratello richiude la porta dietro di sé, ed io mi alzo per prendere una felpa. Anche se è inizio giugno tremo perché piango. Non faccio altro che peggiorare le cose, però, quando apro l'armadio e la prima cosa che vedo è la giacca di Blake, quella di football che mi ha regalato il giorno in cui ci siamo baciati per la prima volta. La prendo con le mani che tremano e, senza neanche volerlo, la stringo al petto. Odio Clyde, odio mio padre e inizio ad odiare anche mio fratello. Ma soprattutto odio me stessa perché nonostante tutto, non riesco a lasciare andare Blake. Il mio corpo si rilassa non appena sento il suo odore. «Perché diavolo l'hai fatto, Clyde?» Sussurro, per poi buttare la giacca nel cestino della spazzatura.

Buon ultimo dell'anno!! ❤️
L'anno scorso vi avevo fatto un augurio di mezza pagina, e non ha portato molto bene, per cui me lo risparmio in questo Capodanno haha. Vi dirò solo che ho un sacco di obiettivi nel 2021 che voglio provare a raggiungere, alcuni sono ancora quelli del 2020 che non ho potuto portare a termine (ad esempio iscrivermi a teatro, mannaggia al Covid). Voi che buoni propositi vi siete prefissati per il 2021? Il mio primo è imparare a volermi bene e avere più fiducia in me, spero che questo sia l'anno buono in cui ci riesco

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