Withered

By bemyshai

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Un importante incarico segna la vita di Abigail, nobile strega dal sangue reale: ricondurre a sé il potere li... More

•Capitolo I
•Capitolo II
•Capitolo III
•Capitolo IV
•Capitolo V
•Capitolo VI
•Capitolo VII
•Capitolo VIII
•Capitolo IX
•Capitolo X
•Capitolo XI
•Capitolo XII
•Capitolo XIII
•Capitolo XIV
•Capitolo XV
•Capitolo XVI
•Capitolo XVII
•Capitolo XVIII
•Capitolo XIX
•Capitolo XX
•Capitolo XXI
•Capitolo XXII
•Capitolo XXIII
•Capitolo XXIV
•Capitolo XXV
•Capitolo XXVI
•Capitolo XXVII
•Capitolo XXVIII
•Capitolo XXIX
•Capitolo XXX
•Capitolo XXXI
•Capitolo XXXIII
•Capitolo XXXIV
•Capitolo XXXV
•Capitolo XXXVI
•Capitolo XXXVII
•Capitolo XXXVIII
•Capitolo XXXIX (Parte I)
•Capitolo XL (Parte II)
•Capitolo XLI
•Capitolo XLII (Finale)
Ringraziamenti
Sequel!

•Capitolo XXXII

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By bemyshai

— Padre... padre, dov'è la mamma? — sussurro, aggrappandomi al tessuto dei suoi pantaloni, troppo bassa per arrivare persino alle sue mani. Posa il suo sguardo su di me e con un sussulto lascio la presa sulla sua gamba.

— Se n'è andata. Dimenticati di lei. Sarebbe meglio che tutti ci dimenticassimo di lei.

Inizio a singhiozzare ancor prima che mi renda effettivamente conto delle sue parole, ma a lui non importa già più. Si sistema i polsini della camicia e si dirige verso l'uscita della stanza.

Non so perché lo chiamo un'altra volta, forse perché ho davvero bisogno di lui in questo momento in cui non riesco nemmeno a elaborare il peso delle sue parole.

Arresta il passo per un istante e poi riprende a camminare, scomparendo dalla mia visuale.

Sono di nuovo sola.

*  *  *

— Abigail! — grida qualcuno, e per lo spavento spalanco gli occhi. — Stai bene?

Esistono diversi modi per elaborare il dolore, e io padre ha scelto il peggiore: non farlo proprio. Ha ridotto sé stesso in una facciata gelida delle sue emozioni, forse per non soffrire, forse per non fare soffrire la propria figlia di appena quattro anni, ancora troppo piccola per capire che la propria madre non sarebbe ritornata mai più. Solo adesso mi rendo conto che, forse, non si voltò per paura di crollare in pezzi proprio di fronte a me.

Derek mi scuote per le spalle e m'invita a riportare il suo sguardo su di lui, prima fisso sulle ventose colline dello Jeshire, campagna poco lontana da qui.

Inspiro profondamente e costato che i miei polmoni sono finalmente liberi di immagazzinare aria, ma quando il mio sguardo si posa si Derek resto senza fiato.

Il suo viso è deturpato da ogni genere di bruciatura, che corre fin sotto il collo, costellato da ustioni sia lievi che gravi. Non trovo parole per esprimere quanto mi senta in colpa in questo momento. — Lasciami qui, te ne prego — mormoro. — Vattene prima che sia troppo tardi.

Scuote la testa. — Ho consumato troppo energie per venire qui, quindi mi servi — dice stancamente. — Oggi sarai il mio taxi privato — mormora con una punta di soddisfazione.

— Molto interessante. È sempre stato il sogno della mia vita — esclamo. — Come ti vengono in mente certi colpi di genio?

— Sinceramente non saprei, mi arrivano sul momento. Non si possono prevedere — afferma. Sospira e il suo sguardo diventa riflessivo. — Dobbiamo trovare un modo per farti riprendere le forze in fretta — mormora, — ora sei in grado di smaterializzarti? — Provo a effettuare l'incantesimo ma il mio corpo sembra bloccato. Un'ondata di dolore mi travolge e io stringo i denti dal dolore. — Non ti preoccupare — mormora, prima che possa anche solo aprire bocca. — Togliti la camicia, devo vedere che cos'hai.

Annuisco seppur con una certa riluttanza, ma non è il momento per lasciarsi prendere dal pudore. Sbottono la camicia il più velocemente possibile mentre Derek osserva l'orizzonte. — Ho fatto — affermo richiamando la sua attenzione, e quando si volta verso di me il suo sguardo indugia sul mio seno. — Sono piuttosto sicura che la ferita non sia lì — lo richiamo, mentre sulle sue guance prende largo un leggero rossore.

— Oh... s-sì — bisbiglia scuotendo la testa. Riporta il suo sguardo sul mio ventre e sfiora la ferita – che assomiglia a un lungo taglio – che adesso è coperta da un leggero strato di ghiaccio. — Va bene, non è messa così male — mormora. — I tessuti della pelle cominciano a rimarginarsi, ma molto lentamente — constata, posando, in un gesto involontario, la mano sulla fronte. — Dobbiamo velocizzare il processo. Qual è il punto dove è presente più potere magico?

— Il castello — rispondo immediatamente. Allungo il busto per recuperare la mia camicia ma Derek si pone davanti a me.

— Scordatelo, è piena di sangue. Prendi la mia — Si alza in piedi e si slaccia la camicia con movimenti che gli risultano provocanti senza il minimo sforzo. — Tieni — sussurra, porgendomi la sua camicia, che involontariamente ignoro per osservare come un'ebete il suo fisico statuario. Sventola la camicia sul mio viso e io mi riprendo, mentre lui mi fissa con un lieve sorriso sul volto.

Fin da quando infilo il braccio nella prima manica ho la consapevolezza che ci galleggerò dentro, e in effetti è così: mi copre interamente le mani e mi arriva circa a metà della coscia.

— Bene — costata. Mi prende sulle spalle tenendomi per le cosce, mentre io gli stringo le braccia intorno al collo. — Allora andremo al castello!

—No! Tu sei pazzo! — protesto cercando di divincolarmi, ma sono ancora troppo debole. — Derek, fermati, aspetta — mormoro. — Aspettiamo qua. Ci vorrà più tempo, è vero, ma tu correrai meno pericoli; se vai al castello potresti ferirti, è più prudente rimanere qui.

— Sì, ma è più veloce andare al castello, un po' di energia magica in più non mi fa né caldo né freddo, è più pericoloso prolungarne l'esposizione — Come al solito non ha difficoltà nel trovare argomentazioni migliori delle mie.

— Ma... — bisbiglio, — è comunque pericoloso!

Lui aumenta il passo. — Certo che qui è tutto così strano... — inizia, cambiando discorso. — L'atmosfera ha quella nota di surrealismo che mi fa rabbrividire...

— Derek... se ti ferisci non te lo perdonerò mai! — sbotto, inviperita, causandogli soltanto un sorriso divertito.

Tuttavia, più il nostro tragitto diventa lungo, più la mia volontà sembra indebolirsi. Appoggio la testa sulla sua schiena e rischierei di addormentarmi, ma Derek svolta improvvisamente un angolo e io mi ritrovo sballottata a sinistra e con gli occhi sbarrati.

Continua a camminare lungo le vie principali della città finché entrambi non ci accorgiamo degli sguardi esterrefatti che si posano su di noi. — Prendiamo una strada secondaria — propone, più che altro a sé stesso.

Poso il mento sulla sua spalla e constato con terrore che la sua pelle è sempre più calda.

— Emani calore...

— Perché qui si muore di caldo, come fai a viverci? — chiede sereno, ma so bene che in realtà per lui è una sofferenza vera e propria rimanere qui.

Sgrano gli occhi. — Mio... mio padre! Ti ucciderà, Derek!

— Oh, sta' tranquilla, si vede lontano chilometri che tuo padre in realtà stravede per me — sghignazza.

Gli tiro una manata sulla spalla. — No... ti farà a fettine! — ribatto. — Posso farcela, adesso! La ferita non si è ancora richiusa, ma...

— Allora niente — taglia corto. — Dobbiamo aspettare; sai bene anche tu quali sono i rischi di smaterializzarsi non nel pieno delle forze.

Mi ritrovo a sospirare, e dopo qualche minuto giungiamo di fronte all'enorme entrata del palazzo reale, come al solito priva di guardie: è inaccessibile, infatti, senza il mio consenso o quello di mio padre. Le porte si spalancano e Derek avanza di qualche passo, ma perfino per lui è impossibile resistere oltre: mi appoggia a terra, sembra improvvisamente sfinito. — Fa' vedere — mormora stancamente.

Io annuisco e scopro la ferita, ormai quasi del tutto rimarginata. — Un minuto e possiamo andarcene — affermo.

— Va bene — annuisce. — Esco un attimo.

— Non te lo consiglio — lo interrompo. — Sei troppo vulnerabile, saresti un ottimo bersaglio persino per un popolano. So che è una tortura rimanere qui per te, ma almeno sarai sotto la mia protezione — Analizzo il suo volto provato: le sue bruciature sono peggiorate e il suo labbro ha iniziato a sanguinare. — Forse te lo posso ghiacciare — propongo.

Scuote la testa. — Le streghe non possiedono il potere del ghiaccio.

— Magari è una delle mie doti segrete — insisto, — come leggere nella mente.

— Io... devo ancora capire come hai fatto — confessa, appoggiandosi al muro retrostante.

— Anche io — mormoro. — Molto probabilmente è un potere dei reali. — È guarito! — esulto, dopo un po'. — Forza, sbrighiamoci ad andar...

— Tu!

Il personale della casa, se prima aveva arrestato le pulizie osservando me e Derek, adesso butta gli utensili a terra e fugge a nascondersi nei corridoi. L'avrei fatto anche io, perché a nessuno piace assistere alle sfuriate del Re – ex Re, adesso – ma i miei arti sono gelati, e sono sicura che se lasciassi Derek qui da solo, mio padre lo ucciderebbe. In fin dei conti gli ho promesso la mia protezione. — Dimmi che sei ubriaca, non puoi aver fatto una cosa del genere da sobria — Si passa una mano sul viso, disperato. Non riesco a rispondere. — Allora sei fatta? — tenta lui, ma ancora non do risposta. — Quindi... che cazzo ti salta in mente, Abigail? Ti rendi conto di che diavolo hai fatto? Ehi, ma io ti ho già visto... — mormora in direzione di Derek.

Finalmente ritrovo la voce: — Ma no, padre... — farfuglio, non riuscendo però a fargli distogliere lo sguardo da Derek. Lo intensifica addirittura ma Derek sembra non farci caso, siccome continua a fissarlo senza ritegno. — Chiamatemi quando abbiamo finito con questo intenso scambio di sguardi, davvero emozionante — sbuffa.

Mio padre sgrana gli occhi. — Tu, tu sei... — Oh no. — Hai fatto entrare il Re dei noxious... a palazzo?!

È inutile rispondergli, perciò afferro la mano di Derek e, prima che sia troppo tardi, cerco di uscire dal palazzo, poiché al suo interno non è possibile smaterializzarsi.

Le porte si chiudono di fronte a noi. — Rimanete ancora un po', reali — afferma mio padre. — Hai fatto la tua scelta, giusto, Abigail? Ora ne pagherai le conseguenze.

Sento il cuore battermi in gola. Apre un palmo della mano di scatto, e l'aria si satura di energia magica pura, che per me è un toccasana, ma per Derek...

Lo sento immediatamente urlare.

— Smettila! — grido, fuori di me. — Lui mi ha salvato, ed è questo il tuo ringraziamento? Torturarlo? Dovresti vergognarti, padre!

Non ho mai osato parlare a mio padre in questo modo, e non voglio pensare alle conseguenze.

Dalle punte delle dita iniziano a disperdersi degli strani fasci neri. Non ho la più pallida idea di cosa siano: non è magia d'ombra, poiché lì i fasci sono di color grigiastro, mentre adesso assumono le più varie tonalità del nero intenso, sfociando anche nel blu notte.

Mio padre mi osserva con uno sguardo a metà tra il sorpreso e lo spaventato. È assurdo vedere questa emozione sul suo volto, così come è assurdo che non abbia nemmeno replicato il mio sfogo contro di lui.

Scuoto la testa: non importa, adesso non ho il tempo di preoccuparmene. Le porte d'entrata sono socchiuse perché mio padre ha perso la concentrazione, perciò non perdo tempo e scatto verso Derek.

— Ce la fai a reggerti in piedi? — mormoro. Sembra svenuto. — Non ce la faccio a sollevarti, devi aiutarmi, Derek! — urlo, e finalmente lui sembra destarsi.

Socchiude gli occhi e mi fa un lieve cenno del capo, così gli cingo le spalle e provo a trascinarlo al di fuori del palazzo. L'unico aiuto che riesce a darmi è sostenere, almeno in parte, il suo peso, ma riesco a vedere quanto sforzo gli costi.

Non perdo tempo e mi smaterializzo via, lontano da questo luogo che non gli ha provocato altro che dolore. Certe volte mi sento così, come se la mia vicinanza potesse infliggergli soltanto sofferenza.

Appena riprendo coscienza del mio corpo, ci troviamo sulla Terra, a casa di Derek. Il quale è appena svenuto.

Gli sfioro la fronte e all'istante ritiro la mano: è bollente.

— Eric! — grido. — Eric ti prego... ti prego vieni qui! — singhiozzo, sentendomi le guance bollenti, rigate dalle lacrime. Se lui morisse, non me lo perdonerei mai.

Non posso piangere proprio adesso... mi asciugo il viso con il dorso della mano quasi infastidita.

— Chi osa pronunciare il mio nome — canticchia annoiata una voce proveniente dalla fine del corridoio.

— Eric!

Si volta verso di me, e, dopo aver visto Derek sdraiato a terra, corre immediatamente nella nostra direzione. — Che cazzo gli hai fatto! — ringhia entrando nel panico.

— Cosa... cosa facciamo? — Eludo la sua domanda.

— Cosa facciamo? — ripete fuori di sé. — Vattene prima che ti uccida con le mie mani!

La mia attenzione è rapita per un istante dai fasci neri che continuano ad espandersi dalle mie dita come dei filamenti ondulatori. Scuoto la testa e nascondo le mani dietro la schiena. — Scordatelo! — ribatto. — Non lo lascerò mai in queste condizioni! — esclamo, furiosa. Il suo sguardo sorpreso si posa su di me.

— Servono anime nere — afferma, improvvisamente glaciale. — Muoviti!

— Come faccio a creare anime nere? — domando a mia volta, nervosa.

— Fatti invidiare, odiare dalle persone. Capito?

— Eric, Eric non c'è nessuno qui — sussurro, ormai priva di qualsiasi volontà. Persino io so che è una follia, ma Eric è una persona irascibile e al momento è l'unica opzione che ho.

— Ascolta — Si alza da terra con un ringhio, puntandomi il dito contro. — Ora tu fai qualcosa, o giuro che ti torturerò fino a che non impazzirai di dolore!

Mi trattengo dal sorridere. Ha abboccato.

— Non ne ho voglia; in fondo, se morisse, non sarebbe una perdita così grave...

—Non osare! — urla furente di rabbia. Sento la sua anima nera crescere d'intensità, ma stranamente non mi dà affatto fastidio. Quasi non la percepisco.

— Perché? Per pausa delle tue innocue minacce? Tsk. In effetti la sua morte mi trarrebbe vantaggio, sareste più vulnerabili, e noi saremmo in grado di conquistarvi — Non penserei mai delle cose del genere, tanto meno le direi se non fosse strettamente necessario.

Spero con tutto il cuore che questa cosa funzioni.

Eric si getta su di me e in un balzo mi stringe il collo in una presa ferrea, traendo piacere nel conficcarmi le dita nella pelle e gioendo ogni volta che l'ossigeno mi viene a mancare.

Lo lascio fare e spero che non mi strangoli prima che la sua anima abbia raggiunto l'apice del potere, cosa che per fortuna non accade. Quando il potere dell'anima di Eric giunge al massimo, sento Derek tossire.

— Sì! — esulto. Scosto Eric che mi guarda spiazzato. — Sta funzionando!

— Co... cosa? —bisbiglia, ma non gli rispondo, perché corro verso Derek. Gli poso una mano sulla fronte, notando che la sua temperatura corporea sembra stabilizzarsi, o almeno è un po' più fresco.

— Su, forza Eric! Continua ad odiarmi, abbiamo bisogno di anime nere, no? — chiedo ovvia. La sua anima non può più servire, perciò decido di scoprire le carte in tavola.

— Ah... ma sì, sapevo che stavi fingendo — mormora.

— Ma certo, non sei così stupido a credere nella mia pessima recitazione — aggiungo, giusto per farlo sentire ancora più in imbarazzo, e lui non apre bocca.

Diamine, odio questi stupidi fasci... in un raptus nervoso sbatto il palmo della mano sul marmo del pavimento, e osservo, quasi ipnotizzata, i cristalli di ghiaccio che ne fuoriescono.

Non so cosa sia, non lo so davvero, ma non mi passa nemmeno per la testa di domandarmelo. Gattono verso Derek e appoggio entrambe le mani sulla sua fronte. La sua espressione si rilassa e sono grata che ne possa trarre un po' di sollievo.

— Cosa hai intenzione di fare? — mormora Eric nella mia direzione, gettando momentaneamente l'ascia di guerra.

— Non lo so — confesso. Qualcuno bussa alla porta e io mi alzo da terra. È meglio che sia Eric a restargli accanto. — Vado ad aprire — annuncio.

Spalanco la porta e solo adesso mi rendo conto di essere sfinita. Come se non bastasse, di fronte a me trovo Cathrin.

Ha le braccia incrociate e lo sguardo di ghiaccio.

— Ciao Cat — bisbiglio, abbozzando un sorriso. — Cosa ci fai qui?

— Potrei farti la stessa domanda — sputa. — Devo vedere Derek.

— Non... non può in questo momento.

— Perché? — erompe innervosita.

Beh, al momento sta morendo, ma se vuoi te lo saluto!

Reprimo immediatamente questa risposta.

— È occupato — rispondo invece.

— A fare cosa?

— Non credo ti riguardi. — taglio corto.

— Abigail, devi aiutarmi! — urla Eric — I valori... i valori stanno calando! Potrebbe morire!

Merda. Tento di reprimere la preoccupazione e decido che devo liberarmi al più presto della ragazza. All'istante.

— Cosa?! — squittisce.

— Un videogioco! Devo andare, potrebbero perdere la partita! — Che scusa patetica! Sono imbarazzante.

— Tu stai scherzando! — sbotta, mentre io sussulto. — E speri che me la beva?

Il suo strillo fa accendere una lampadina in me, e capisco che questa è un'occasione troppo rara e preziosa per lasciarmela scappare. So cosa devo fare, e se anche mi si ritorcesse contro, non m'importa. Ho già preso la mia decisione.

Io ho già subito gli effetti della sua anima, ma Derek non ancora.

— Non mi interessa — inizio. Non sarà troppo difficile farmi odiare da lei, anche perché sono già a un buon punto di partenza; basterà lasciar fuoriuscire la parte peggiore di me, la Principessa viziata ed egocentrica. — Cathrin, fattene una ragione, lui non ti vuole. Lo sai anche tu. Perché continuare a provare?

— Lui... lui mi aveva di avere il suo cuore! — inizia, in procinto di scoppiare in singhiozzi.

— Evidentemente ti ha mentito. Quasi mi fai pena. Credevi davvero che con te si sarebbe risparmiato? Sei un'illusa. Ha fatto sesso con molte persone, e averti fatto credere una favoletta romantica non rende le cose diverse.

— Lui mi ha invitato al ballo — constata. Ormai sta giocando la sua ultima carta, ma io ho già vinto. — Sei solo invidiosa!

— L'aveva chiesto a me, ma ho rifiutato. Sei solo uno scarto.

Era proprio quello che cercavo, e sono certa di averla ridotta in pezzi. Resta senza parole mentre i suoi occhi si riempiono di lacrime, ma non riesco a sentirmi in colpa per questo.

La sua anima libera il potere oscuro come una lenta esplosione; esso si libra nell'aria ma non mi attacca, non mi ferisce: sembra quasi evitarmi e mi scivola dolcemente addosso regalandomi, con una brezza fresca, una sensazione di improvvisa serenità.

Che diamine vuol dire?

— Sarai la mia peggior nemica d'ora in poi — ringhia con lo sguardo iniettato di veleno.

In risposta le sbatto la porta in faccia.

— Sta... sta funzionando! — esulta Eric, con quasi le lacrime agli occhi dalla felicità. Sto per liberarmi in un sorriso quando a un tratto sgrano gli occhi.

— La sua maglia... Eric, perché la sua maglia è imbrattata di sangue?!

— Ma che cazzo... — mormora. Si passa una mano tra i capelli e gli alza la maglia per scoprire da dove provenga tutto quel sangue. Ha una brutta ferita sul fianco.

— Ma cazzo! — prorompo, precedendolo.

Mi sfrego le mani per produrre delle piccole scintille di ghiaccio, dopodiché inizio a ghiacciare la parte lesa.

— Tu... tu hai il potere del ghiaccio?!

— Sì; puoi aiutarmi? — domando impaziente. Lui annuisce, così ci mettiamo circa dieci minuti per guarirla totalmente, eppure Derek non dà segni di miglioramenti. Inizio seriamente ad avere paura. — Perché non si sveglia?! — urlo disperata, cercando di trattenere le lacrime. — Eric, cosa dobbiamo fare?

— Non lo so... — confessa improvvisamente privo di vita, accasciandosi lungo il muro. Il suo sguardo è spento. No no no... non ho bisogno di un Eric senza forza di volontà, perché poi probabilmente la perderei anche io.

— Eric! — continuo. — Svegliati, dobbiamo... dobbiamo salvarlo... — mormoro ormai senza voce. L'unico suono in questo corridoio di morte è quello dei miei singhiozzi.

Osservo le mie mani imbrattate di sangue. Non può davvero essere stato tutto inutile.

Eric all'improvviso sussulta. — Isabelle! Isabelle! — urla. Si rivolge a me: — Se c'è una persona in grado di curarlo, è sua sorella.

Isabelle, di fronte a noi, corre nella nostra direzione e sgrana gli occhi. — Che diavolo gli hai fatto?! — sbraita nella mia direzione, fuori di sé. Ne ha tutto il diritto; persino io sono furiosa con me stessa.

— Cosa facciamo? — irrompe Eric.

— Serve il potere di un noxious reale — si rivolge ad Eric, — io non posso farlo, non sono abbastanza potente, e nostro padre è via con Cornelius, potrebbero volerci delle ore! Ma a quel punto per Derek non ci sarebbe più niente da fare...

— Dobbiamo avvisarlo! In una mezz'ora sarebbe qui, e... — A questo punto smetto di ascoltare. Non funzionerà, anche la metà del tempo sarebbe troppa. Derek sta morendo; bisogna fare qualcosa, subito.

Eric e Isabelle corrono via, diretti chissà dove, lasciandomi campo libero. Il mio sguardo è calamitato dalle mie mani, da cui, all'istante, riprendono a fluire quegli strani fasci neri. Stringo i pugni e un flusso di energia si espande attorno a me.

Striscio verso il corpo incosciente di Derek e appoggio le mani al centro del suo petto. — Mi dispiace, ti farà male, ma resisti; ti prego, resisti... — Ingoio le lacrime e stringo i denti, così lascio fuoriuscire i miei poteri dando loro libero controllo.

I fasci circondano il suo corpo come se fossero delle scariche elettriche, e per un momento vacillo.

No, devo andare fino in fondo.

Dopo una manciata di minuti, ormai sfinita, sollevo le mani. Lui esala un sospiro, socchiude gli occhi, fino a quando non mi punta dubbioso con lo sguardo.

Allora mi incazzo, mi incazzo seriamente.

Tremo per la rabbia, e con la forza che mi resta in corpo cerco di tirargli un ceffone, inutilmente. — Sei un idiota! — grido. — Ti avevo detto di non farlo, ti avevo detto che rischiavi la vita... ma come hai potuto?! Non ti azzardare mai più, deficiente! — concludo, constatando che quello che provo non è rabbia, bensì sollievo. Lui mi osserva sconvolto.

Respiro pesantemente, così pesantemente che ben presto il fiato si trasforma in singhiozzi incontrollati e liberatori e, mentre piango, mi libero in un sorriso carico di gioia. — Io... ti ringrazio — mormoro.

Il mio cuore è leggero e nel profondo so che non è giusto, che è sbagliato, ma non voglio rinunciarvi.

Ormai siamo legati, e andremo entrambi a fondo.

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