1. l'arrivo

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Ivy's pov

I miei occhi scorrono sul paesaggio fuori dal finestrino. Il sole sta ormai tramontando sul bosco che circonda la linea ferroviaria. I binari riflettono il colore del cielo, incendiandosi. Sopra le prime stelle iniziano a comparire, tra di loro un sottile spicchio di luna.
Guardo l'orologio. Sono ormai le sette di sera, dovrei arrivare fra poco. Il brano che stavo ascoltando, smoke on the water dei Deep Purple, si interrompe e il mio cellulare inizia a vibrare. Guardo il mittente della chiamata. Mio padre. Schiaccio la cornetta rossa e il numero 17 appare in un pallino rosso sull'icona delle telefonate. Sbuffo. Non può pretendere il mio perdono dopo avermi spedita nel rigidissimo istituto di un paese straniero. Giappone. A chi verrebbe mai in mente di trasferirsi lì da Londra? Sospiro e alzo il volume delle cuffie. Mi guardo attorno: il mio scompartimento è vuoto, ovviamente mio padre l'ha prenotato interamente per me. La fredda voce di una donna esce dall'altoparlante. Sono arrivata.
Scendo dal treno e mi dirigo verso un facchino che mi restituisce la mia valigia e la custodia del mio basso. Controllo che non si sia rotto, è la cosa a cui tengo di più. Sembra intatto. Accarezzo leggermente il corpo dello strumento, perfettamente lucidato, e pizzico leggermente le corde. Quindi richiudo la custodia e esco dalla stazione. Guardo distrattamente il pullman di quella che sarà la mia scuola. Mi dirigo verso un taxi. Il conducente carica i miei bagagli e io gli dico l'indirizzo.

L'ampio cancello si apre. Il taxi percorre il viale d'ingresso e si ferma davanti all'ingresso principale, in un cortile circolare al cui centro si trova una fontana. Scendo sotto lo sguardo stupito delle altre studentesse e lascio che il tassista scarichi le mie cose. Pago la corsa ed entro.
Una donna giovane che sembra essere una segretaria cerca di dirmi qualcosa.
"So già dov'è il suo ufficio" la interrompo. Ovviamente durante il viaggio ho avuto modo di informarmi riguardo la mia futura scuola, riuscendo anche a scaricare una piantina dell'intero edificio.
La preside è una donna di mezza età. È vestita in modo semplice e severo, ha una crocchia sulla nuca e un paio di occhiali appoggiati sul naso. Tipico.
"La signorina Gaulman?" chiede
Annuisco e mi siedo sulla poltrona di fronte a lei.
"Sembra non abbia usufruito del nostro servizio di trasporto" osserva la donna
"Preferisco altri mezzi"
"Vede signorina, lei dovrebbe usare i mezzi forniti dall'istituto"
"No" replico "non è scritto sul regolamento"
La preside mi guarda stupita. Io ricambio. Alla fine è lei ad abbassare lo sguardo. Mi consegna dei moduli e una chiave.
"La sua stanza è la 379, secondo piano..."
"Corridoio a sinistra. Arrivederci" finisco io per lei, uscendo dall'ufficio.

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