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Capitolo 1

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Jessica

8 Novembre 2018
Gli alberi ora mai sono privi di foglie, il cielo viene spesso coperto da nuvole grigie e il sole si presenta in quei pochi giorni d'inverno.
Non mi stupisco del fatto che qui in Inghilterra l'inverno è quasi sempre alle porte.
Il freddo mi accarezza la pelle, decido di indossare un maglione con uno strappo che mi ricorda la volta in cui mia madre decise di modificarlo, però non lo concluse.
La neve inizia a scendere delicatamente.
Attraverso la finestra di camera mia, osservo attentamente i bambini che escono dalla scuola entusiasti della neve.
Mostrano tanta felicità, iniziano a costruire pupazzi di neve, a fare le battaglie, si sdraiano a terra agitando le braccia e le gambe formando un angelo.
Quanto vorrei poter andare anche io a immergermi nelle loro battaglie di neve, essere allegri del fatto che nevichi, ed essere felice come loro.
Mentre mi perdo nel loro divertimento sento una voce di una donna provenire dalla camera accanto.

<<Jessica!>>esclamò la sorvegliante. Corro da lei e gli dissi

<<Si, mi dica?"

<<Inizia a indossare guanti e giacca, devi aiutare il signor Ramòn a portare delle scatole nel suo garage e ricordati che quando suona la campana alle dodici devi rientrare subito>> replicó.

<<Si certo, inizio subito ad andare>> rispondo.

Mi fa piacere aiutare il signor Ramòn, è un signore di settant'anni ed è il nostro giardiniere, abita vicino a noi. Mi ricordo da piccola, quando mi facevo male, veniva a medicarmi e mi portava una caramella e mi diceva sempre che le persone quando si fanno del male, si rialzano. Si rialzano sempre più forti di prima.
E' come un nonno che non ho mai avuto, mi strappa sempre un sorriso.
Esco dal portone e mi dirigo verso casa sua e vedo lui che mi aspetta con un dolce sorriso. Con un tono alto mi urló

<<Buongiornooo Jess.>>

<<Ciaooo Ramón!>> gli gridai.

Mi dice di entrare a casa sua, ma neanche mettendo il piede all'ingresso riesco già a vedere i grandi scatoloni che mi chiamano.
Ramón vide la mia espressione e ridendo mi disse

<<Tranquilla, alcuni sono da buttare.>>
Grazie a cielo, non avrei sopportato tutto quel peso.

<<Inizia con queste scatole piccole, però attenta ci sono oggetti preziosi di Claire.>>

Claire era la moglie di Ramòn, una donna dolce, con gli occhi di un colore azzurro ghiaccio, carina e capelli bianchi ma così morbidi che sembrava zucchero a velo bianco e ti veniva voglia di mangiarli. Ricordo quando Claire ci portava dei biscotti al pan di zenzero appena sfornati, biscotti che provai una volta nella mia vita di nascosto. Vi chiederete il perché solo una volta? Beh, perché nell''orfanotrofio non ci era permesso, ancora oggi, di ricevere oggetti o altre cose da parte di sconosciuti. Ma loro per me non erano sconosciuti.
Si, sto in un orfanotrofio da quando avevo 6 anni, da quando mia madre è morta e mio padre mi ha lasciata da sola portando con sé mio fratello Jason.
Jason è più grande di me di quattro anni, mio padre un giorno se lo prese abbandonandomi a casa da sola dicendo che sarebbero andati a fare una passeggiata, ma non ci fu il ritorno di loro da allora. Ora essendo diciassettenne dovrò ancora aspettare un po' per poter uscire da quest'orfanotrofio.
Arrivo al garage, con le scatole in mano cerco un posto dove appoggiarli ma non ne trovo.
Dietro di me sento una voce maschile dicendomi

<<Puoi lasciarli anche lì, ci penso io a metterli apposto.>>

Mi giro di colpo e vedo questo ragazzo alto, bello, magro, con i ricci che li spuntano dalla testa, occhi verdi e che teneva in mano una valigetta di attrezzi.

<<Oh si va bene li lascio qui>> dico balbettando.

<<Tu devi essere Jessica giusto? Mio nonno mi parla molto di te>> mi disse. Confusa gli rispondo

<<Tuo nonno chi?>>

<<Si! Mio nonno Ramòn.>>

Io sorpresa replico

<<Oddio si, non pensavo fossi suo nipote.>>

<<Ora lo sai>>, mi allunga la mano e mi dice

<<Piacere, mi chiamo Taylor>> Per essere simpatica gli dico

<<Non ho bisogno di dirti il mio nome suppongo, quindi piacere mio.>>
Lui inizia a ridere e dalle sue guance spuntano due fossette, lo ammetto ha un bel sorriso.

Dopo la risatina, mi disse

<<Come mai non ti ho mai vista da queste parti? Nel senso, è la prima volta che ti vedo.>>

<<Mi sono trasferita da poco, prima abitavo in città però comunque venivo spesso da tuo nonno.>>

Wow certo che potevo dire una bugia più convincente.
Decido di cambiare argomento e mi propongo di aiutare Taylor a mettere in ordine il garage.
Iniziamo a spostare vecchi mobili, oggetti che secondo Ramón avevano un gran valore, ad un certo punto Taylor mi disse

<<Allora come ti trovi qui?>>

<<Emh... bene si, non come in città però è un bel villaggio>> Ecco un'altra bugia.

<<Si è carino, ma non ti aspettare negozi con vestiti supercostosi, macchine lussuose che girano in strada, queste cose io le ho viste solo nei film.>> Entrambi ridiamo, sento subito che siamo entrati in una buona sintonia.

<<No, sicuramente non ci ho mai pensato>> gli dico. Che poi di vestiti costosi che ho indossato è stato solo la divisa che ci hanno assegnato il primo giorno.
Sento il rumore di una campana...oh cavolo è la campana di mezzogiorno! Di fretta gli chiedo

<<Taylor che ore sono?>>

<<Sono le 12.00, perché c'è qualche problema?>> mi disse con l'espressione confusa. Inizio a correre e gli urlo

<<Scusami devo andare>>

<<Jessica aspetta ti è caduto...>>

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