Prologo

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Diane's pov

Il buio. Il silenzio. La notte. Dormivo, respirando piano, profondamente. Niente avrebbe potuto turbare il mio sonno. Niente lasciava intendere che quella sarebbe stata la notte che mi avrebbe cambiato la vita. Sogni dai colori accesi mi facevano compagnia. Rincorrevo un coniglio bianco, che saltellava a destra e sinistra, guidandomi per quelle lande incantate, in cui tutto era possibile, a differenza del mondo reale. Poi il coniglio svanì. Mi guardai intorno. Tutto intorno a me iniziò a farsi offuscato. I colori e i suoni del vero mondo, al di là della cortina del sogno, iniziavano ad essere più vicini. Dal sonno passai al dormiveglia. La realtà era vicina, ma allo stesso tempo sfocata, morbida, estranea ai miei sensi. Poi finalmente aprii gli occhi. Dovevo ancora abitarmi all'oscurità. L'unica cosa riconoscibile era la luce di un lampione, che si faceva spazio nella stanza attraverso i fori della tapparella. L'unica altra fonte di luce erano i numeri verdi del display dell'orologio, che come sempre scandiva il tempo dalla mensola. Le due di notte. Pian piano le ombre confuse iniziarono a prendere forma. L'armadio, la scrivania, gli altri mobili. Ma perché mi ero svegliata a quell'ora della notte? Impiegai poco a comprendere. Dal giardino provenivano dei suoni, che ancora non riuscivo a riconoscere. Ma ciò basto a svegliarmi del tutto. Appoggiai i piedi nudi sul pavimento, rabbrividendo. Era freddo o era paura? Probabilmente entrambi. Con quel briciolo di coraggio che avevo in corpo decisi di avvicinarmi alla finestra. Era davvero coraggio o semplicemente ero troppo stanca per comprendere veramente le mie azioni? Nonostante inizialmente le gambe non volessero muoversi, riuscii a compiere quei pochi passi che mi separavano dalla finestra. Cercai di spiare attraverso i fori della tapparella, senza alzarla. L'unica cosa che riuscii a vedere fu uno scorcio del mio giardino dall'alto, dal momento che la mia camera era al piano di sopra. Tutto normale, almeno sembrava. L'erba tagliata di recente, l'altalena, l'auto di mio padre sul vialetto, pronta per l'uso, una volta fattasi mattina. Non c'era motivo di preoccuparsi. Eppure sentivo una sensazione strana, da qualche parte nel mio corpo, in mezzo al fegato e al cuore. Tornai comunque nel mio letto, trovando un cantuccio sotto le morbide coperte, in cui rannicchiarmi. Le palpebre si abbassarono svelte. Stavo per addormentarmi di nuovo, quando un rumore indefinito, molto più forte di prima, mi svegliò di nuovo, rendendomi ancor più vigile del risveglio precedente. La mano automaticamente si mosse verso l'interruttore della luce. Non che vedere meglio mi avrebbe aiutato più di tanto, in caso di pericolo. Mi guardai attorno, spaventata e attonita. Cos'era stato? Dai fruscii di coperte provenienti dalla stanza accanto alla mia intesi che anche mio padre si era svegliato. Corsi alla finestra, questa volta alzando velocemente e senza indugi la tapparella. Dovevo vedere. Dovevo sapere. Feci appena in tempo a vedere una figura allontanarsi di corsa. Fu solo un attimo, ma mi sembrò indossasse dei pantaloni scuri e una felpa bianca, col cappuccio calato sul capo.


Spazio dell'autrice:

Questa storia è una riscrittura di una fanfiction che avevo scritto sul mio vecchio account anni fa. Ho così deciso di donarle una revisione e un nuovo inizio, su questo account, anche se non so quanti amanti di creepypasta ci siano ancora su questa piattaforma. Potrebbe essere un flop totale. Ma mi dispiaceva lasciarla lì, incompleta (già, stavolta forse riesco a finirla).

Detto ciò, se la storia vi sta incuriosendo, lasciate un voto per farmelo sapere e invogliarmi a continuare questo progetto discutibile.

Brothers [Jeff & Liu fanfiction]Stories to obsess over. Discover now