Era passato un anno. Un anno dall’esame di maturità, un anno di indipendenza, un anno dall’ammissione all’università, un anno senza le mie amiche… In un anno sono successe cosí tante cose e non le ho vissute con loro.
Ci eravamo ripromesse che alla fine del liceo niente fosse cambiato. Ma si sa, a volte le promesse sono solo parole.
Ormai ero grande, avevo 20 anni. Non dovevo aspettarmi chi sa cosa dopo il liceo come uscire con loro ogni sera, andare a ballare, la macchina ecc. Saremo cresciute. Ognuno prendeva la propria strada, le proprie scelte ed era giusto così.
Ma è passato un anno e quel gruppo su whatsapp stava scendendo sempre più giù nella lista delle chat. Dopo l’esame, nessuno di noi 7 aveva avuto il coraggio di scrivere qualcosa. Non si sa per quale assurdo motivo. Dopo la crociera da “ragazze finalmente libere e diplomate” nessuno sapeva più niente dell’altra.
Di loro so solamente le strade che hanno scelto, ma solo tramite facebook.
Marianna era entrata nella facoltà di scienze infermieristiche, era una materia che aveva sempre amato;
Consiglia era sempre stata indecisa sul cosa scegliere e infatti decise di trovarsi un lavoretto e più in la avrebbe scelto cosa fare da grande;
Imma (la mia omonima) era entrata a medicina, stessa cosa di Tresy, ma in due università diverse;
Silvia scelse giurisprudenza, anche se ha sempre voluto fare l’assistente sociale, e credo che una seconda laurea non gliela leva nessuno.
E poi ci siamo io e Giorgia che studiamo mediazione linguistica. Studiare lingue è sempre stato il nostro sogno e finalmente ce l’avevamo fatta. E poi almeno noi due siamo rimaste amiche, lo sapevo che sarebbe stata la mia compagna non solo di banco ma di vita.
Pensavo a loro ogni santa mattina. Una mattina come questa, passata su questo cazzo di M4 che passava con ore di ritardo. Ma era l’unico pullman che passava da casa mia, casa di Giorgia e poi andava alla metro che ci portava in centro dov’era la nostra università. E’ vero che eravamo grandi, indipendenti e 20enni, ma i soldi per comprarci una macchina e mantenercela non l’avevamo nessuna delle due, e quindi pullman sia.
Giorgia era appena salita sul pullman quando tolsi le cuffiette per non fare la solita asociale e come ogni mattina, l’M4 si fermava alla fermata del nostro vecchio liceo. E non posso negare che in quel punto sia io che la mia amica ci rattristavamo un po’. Come io pensavo alle ragazze ogni mattina quando passavamo fuori scuola, sono sicura che anche a lei venivano in mente tutti i momenti che abbiamo vissuto con loro.
Ma in un anno, ad essere sincera, non ne abbiamo mai parlato. Così, quel giorno decisi di rompere il ghiaccio e parlai. “Quanto mi mancano le ragazze..” dissi con una voce triste, guardando a terra.
Non la stavo guardando, ma sono sicura che Giorgia fece uno dei suoi accenni con la testa e non disse niente, come per farmi capire che anche a lei mancavano tanto. I ragazzi del liceo stavano ancora scendendo e quindi il pullman era ancora fermo lì e mi venne in mente un evento in cui, ovviamente, c’erano tutte loro.
Decisi di raccontarlo a Giorgia. Accennai un sorriso malinconico e dissi “Ricordi quando in quarta rimanemmo il pomeriggio a scuola per quel pon di decoupage di Natale? Io Marianna e Tresy aspettammo mezz’ora questo cazzo di pullman mentre tu e le altre eravate già a casa. Non immagini le bestemmie che vi buttammo!” e ridemmo entrambe.
Lei risponde con un “Scusa tanto se abito vicino, la prossima volta venivate da me e vi facevate venire a prendere a casa mia!” e io con voce triste “Già.. la prossima volta..” e poi ripetei “Quanto mi mancano..”.
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We can start all over again.
Teen Fiction7 amiche, un appartamento, nuovi amori e una grande nuova famiglia. ~Per voi amike!
