So fare le sinossi? no
Accontentatevi di queste poche righe.
The unseen parla di cinque ragazzi le cui storie si intrecciano durante una calda estate fra i boschi dello stato di Washington. Parla di magia. Parla di amicizie finite. Parla di creature...
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LA LUCE DEL SOLE FILTRAVA dalle persiane della camera da letto situata al secondo piano della casa della signorina Jess Wilkinson e donava una sfumatura dorata all'armadio facendolo sembrare il concorrente di un qualche talent show, illuminato dalle luci del palcoscenico, in procinto di esibirsi. L'armadio si trovava ai piedi del letto in cui dormiva Alana Mills che stava per svegliarsi scoprendo di aver dormito di nuovo più del solito. Si era trasferita, lì nello stato di Washington, ormai da quasi due settimane e ancora non era del tutto abituata al nuovo orario imposto dalla zia sull'inizio delle attività da svolgere durante la giornata.
Alana entrò in cucina strofinandosi gli occhi. Sorrise riconoscente a sua zia, Jess, che le aveva già preparato il cappuccino.
«Dormito bene?» domandò Jess.
«Benissimo, ho solo staccato la sveglia senza rendermene conto». In realtà non era riuscita ad addormentarsi prima delle tre, ma non c'era nessun motivo di far preoccupare la zia ammettendolo.
«Sono sicura che lunedì non avrai bisogno di nessuna sveglia, l'ansia ti farà aprire gli occhi al momento giusto» scherzò la zia girando il coltello nella piaga. Al solo pensiero ad Alana quasi non andò più neanche di fare colazione.
Lunedì ci sarebbe stata la grande riapertura del Raquette Lake Camp, il campo estivo di cui Jess Wilkinson era direttrice e in cui Alana avrebbe ricoperto il ruolo di insegnante del corso creativo.
«E non fare quella faccia! Quando eri più piccola non vedevi l'ora che arrivasse l'estate per venire qui»
«Zia, quando ero più piccola venivo qui come campeggiatrice, non avevo nessuna responsabilità. Ora sono dall'altro lato»
«Sì, sei passata al lato oscuro di coloro che svolgono lavoretti estivi», fece roteare gli occhi Jess. «E poi ti pago bene, respiri aria fresca, c'è dell'ottimo cibo: non hai di che lamentarti»
Il campo estivo era stato al centro dell'attenzione tutto l'ultimo periodo e il motivo delle ripetute litigate tra la ragazza e i suoi genitori.
"Alana, non puoi passare tutto il tempo a casa. Hai sedici anni dovresti uscire, farci arrabbiare perché rientri troppo tardi" le ripetevano preoccupati di continuo.
"Non credo sia una cosa che c'entri molto con l'età" rispondeva lei, stanca di quelle strigliate che subiva un mese si e l'altro pure, "è solo il mio carattere, e poi dovreste essere contenti che sono una ragazza responsabile".
L'aveva scampata altre volte, ma non quella. Non avrebbero permesso che passasse l'ennesima estate da sola, soprattutto adesso che sarebbero stati impegnati come ingegneri e per mesi nella costruzione di un nuovo centro commerciale. In realtà la ragazza non voleva degli amici: persone che, con molta probabilità, le avrebbero voltato le spalle alla prima occasione. L'amicizia era un sentimento nobile, certo, ma raro da trovare. Aveva assistito - e vissuto - a troppi colpi di fulmine seguiti da addii improvvisi per volersi barcamenare in qualcosa del genere e inoltre erano ben poche le persone che trovava realmente interessanti.