L'unica forza che ho

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Passeggio per le strade buie e ormai pressoché vuote della città, le mani infilate nelle tasche del cappotto per proteggerle dal freddo invernale. Affondo il viso nella mia sciarpa in cashmere, nascondendoci dentro il mento e le labbra screpolate. Non ho voglia di tornare a casa, nonostante senta il gelo di gennaio penetrarmi nelle ossa. Sono stanco di essere da solo, stanco della routine nella quale mi sono rinchiuso, stanco delle quattro mura di quell'appartamento che avevo condiviso, fino a pochi mesi prima, con colui a cui avevo tenuto più di ogni altra cosa. Stanco persino di vivere, di lavorare, di andare avanti.

Il divorzio con Erwin ha finito col distruggere tutte le mie certezze, disintegrare le mie convinzioni e ribaltare il futuro che mi ero sempre immaginato. Mi ha lasciato da un giorno all'altro, affermando che la quotidianità assieme a me l'aveva stancato e che aveva trovato qualcuno che gli aveva fatto riprovare il brivido di essere innamorato. Gli avevo allora urlato contro parole cariche di rabbia, di cui mi sono anche pentito in seguito, e gli avevo augurato una buona vita insieme alla sua fiamma, sbattendolo fuori di casa insieme a tutte le sue cose e a quelle che avevamo condiviso. Avevo strappato ogni nostra foto, dato fuoco ai suoi stupidi regali che una volta mi avevano fatto sorridere, disintegrato le sue enormi felpe che usavo come pigiama. E avrei volentieri cambiato appartamento se ne avessi trovato qualcun altro disponibile nei dintorni, poiché ogni cosa lì dentro mi ricorda di lui e dei momenti che abbiamo vissuto insieme.

Al solo ripensarci mi si contorce il cuore dal dolore là nel punto in cui prima c'era solo amore. E vorrei davvero poterlo dimenticare, cancellare quegli anni passati con lui, rimpiazzare quei ricordi con dei nuovi che non mi facciano soffrire più. Immaginare lui, il mio uomo, tra le braccia di qualcun altro è qualcosa che non riesco ad accettare. Nonostante tutto il male che mi ha fatto, non riesco ancora a chiudere il capitolo della mia vita a lui dedicato e voltare pagina, iniziandone uno nuovo. Mi sembra tutto così sbagliato, vorrei poter tornare indietro e cambiare quello che è stato, dando ad Erwin il brivido che tanto cercava e che ha trovato invece in una persona che non sono io. Tuttavia, Erwin non ha tutti i torti: la monotonia e l'inerzia sono i miei difetti più grandi e a quanto pare hanno finito con lo stancare anche lui. Per questo non riesco a fargliene totalmente una colpa.

Mi aggiro ancora un po' per quelle strade, perso nei pensieri deleteri che la mia mente continua a fare, finché non decido che forse un po' di alcol potrebbe riscaldare le mie membra congelate. Mi fermo in un vecchio bar a qualche isolato da casa mia, così dopo non devo faticre troppo per ritornarci, e mi siedo in disparte, lontano dal brontolare degli anziani al bancone e dalle risa dei ragazzi che occupano i tavoli centrali. Quando il cameriere, un ragazzino dai capelli biondi e i grossi occhi azzurri, passa per l'ordinazione, gli chiedo un bicchiere di whisky, che mi serve dopo un paio di minuti.

Osservo gli altri clienti mentre mi porto alla bocca la mia bevanda e mi sento patetico nel constatare che sono l'unico a non aver qualcuno con cui condividere un paio di chiacchiere e una sana bevuta. In particolare, ad attirare la mia attenzione, è un gruppetto di mocciosi particolarmente rumorosi, che si sfidano a chi riesce a mandar giù più shot. A vincere è una donna, che come premio urla di volere qualcosa da mettere sotto i denti. Due dei ragazzi, però, non le stanno prestando minimamente attenzione, troppo occupati a battibeccare tra loro su chi sia stato il migliore.

- Ne ho bevuti più di te, faccia di cavallo - esclama quello dai capelli lunghi e castani, raccolti in una coda disordinata dietro la nuca.

L'altro, ubriaco fradicio, fa per rispondergli a tono e gli punta l'indice contro, alzandosi addirittura per sovrastarlo con la sua figura, ma finisce col barcollare all'indietro e finire nuovamente sulla sedia. Tutto il gruppo scoppia in una fragorosa risata e persino io increspo leggermente le labbra all'insù a quella divertente scenetta.

L'unica forza che ho || RirenMga kuwentong kahuhumalingan mo. Tumuklas ngayon