1. prima che la mia vita facesse schifo

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La mia vita cambiò, quel giorno. La mia vita peggiorò, quel giorno. E' stato come se tutto il mondo mi fosse caduto addosso. Come se tutti ce l'avessero con me. Come se avessi fatto qualcosa di imperdonabile, e che tutto il mondo volesse farmela pagare. Mi chiedevo: avrei mai avuto un momento felice?

Erano diciassette anni che vivevo nella mia piccola metropoli piovosa, Londra. Ogni giorno mi svegliavo, per andare a scuola, la St. Bronagh High School. Era la mia routine: un po' noiosa, sì, ma non me ne sarei mai stancata. Erano le cose semplici che hanno reso la mia città natale un prezioso ricordo.

Ogni mattina mi alzavo dal letto, facevo un bagnetto e correvo in cucina. Salutavo la mamma, uscivo correndo e svegliavo il cane. No ok, forse non era del tutto così.

Quella mattina, la mattina che segnò l'intera mia vita, mi sono alzata e mi sono messa la mia uniforme scolastica di colore marroncino chiaro, con il simbolo della St. Bronagh vicino al seno destro, una gonna nera al ginocchio e delle calze, sempre nere. Non ci era concesso metterci scarpe diverse da quelle che ci proponevano: o anfibi neri o ballerine nere. I ragazzi avevano un po' più di libertà.

Non faccio mai colazione, perché non ho mai fame. Sono alta solo un metro e settanta e peso quarantacinque chili: devo dimagrire, per questo non perdo occasione per digiunare quando mi capita.

Saluto la mia adorata mamma dandole due baci sulle guance.

<<Bye bye Arizona, mi raccomando, fai attenzione alle macchine.>>

<<Certo mum!>>

<<Hai studiato per la verifica?>>

<<Certo, mum, ovvio!>>

<<Così ti voglio, Arizona, sei proprio la good girl della mamma.>>

<<Ti voglio bene mum, CIAO!>>

Se volete saperlo, mio padre scappò di casa quando io ero piccola. Dopo qualche anno ci arrivò la notizia che era stato investito, ed era morto.

Esco di casa e mi dirigo verso la fermata del bus, quello a due piani, quello figo, insomma. SIAMO A LONDRA. Salgo e mi siedo su un sedile. Ecco arrivare Stephany, la mia migliore amica. Mi piace tutto di lei, a parte il suo nome: è così tremendamente anni novanta! Ormai siamo quasi nel 2020.

<<Oh ciao Arizona!>> mi saluta Stephany. <<Hai sentito di Carly e Gordon? Ieri Nat li ha visti insieme!>>

<<Non mi dire!>> esclamo io stupefatta. <<L'ho sempre detto che quei due avevano una forte intesa!>>

<<Avevi proprio ragione.>> dice Stephany, sorridendomi. <<Ieri ho comprato una borsa bellissima da Harrods. Non vedo l'ora di fartela vedere.>>

Finalmente il bus raggiunge la nostra fermata, che è proprio davanti alla St. Bronagh High School. E' una scuola davvero grande e bella, ma non ho voglia di descriverla.

Le classi sono tantissime: io sono nella sezione 12D, pronuncia TUELV-DI che corrisponde alla vostra poraccia terza superiore. Nei corridoi il panorama è sempre lo stesso: gente che conversa con gli amici, gente che ripassa sui libri, e gente che limona spiaccicata la muro. Quelle persone mi provocano sempre un forte ribrezzo: Arizona, brava good girl, che deve ancora dare il suo primo bacio, non riesce a sopportare queste cose. Consumate il vostro affetto da un'altra parte, grazie!

Stephany e io ci incamminiamo a braccetto verso la nostra aula, quando sentiamo delle braccia forti scuoterci per le spalle. E' Ben, il nostro migliore amico. Ci conosciamo dal primo anno delle elementari, noi tre. Siamo tipo il Golden Trio di Harry Potter, e io sono Hermione, ovviamente, perché sono intelligente e appartengo alla casata Grifondoro, la casata migliore.

Ben non è affatto un brutto ragazzo. Ha i capelli biondo scuro e gli occhi marroni (io preferisco quelli verdi) ed è molto magro, ma non ha nessun accenno di addominali. Ah, porta gli occhiali. Non ha mai avuto una ragazza, e non capisco perché: è così dolce. E' iscritto al club di matematica della St.Bronagh High School e nel tempo libero gioca a golf. Ha altri amici al di fuori di noi due, Kenny e Lloyd, due secchioni che parlano solo di equazioni. Maledettamente noiosi.

<<Ecco le mie ragazze>> esclama. <<Gli anfibi sono nuovi, Arizona? Bel modello.>>

Vado in bagno per sistemarmi l'acconciatura, che con il vento e la pioggerellina londinese si era rovinata nel tragitto.

Mi guardo allo specchio: non sono così bella. Ho i capelli rossi e mossi, che mi arrivano ai fianchi. Ho gli occhi più azzurri e chiari che abbia mai visto: sembro uno zombie. La mia vita è stretta e la gonna mette in risalto i miei fianchi. Ma la cosa peggiore di tutte è la mia faccia: è piena di lentiggini. Ce le ho anche sulla schiena, ma di quelle non mi preoccupo, tanto non si notano. Per fortuna si sta avvicinando l'inverno, quindi dovrò vestirmi pesante, ciò significa che potrò coprire tutte queste vergogne.

Arriva Stephany che mi cinge la vita con le braccia. Non siamo lesbiche, siamo solo amiche.

<<Quando vorrei essere bella come te.>> mi dice. Io mi scandalizzo.

<<Cosa!? Ritira subito quello che hai detto.>>

<<Arizona, smettila di guardarti allo specchio, lo sanno tutti che sei bellissima.>> dice Ben, cacciando la testa dentro il bagno delle ragazze, ma senza però entrarci del tutto. <<Venite, la lezione sta per cominciare.>>

Il test era abbastanza facile. Avevo studiato molto bene la sera prima.

La giornata passa veloce, e in men che non si dica mi ritrovo a preparare lo zaino per andare a casa. Mi dirigo verso l'uscita, quando vedo una figura eterea in controluce davanti all'ingresso deserto. A un tratto vedo tutto a rallentatore. La figura si gira e si rivela: è Nicholas, il ragazzo più bello della scuola, non che la mia crush dal primo giorno alla St.Bronagh High School.

Il cervello mi va letteralmente in pappa. Mi cade il libro che tenevo in mano, ma continuo a guardarlo con la bocca spalancata. Solo quando lo vedo chinarsi, mi chino anch'io, mortificata.

<<Questo dev'essere tuo, piccola Arizona.>> dice lui, e con quelle parole mi fa letteralmente sciogliere. Sorride, mettendo in mostra le sue fossette. Le sue bellissime fossette. Non c'è un centimetro di Nicholas che non ne riveli la gnoccaggine.

<<S-sì, grazie N-Nick.>> balbetto io, e poi mi metto a ridere. <<Ahahahahahahaha, che sbadata, accipicchia!>>

Si passa una mano tra i capelli neri e mi guarda fisso con quei suoi stupendi occhi verdi.

<<Nickyyy!>> sento una voce stridula. Oddio, è lei. Angelika. <<Che cosa ci fai qui?>> lo bacia e gli mette una mano sotto la maglietta, lasciando vedere i suoi addominali. Sto sbavando, ma allo stesso tempo sono furente di rabbia.

<<Oggi ho la casa libera.>> dice Angelika mentre prende per mano Nicholas, che non mi saluta neanche. Oh, sono così fottutamente sfigata!

Prendo il bus con Stephany. Mi domanda perché sono così taciturna. Le rispondo a monosillabi e scendo sulla strada che porta a casa mia.

Questa era la mia routine. Mi piaceva, anche per questi piccoli imprevisti. Arrivata a casa, a un certo punto, mia mamma dice:

<<Arizona, ci trasferiamo.>>

❥ (っ◔◡◔)っ ♥ 𝔸̮̅̊̾̄ͯ𝕟̲͕̹̅̒̾𝕘̜̙͎̻ͩͬ͋𝕠̖̩̭͇̪̯͓ͦ𝕝̯̩̆̽̑𝕠̮̦ͬͮͩͭ̔̚ ̠͍͍̣ͧͭ𝕒͙̐̄̌𝕦͔̰͇͎̔̑𝕥͇̋ͧͣ𝕣̯͙̝̄̔̿ͧ𝕚̗̯̈́͒́ͨͤ𝕔̯̩͒͆̅͐𝕖͓͔͗̏ͥͅ ❥

Ecco il primo capitolo di Good Girls In Love! Ho usato 999 parole per scrivere le prime vicende della nostra già adorata Arizona, una comune ragazza da Young Adult alle prese con una vita del tutto originale e mai vista prima. Mi sono divertita tantissimo a scrivere questo primo capitolo, primo di tanti, perché mi ha fatto vedere il mondo dal punto di vista di una ragazza come Arizona, di cui, ripeto, non se ne trovano mai nei libri per adolescenti.

Volevo dirvi anche che tutto questo è completamente ironico. Ogni riferimento a fatti, luoghi e persone è puramente casuale. Non dovete prendere sul personale nulla di ciò che è scritto.

Siate subdoli.

-la """""scrittrice"""""

Good Girl in LoveHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora