Capitolo XII- Andrà tutto bene.

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Ci sono momenti in cui mi spengo e non ho voglia di parlare con nessuno.
Le parole non escono e ogni tentativo da parte degli altri mi rimbalza addosso, di tutti tranne i tuoi.

Buona lettura...

Lo vedo.

Arthur...

Ma che diavolo ci fa qui?
Io credevo che dopo quello che era successo tra noi non mi avrebbe più rivolto la parola.
È giusto dire che nella mia vita ho pagato conti troppo alti da pagare, ho risolto problemi troppo grandi da risolvere per la mia piccola età, ho dato troppo a chi non meritava e ricevuto quasi nulla. Ho amato chi non meritava, regalando il mio tempo e il mio affetto, ho fatto degli errori che nessuno sa e nessuno può risolvere se non io, ho versato delle lacrime chiusa in casa aspettando che qualcosa cambiasse, pomeriggi dove fuori sembrava che nessuno avesse bisogno di me. Ho amato chi non dovevo e odiato chi, invece, era disposto ad amarmi. C'è chi mi ama, chi mi odia, chi mi critica, e chi invece mi stima per quello che ho superato perdonando tutti ma senza dimenticare nulla.
Ecco, io ho amato lui, o almeno pensavo di farlo. Ho odiato Claudio, mentre lui mi amava.
Ho amato Arthur mentre lui amava un'altra e odiato Claudio perché mi amava.

Insomma, un bel casino.

Ricomincio a scendere le scale. Lui è appoggiato alla sua macchina e quando mi vede scendere mi sorride, come lui solo sa fare.

<Ciao> esordisco.
Lui non risponde e mi abbraccia.
Quando sto con lui non so cosa provo, è una sensazione strana perché non mi batte forte il cuore, al contrario, mi sento bene, rilassata, come se non potessi trovarmi in un posto migliore delle sue braccia. Quando mi abbraccia mi sembra di ricevere tanto affetto da una persona speciale per me, non lo amo, so che non lo amo, ma gli voglio tanto bene, forse è più di un'amicizia, forse è più dell'amore stesso. È un qualcosa di diverso, di più forte, il bene che gli voglio supera l'amore che potrei provare. Bisognerebbe inventare un nuovo sentimento. Non è amicizia, non è amore, ma allora cos'è?

<Che ci fai qui?> gli chiedo dopo che ci siamo staccati.
<Sono venuto per parlare con mio padre di...> inizia ma è indeciso se finire la frase o meno.
<Di?>
<Di April> e chi sarebbe?
<Chi è April, Arthur?> gli domando con un tono gentile.
<Lei...lei è mia figlia. Mia è di Saadia. È nata ad Aprile di quest'anno.> mi dice sorridendo al solo ricordo della nascita della figlia.

Mi batte forte il cuore.
Troppo forte.
E questo non va bene.
Perché mi batte forte il cuore?

<Ah. Oh. E ora dove sono?> gli chiedo un po' spaesata.
<Loro non sono qui. Sono riamaste a casa. Io sono venuto a prendere mio padre, che viene con me per vederla.> mi confessa.
<Ti va di fare una passeggiata?> mi domanda.
<S-si, certo. Perché no?> rispondo un po' insicura.
Io in realtà dovrei essere a casa, da Claudio, per fare quel maledetto test. Il test che determinerà il continuo o la fine della nostra storia, suppongo.

Ci incamminiamo verso il nostro ponte è una volta giunti lì, ci fermiamo, in silenzio, e osserviamo il panorama.

<Alice, mi dispiace. Mi dispiace di come sono andate le cose tra noi. Di come tu abbia scoperto di Saadia. Di April. Di tutto. Ti prego perdonami.
Questa cosa te la voglio dire da quando me ne sono andato, era come un macigno che ogni giorno sembra diventar più pesante. Ma ora mi sono finalmente liberato. E tu? Cosa dici? Mi perdoni?> mi confessa.

~Il Mio Dolce Tormento~//Lost__inmy__Books (#Wattys2019)Leggi questa storia gratuitamente!