Mi sentivo leggera.
I raggi del sole battevano caldi sulla mia pelle e la sabbia accompagnava perfettamente le curve del mio corpo.
Poco più avanti le onde del mare, trascinate dal vento, giungevano alla riva e si distendevano su di essa scurendone i pigmenti. Ogni volta che si ritraevano per tornare a confondersi nell'azzurra distesa da cui erano venute, lasciavano dietro sé una patina schiumosa che ferveva rumorosamente a contatto con la sabbia.
Era un suono gradevole, una melodia morbida e rilassante: il sottofondo perfetto per quella che sembrava essere una giornata meravigliosa.
Mi sembrava di non viverne una simile da tantissimo tempo.
Mamma mi passò una mano davanti agli occhi per indicarmi, distribuite nel cielo, le nuvole rosee di un tramonto imminente ma invece che seguire la sua mano cercai lei con lo sguardo, trovando i suoi occhiali da sole che riflettevano quello spettacolo come se fossi costretta a guardarlo.
Non importava: conoscevo benissimo la tonalità verde degli occhi di mamma, così come il sorriso che ora mi stava rivolgendo, bianco e con un canino lievemente sporgente.
«Maddy, Maddy!» mi chiamò una piccola voce in lontananza.
Mi voltai e quella palletta di Allison mi venne incontro tutta sorrisi stringendo una cosa tra le mani.
«Guarda cosa ho trovato!» disse allegra gettando sul mio grembo una grossa conchiglia ancora bagnata.
«Che bella, ma è enorme!» esclamai afferrandola.
«Avvicina l'orecchio, papà ha detto che si sente il canto delle sirene!»
La guardai un momento perplessa ma poi mi venne da ridere: era una bambina e andava accontentata.
«Dai!» incalzò impaziente.
«Va bene, va bene.» annuii e l'avvicinai all'orecchio.
Sentii qualcosa ma sembrava essere molto lontano così mi concentrai meglio e un rumore forte e acuto ruppe il silenzio e mi ghiacciò il sangue nelle vene lasciandomi di pietra.
Un continuo salire e scendere di una forte tonalità acuta che stava a significare solo guai: non erano le sirene che mi aspettavo.
Detestavo quel rumore.
Staccai rapidamente la conchiglia dall'orecchio inorridita e guardai Allison che di colpo era pallida e inespressiva.
«Allison, che cosa–» ma non feci in tempo a finire la domanda che il cielo si ottenebrò e lei venne inghiottita dal buio «Allison!» gridai cercando di afferrarla, ma nulla era più lo stesso e la mia mano raccolse aria.
Le sirene della polizia continuavano a martellarmi le orecchie sempre più incessantemente.
Una mano voltò il mio viso nella direzione opposta e incontrai gli occhi verdi di mamma che mi guardavano con dolcezza.
Non eravamo più sulla spiaggia: eravamo in auto, nel bel mezzo di una strada, ed era notte.
Intorno a noi non c'era neanche un lampione ad illuminarci. La sola fonte di luce era fioca e lontana, alle spalle di mamma seduta al posto di guida.
«Mamma cosa ci facciamo qui? Dov'è finita Allison?»
«Hai già preso le medicine?» mi chiese con tenerezza.
Le medicine?
«Mamma, siamo nel bel mezzo della strada, spostati.» dissi mentre le sirene continuavano a infondermi agitazione.
«Vedrai che torno presto, cerca di riposare.» continuò carezzandomi il volto.
Ma cosa accidenti succede?
«Mamma, le senti le sirene, spostiamoci di qui.»
Cominciai a oercepire una forte angoscia, la sensazione che qualcosa di orribile stesse per succedere.
«Papà è di sotto, gli ho detto di tenere la tv a basso volume così se avrai bisogno di qualcosa ti basterà chiamarlo.»
Notai la luce in lontananza farsi sempre più vicina e stranamente non era rossa e blu, solo bianca.
«Cosa stai dicendo? Forza, spostati! Siamo al centro della strada!»
«Tesoro mio, ti voglio tanto bene.» mormorò carezzandomi il viso. Il suo tocco mi ammorbidì di colpo.
«Mamma... te ne voglio anche io, lo sai quanto.»
Sorrise teneramente e per qualche motivo quel sorriso mi riempì il cuore di dolcezza e amarezza in egual misura.
Le luci alle sue spalle divennero due ben nette, sempre più gialle, sempre più vicine.
Insieme a loro, anche le sirene divenivano più costanti e veloci, più vicine, più acute.
«Adesso però devi svegliarti. Ti attende un nuovo giorno.»
«No mamma, ti prego, spostati di qui!» cominciai a piangere.
Mancavano pochi metri tra la nostra auto e quella che ci stava arrivando addosso.
«Lo sai che non posso.»
«Sì che puoi, schiaccia quel pedale, ti supplico!» urlai tra le lacrime, ma io per prima ero paralizzata, non potevo muovermi.
«È così che deve andare.»
Le luci divennero forti al punto da rendere mamma una sagoma indefinita e le sirene minacciavano a quel punto di farmi esplodere i timpani.
«Mamma!» urlai accecata e mi chinai ad abbracciarla.
«Madison, svegliati!» sentii urlare seccamente nelle mie orecchie un istante prima di vedere solo uno schermo di luce rossa.
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City of Destiny
RomanceIn seguito ad un grave incidente, la famiglia di Madison viene tragicamente distrutta lasciando superstiti solo lei e suo padre Anthony. Quando i luoghi, i ricordi e la vita diventano troppo pesanti, entrambi son costretti a prendere in mano la situ...
