Quella mattina avrei decisamente desiderato prendere tra le mani la sveglia a scaraventarla a terra. Il sonno e la stanchezza in quei giorni mi stavano uccidendo e i continui spostamenti tra Palermo, Milano e Roma non facevano altro che aggravare la situazione. Tra l'altro, non avevo ancora finito del tutto il trasloco e per la casa vi erano scatoloni sparsi qua e là. A questo casino, si aggiungeva la pressione da parte del mio manager e della casa discografica in proiezione del tour estivo. Insomma, meglio di così non poteva andare. Guardai l'orario dal telefonino e mi consolai un po'. Erano le 8:30. Il treno che mi avrebbe portato a Roma era alle 10 e la riunione con gli organizzatori del tour si sarebbe svolta alle 13.30. Avevo teoricamente tutto il tempo per mangiare e rendermi presentabile. Con ancora il desiderio di accoccolarmi con il mio cuscino e con gli occhi chiusi mi alzai dirigendomi verso la cucina, inciampando più volte sugli scatoloni in giro. Il pensiero era solo uno: caffè. Anche solo l'odore mi avrebbe dato la carica giusta per affrontare la giornata. Tutto procedeva tranquillamente e la cosa, ad essere sincera, mi preoccupava. Da quando avevo acquisito un po' di visibilità grazie a Sanremo Giovani, la mia vita sembrava essersi capovolta. Lasciai Palermo, la mia famiglia e tutta la mia vecchia vita per trasferirmi a Milano. Ogni giorno era un turbine di impegni che puntualmente, si andavano a scontrare la mia imbranataggine. Non ero preparata a questi ritmi di vita e questo non provocava altro che un disastro dopo l'altro, quindi quella sensazione di tranquillità e sicurezza che si stava diffondendo in quella mattina mi preoccupava parecchio. La risposta infatti arrivò immediatamente, giusto quando avevo appena assaggiato il mio adorato caffè. Il telefono iniziò a squillare improvvisamente. Lessi il nome sullo schermo: Paolo, il mio manager.
"Buongiorno Paolo, che succede?"
"Buongiorno raggio di sole, sei già sveglia? Mi sorprendi così"
"Quando vuoi sai essere simpatico, quando vuoi però. Per esempio, adesso non lo sei. Vuoi dirmi cosa succede si o no?"
"Agli ordini capitano. C'è stato un cambiamento. La riunione non è più alla 13 ma a mezzogiorno in punto. Esigenze dei piani alti"
Quasi mi cadde la tazza dalle mani. Controllai l'orologio appeso in cucina e mi resi conto ancora una volta di quanto la mia vita fosse abbonata alla sfiga. Cercai di mantenere la calma ma con Paolo tutto questo era impossibile.
"Paolo, ma io non sono mica a Roma! Materialmente non ce la farò mai ad essere in orario alla riunione, è umanamente impossibile!"
"Mi dispiace Roby, ma sai come funziona. Ho già chiesto se è possibile rinviare la riunione ma sai bene che con certi elementi è meglio non insistere. Mi hanno chiuso la porta in faccia già prima di concludere la frase. Trova una soluzione, a più tardi dolcezza"
"Questo è tutto quello che sai dirmi? Paolo, io non-"
Paolo chiuse la chiamata lasciandomi lì con l'amaro in bocca e l'ansia che già scorreva tra le mie vene. Come una furia inizia a prepararmi, acchiappando i primi vestiti che avevo sott'occhio nell'armadio. Afferrai lo zainetto con tutto il necessario che avevo intelligentemente preparato la sera prima in previsione del viaggio e mi diressi correndo verso la stazione, sperando di poter prendere il treno precedente. Fortunatamente la città lombarda sembrava volermi bene quel giorno, riuscii ad arrivare alle 9 alla stazione intatta e senza avere avuto bisogno di maledire la gente attorno a me.
Non appena misi piede alla stazione quasi scoppiai a piangere dalla gioia. Il treno delle 9 non era ancora partito e se l'avessi preso probabilmente sarei arrivata a Roma non in perfetto orario ma ad un orario decente per la riunione. Riuscì a tirare un sospiro di sollievo solo dopo aver comprato il biglietto e essermi seduta all'interno del treno. Non appena il treno partì quasi urlai dall'entusiasmo e la cosa fu naturalmente notata dal vecchietto seduto qualche sedile più in là che mi lanciò un occhiataccia. Non curandomi dell'ennesima figuraccia mi rilassai, chiudendo gli occhi e ascoltando un po' di musica.
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Would you take me home? | Ermal Meta
Fanfiction"In fondo, loro due erano molto diversi l'uno dall'altro. Ermal era perfezionista e impulsivo, lei invece era tremendamente imbranata e riflessiva. Ma c'era un qualcosa che li legava, un qualcosa di profondo. Ciò che li legava era certamente la soli...
