"Ehi, tu."

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Sono qui. Seduta nello stesso tavolo di sempre, con lo stesso cappuccino, con le stesse persone intorno. Sono le 08:27 e come mio solito sono al bar davanti casa mentre aspetto l'inizio del turno della barista che da poco hanno assunto. Non sono gay. O almeno non penso di esserlo. Il mio attuale ragazzo non sa che vengo qui solo per poter vedere la barista, che nemmeno sa della mia esistenza, ma ha un certo fascino nonostante abbia più anni di me. Non so quanti di preciso, ma a vista d'occhio ne dimostra otto o nove in più di me.
Immersa nei miei pensieri, non ho fatto caso alla sua presenza dietro il bancone, e siccome il sabato non ho scuola, voglio passare la mia mattinata a scoprire cosa si cela dietro al suo volto. Mi sto dirigendo al bancone per fare la mia mossa.
Sta ripulendo l'alcool dopo che un uomo, deduco sbronzo fino al midollo, ha fatto accidentalmente cadere sul bancone schizzando sulla sua maglietta mettendole in risalto il seno, cazzo, un grande e sodo bel seno.
Io ho una seconda scarsa e mi sto quasi vergognando di essere qui, davanti a lei, con le mie piccole ma sode tette, mentre lei avrà sicuramente due taglie in più.

"Ehi, tu. Sei costretta ad aspettare qualche minuto prima che io soddisfi le esigenze del tuo stomaco. Devo pulire la merda che ha fatto cadere quel coglione." Mi dice lei, senza nemmeno guardarmi in faccia.

"Ok. Aspetto al tavolo." Dico io velocemente.

Vado a sedermi al tavolo di prima, in attesa che venga a togliere la mia tazzina sporca e nella speranza che tra un servizio e l'altro abbia un po' di tempo da dedicarmi per capire chi è e cosa sta facendo qui.
Sta arrivando. Ha una camminata sensuale e ferma. Una combinazione stupefacente per una donna della sua statura. Anche in questo campo lei mi sta battendo. Io sono all'incirca un metro e sessantanove, lei supera sicuramente il metro e ottantadue.

"Eccomi. Cosa prendi?" Dice squadrandomi da cima a fondo.
Le spunta un mezzo sorrisino sul viso e con aria di sfida, senza che io dica niente, mi costringe a prendere quello che vuole lei.

"Non dire nulla, ti porto qualcosa io. Ti piacerà." E se ne va, facendo rimbalzare i lunghi e ondulati capelli corvini sulla schiena.

Sono stupita. Non so cosa dirle quando ritornerà. Forse non mi lascerà parlare o forse se ne andrà senza aggiungere parola.
Nel mentre sta tornando, con una bottiglia di Vodka alla pesca in mano e due bicchieri nell'altra.
Penso che voglia bere con me e cazzo, era quello che in un certo senso volevo, se non fosse per la Vodka. Alle 08:42 non so quanto sia conveniente per me bere.

"Ecco qui. Bevi. È fantastica se si beve in coppia." Dice in modo sarcastico.

Approvo la pesca con un cenno alla testa.

"Come ti chiami?" Le domando.

"Jade. Mi hanno assunta da poco, ma qui faccio il cazzo che mi pare. Il proprietario è un mio grande amico e questa bottiglia te la offro io se accetti di berla con me."

Ha gli occhi del colore del cielo misto al verde. Sono bellissimi e anche qui, guarda caso, vince contro i miei color grigio/azzurro.
Ha un'aria strana. Credo si senta superiore e in un certo senso lo è. Ora so il suo nome ma nient'altro, eppure sembra abbia già il controllo su di me e su ciò che sto per dire.

"Mi sta bene, ma voglio sapere qualcosa in più su di te. Me lo versi?"

"Cosa vuoi sapere? Non mi hai ancora detto come ti chiami. Passami il tuo bicchiere." Risponde versando fino all'orlo il mio bicchiere, bevendo dal suo in attesa della mia risposta.

"Diana." Dico osservandola mandare giù il suo bicchiere mezzo pieno.

"Diana. È un bel nome per una bella ragazza."

Ora sono ancora più in imbarazzo. Non sto capendo se è solo gentile, o se sta cercando di rimorchiarmi. Mentre bevo sto mettendo in risalto il mio anello di fidanzamento, come per farle sapere che tra qualche mese mi sposerò. Le cade l'occhio su di esso ma sembra non darle importanza.

"Vivi nei dintorni?" Mi chiede.

"Sì. Qui affianco."

"Hai un lavoro?"

"No. Sto studiando per laurearmi."

"Ottimo. Allora potresti darmi lezioni di matematica, perchè per stare qui a parlare con te ho perso un casino di clienti non serviti." Risponde ridendo.
Rido alla battuta, mi sta facendo divertire.

"Devo andare, sennò mi fanno il culo. Vieni qui stasera alle 21:00." Dice mentre si alza dalla sedia, senza distogliere il suo sguardo dal mio.

"Devo studiare." Dico un po' seccata.
Vorrei restare lì con lei, ma non posso saltare lo studio.

"Studiamo insieme. Ti aspetto qui." Andandosene.

Mi alzo dal tavolo e mi dirigo fuori. Fa freddo, vado a casa.

Vedo la macchina di mia mamma accesa, entro in casa.

"Ciao ma'."

"Buongiorno stellina. Sono di fretta, devo incontrare tuo padre perchè mi deve dei soldi."
Non è mai felice di vederlo. Logicamente , chi lo sarebbe per uscire con l'ex marito?

"Ok. Stasera esco. E non divertirti troppo con papà." Scherzo.

"Simpaticona. Ricordati di studiare." Dice cercando di nascondere la risata.

Change.Where stories live. Discover now