Capitolo 1

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Pregiudizi. Ogni persona che incontro per strada, anche solo quando vado a fare la spesa, mi guarda con aria stranita, come se fossi un alieno. Solo perché non indosso capi firmati e costosi e non sono perfettamente truccata e pettinata.
Tutti hanno pregiudizi infondati sulle persone. Non lo ammetteranno mai, ma si sa che è così.
Mi guardo attorno e vedo solo luci, provenienti da negozi, bar, ristoranti, discoteche, auto, poi ci sono io, un'anonima e invisibile ragazza in mezzo a tutto questo caos.
Ma il caos che c'è intorno a me non è nulla in confronto a quello che ho dentro io.
Continuo a spostare gli occhi e questa volta mi soffermo a guardare le persone, le famiglie felici, le giovani coppie e quelle più mature. Poi ci sono le persone che camminano a testa bassa e non guardano nessuno, che hanno tanto da dire ma nessuno che li ascolti.
Poi ci sono io. Con le cuffie nelle orecchie, i piedi per terra ma la mente vagante.
Mi piace immaginare la vita delle persone che mi circondano.
Ognuno ha una storia da raccontare, bisognerebbe solo rimanere ad osservare con più attenzione.

<<dove sei stata per tutto questo tempo? >> sono appena rientrata e già mi stressa interpretando il ruolo del "fratello maggiore e responsabile".
<<ho fatto un giro, niente pericoli stai tranquillo. Sono viva e vegeta>>
Lui mi sorride scuotendo la testa. Lo so, sono troppo simpatica.
<<sono quasi le otto e io non ho voglia di cucinare la cena. Che si fa? >>
Fosse per lui saremo già belli che morti di fame.
Mike non ha mai voglia di fare niente.
Passa molto tempo sui libri perché vuole diplomarsi e andarsene da qui. In pratica vuole scaricarmi.
<<pizza? >>
<<la mia Cass. Hai sempre delle idee favolose>>
Ridendo per il modo bizzarro in cui ha detto "favolose" prendo il cellulare per chiamare la pizzeria.
Dopo circa venti minuti il campanello suona.
<<Mike vai ad aprire! Sarà il tipo delle pizze! >> gli dico da camera mia, sperando che mi senta.
Non ottengo nessuna risposta quindi mi tocca alzarmi dal letto per andare a prendere il nostro cibo e pagare.
Fatto ciò mi avvicino al divano, dove vedo il corpo inerme del mio migliore amico, intendo a dormire come un bambino.
Dato che non ho speso dieci dollari per nulla, decido di svegliarlo sedendomi con molta leggerezza sulla sua schiena.
Lui si sveglia di colpo imprecando e buttandomi giù dal piccolo divano.
Ridendo per la sua espressione da bimbo arrabbiato mi alzo con il fondoschiena dolorante per la caduta e mi siedo accanto a lui appoggiandomi alla sua spalla.
Lui accende la televisione e guardiamo dr. House mangiando la pizza per tutta la sera, fino a che non ci addormentiamo entrambi.

<<svegliati dormigliona>>
Socchiudo gli occhi ancora pesanti per il sonno e accecati dalla luce del mattino.
<<non ci crederai, ma ho preparato la colazione>>
Che carino che è quando sorride così.
Si vede che si sente fiero di sé stesso per aver cucinato una volta nella vita.
Gli sorrido pure io e, ancora abbastanza intontita, mi alzo dal divano con le ossa dolenti. Sarebbe stato meglio se mi fossi alzata e andata in camera mia a dormire nel mio letto invece che addormentarmi come un sacco di patate sul divano.
Mi siedo a tavola accanto a Mike, che soddisfatto mi porge un piatto di pancake.
WOW, sono stupita.
Da lui mi aspettavo al massimo una tazza di cereali confezionati.
Si è proprio dato da fare.
<<grazie Mike! Proprio non me lo aspettavo.>> gli do un bacio sulla guancia per ringraziarlo e inizio a tagliare i pancake e devo ammettere che non sono proprio buonissimi, ma apprezziamo lo sforzo.
Finita la colazione prendo il mio piatto e lo metto nel lavandino. Forse lo laverò dopo, se avrò voglia.
Dato che non vedo Mike in giro, decido di andare in camera mia per continuare una storia che sto scrivendo sul mio quaderno bianco e nero.
Non gli ho ancora dato un titolo, ma si tratta di una storia d'amore complicata, ma che arriverà comunque a un finale felice.
Sul mio quaderno scrivo tutte le cose che vorrei che accadessero nella mia vita, ma io non sono il genere di ragazza che sa farsi amare.
Io non ho mai amato nessuno a parte il mio cane Hugo, morto due anni fa.
Sono stata malissimo per ben quattro mesi. Piangevo ogni sera e a volte anche nel bel mezzo della giornata.
Non ho mai trovato nessun ragazzo che mi interessasse abbastanza da farmi innamorare.
Oltretutto innamorarsi è tanto bello quanto doloroso, perché se poi ciò che provi non viene ricambiato ci rimani solo una merda.
Per questo non credo nell'amore. O almeno non per una come me.
Perciò scrivo. Invento storie di coppie felici che dopo tante sofferenze riescono a trovare il vero amore.
Amo la scrittura. Mi rifugio in essa.
Ogni volta che prendo una penna in mano, trasferisco la mia anima e il mio cuore sulla carta e poi mi sento come una pagina bianca pronta per essere riempita di parole, mi sembra di poter cancellare tutti i dolori e le sofferenze e poter ricominciare da capo.
Solo così riesco ad andare avanti in questa vita.
Non vivo esattamente in uno dei quartieri più famosi e ricchi di New York. Abito nel Bronx, precisamente in una delle vie più malfamate.
Ma nonostante la vita sia piuttosto dura e non possa contare sull'affetto dei miei genitori, dai quali mi sono allontanata all'età di quattordici anni, non ho mai avuto il desiderio di andarmene e lasciarmi tutto ciò alle spalle.
Questo posto, per quanto faccia schifo, è parte di me.

Spazio autrice
Ciao a tutti lettori! Come vedete ho cambiato totalmente storia, anche se il titolo rimane lo stesso. Non centra nulla con la precedente che stavo provando a scrivere. Ma quella mi aveva stufato, non avevo più idee e i capitoli diventavano sempre più noiosi e brevi.
Spero che questa nuova storia vi piaccia! 💋❤️

Midnight TearsStories to obsess over. Discover now