One-shot

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-Ti amo Jace Herondale.- glielo disse piano, sussurrandolo contro le labbra come una preghiera, tenne gli occhi socchiusi, per poter godere completamente del suono di quelle parole che si infrangevano sulle labbra del ragazzo che amava.Lui le prese teneramente il viso tra le mani e sussurrò contro le sue labbra dischiuse -Ti amo Clarissa Morgenstern. Per sempre.--Per sempre.- ribadì dolcemente Clary mentre le lacrime premevano dietro i suoi occhi di smeraldo.-Qualunque cosa accada Jace, qualunque cosa succeda, ti prego, tu non dimenticare mai che ti amo. Che ti ho amato come non avevo mai amato nessuno nella mia vita e che il mio amore per te non può morire, non può perdersi, il mio amore per te è più vivo ed eterno del fuoco celeste dentro Eosforos. Prometti che non lo scorderai.-Jace la guardò confuso -Perché mi dici questo?- c'era un tono ansioso nella sua voce. Ma Clary facendosi coraggio sorrise e lo baciò con passione assaporando le sue labbra morbide che sapevano di sole, poi disse -Questa notte è stata la più bella della mia vita, volevo solo che tu lo sapessi.--Lo è stata anche per me, ti amo più della mia vita Clary, non varrebbe niente se non ci fossi tu a darle luce.- la strinse dolcemente e si sdraiò trascinandola con sé. Rimasero vicini, incollati l'uno all'altro, mentre ancora il calore dei loro corpi nudi bastava a scaldarli.Quella notte Jace aveva avuto tutto di lei, aveva visto tutto, non solo il suo corpo, ma la sua anima, il suo cuore, il suo amore...Clary sperava solo che sarebbe bastato, gli aveva offerto tutto ciò che poteva, le restava solo...Finalmente Jace prese sonno, lei rimase ancora un po' lì tra le sue braccia, mai più nessuno l'avrebbe toccata in quel modo.Quella notte con Jace era stata fantastica, inusuale forse, in una dimensione demoniaca in cui tutto avrebbero potuto trovare meno che il romanticismo... eppure si erano bastati, non gli era servito altro che i loro corpi, il loro amore, la promessa che da quel momento in avanti, così come era sempre stato, sarebbe stato "per sempre". Jace era stato di una dolcezza quasi dolorosa, Clary arrossì ripensando alle mani di lui che toccavano il suo corpo tremante, alla delicatezza con la quale l'aveva baciata, vezzeggiata, venerata quasi come fosse qualcosa di sacro che lui sentiva di non avere il diritto di prendere. Era stato amore, la forma più pura e più bella di amore, che Clary avrebbe mai immaginato potesse esistere. Si trovavano a Edom, una dimensione infernale in cui tutto era cenere e morte, un surrogato dell'inferno stesso, eppure lei...lei si era sentita in paradiso in quella grotta con lui.L'acqua cristallina, la luce tenue della Stregaluce che filtrava azzurrina tra i flutti, sembrava più lo scenario di una fiaba che la dura realtà del mondo in cui si erano persi.Il corpo di Jace imperlato dalle gocce d'acqua che scivolavano lente e invitanti lungo i muscoli del suo corpo tracciando il profilo dei pettorali, degli addominali...il modo in cui la luce si era riflessa sulle spalle larghe illuminando la sua piccola cicatrice a forma di stella, trasformandola quasi in una cometa cadente pronta ad avvolgerli, dandogli vita in un fuoco di luce eterno. Tutto era stato perfetto. Tutto. Tranne...il pensiero amaro che quella sarebbe stata la loro ultima notte insieme.Clary lo aveva deciso già da tempo, avrebbe salvato i suoi amici e il ragazzo che amava, offrendo al nemico l'unica cosa che possedesse, l'unica che lui volesse: sé stessa.Mentre Jace dormiva rilassato ai margini di quel laghetto incantato che fino a poche ore prima era stato lo scenario in cui si era finalmente consumato il loro amore, Clary raccogliendo i suoi vestiti e lasciando le armi, si incamminò a piedi nudi verso l'uscita della grotta.Il volto di Jace la perseguitava, immaginava quello che avrebbero visto gli altri sul viso di lui quando avesse detto loro che Clary era sparita. Ma non le importava, non doveva importarle in quel momento. Non era giusto che per l'ossessione folle di Sebastian, pagassero tutti con la vita. Non avrebbe lasciato ridurre il mondo in cenere solo per non perdere Jace. Era qualcosa di più del semplice egoismo a doverla guidare. Né sua madre né suo padre erano mai stati eroi. Jocelyn era fuggita nel momento più cruciale della sua esistenza, e Valentine... Valentine non aveva mai saputo guardare oltre a sé stesso e i suoi desideri. Lei sarebbe stata diversa da loro, se fosse morta ne sarebbe valsa la pena, almeno lo avrebbe fatto a testa alta, non in ginocchio in mezzo alla cenere e ai corpi delle persone che aveva amato. Preferiva morire a Edom, tra le braccia di suo fratello. Sola, senza che nessuno potesse vederla o piangerla, senza che il mondo dovesse pagare per il suo egoismo.L'aria satura di calore e cenere, la investì come una zaffata di zolfo riempiendole le narici e facendola tossire. Fuori da quella grotta, l'atmosfera era completamente diversa. Nell'aria c'erano odore di sangue e morte, di guerra e distruzione. La perdita e l'abbandono, regnavano sovrani in quella landa desolata.Allontanandosi a fatica dal ragazzo che amava più della sua vita, da tutto ciò che per lei era sicuro e degno di essere amato e protetto, si inoltrò in mezzo a quelle dune roventi illuminate solo da quel debole sole rossastro che le rendeva inquietanti, quasi fossero intrise di sangue.Quando fu abbastanza lontana dalla grotta, per niente sorpresa che nemmeno un demone avesse provato ad attaccarla, alzando la voce urlò -Sebastian, so che mi stai guardando, mi volevi no? Sono qui.-In pochi secondi, un demone nauseabondo uscendo da sotto lo strato di sabbia e cenere, si mostrò davanti a lei. Aveva un grappolo d'occhi purulenti e bianchi che gli pendevano in mezzo alla massa di carne molliccia che avrebbe dovuto avere al posto della testa, il corpo era un ammasso informe con almeno sei zampe, o almeno furono quelle che Clary riuscì a contare prima che la sua attenzione fosse catturata dall'enorme coda da scorpione, che gli svettava in fondo alla schiena. Era una delle cose più disgustose che Clary avesse mai visto.Non aveva armi con sé, non avrebbe mai creduto che sarebbe morta così, era certa che suo fratello l'avrebbe tenuta d'occhio come un rapace appena fosse uscita dal suo nascondiglio sicuro, forse si era sbagliata...forse era troppo tardi.Il demone facendo un passo indietro, chinò la coda in avanti come se volesse inchinarsi a lei, dal buco senza denti dal quale colava veleno, che aveva al posto della bocca, uscirono dei suoni che Clary non riuscì a comprendere. Lo fissò sconcertata, cercando di capire cosa fare, ma questo insistendo, provò a scandire meglio le parole e questa volta sforzandosi, Clary riuscì a capire "Regina" "Edom". Non era molto su cui lavorare, ma di sicuro se quell'affare si stava sforzando tanto per farsi capire, era evidente che fosse stato Sebastian a mandarlo. Probabilmente voleva dirle che seguendo quel coso, avrebbe trovato lui.Clary si mosse velocemente verso il demone pronta a seguirlo, ma questo con uno scatto velocissimo, che lei certo non si aspettava, le spruzzò addosso quella sostanza viscosa che gli colava dalla bocca, colpendola sulla schiena appena in tempo perché lei si girasse. Clary fece in tempo a sentire il bruciore atroce della pelle che si ustionava e la divisa che si scioglieva, quando una seconda fitta, la costrinse in ginocchio. Il pungiglione da scorpione di quel coso, ora era infilzato in profondità nella sua coscia.Era stata una stupida, sarebbe morta in pochi minuti senza cure, e ormai era troppo lontana perché anche Jace potesse sentirla. Il suo corpo la stava abbandonando, tutto stava iniziando a diventare sfocato e confuso, non capiva più niente e il respiro si fece pesante. Chiuse gli occhi lasciandosi andare e perse i sensi.Sentiva freddo, la prima sensazione che la colpì fu quella. Un freddo gelido contro le scapole nude, poi lentamente, a ondate, iniziarono ad arrivare anche il bruciore e il mal di testa. Sentiva ancora il corpo intorpidito, faceva fatica anche solo a pensare di aprire gli occhi, ma se voleva sperare di rimanere viva, doveva almeno provare a reagire.Con uno sforzo inumano, sollevò lentamente le palpebre pesanti, erano quasi appiccicate agli occhi, come se avesse dormito per mesi interi. Lentamente cercò di mettere a fuoco il luogo in cui si trovava, sopra di sé non vide altro che un soffitto di mattoni rocciosi, così come anche alla sua destra e alla sua sinistra. Davanti a sé, lo stesso tipo di parete, ma con una sola piccola griglia a quattro sbarre, che dava sul morto panorama esterno. Girandosi lentamente vide che alle spalle aveva un'altra parete identica alle precedenti, ma questa volta con una massiccia porta in ferro con rune incise lungo tutta la lunghezza. Rune del silenzio, rune di blocco, altre che non conosceva... sembrava impossibile poter uscire da quella porta se non insieme al proprietario della chiave. Mettendosi a sedere, si rese conto di essere completamente nuda, indossava solo un telo di lino, che le era stato adagiato sopra per coprire il suo corpo privo di abiti.Per un momento si chiese come fosse finita lì e perché, ma senza metterci troppo, capì che doveva essere opera di suo fratello. Osservando il proprio corpo, scoprì anche l'origine del freddo che aveva avvertito alla schiena, era cosparsa da un unguento bianco latte, che sembrava quasi silicone dalla sostanza da cui era composto, ed era decisamente gelido. Un flash confuso le balenò davanti agli occhi ricordandole gli ultimi minuti prima che perdesse i sensi: il demone, lo schizzo di veleno, la puntura della sua coda... chiunque l'avesse messa lì, le aveva salvato la vita. Era sola in quella cella, e non sembravano esserci altre finestre a parte quella minuscola feritoia che dava su lande desolate. Così lasciando cadere per terra il telo di lino, si osservò il corpo con attenzione in cerca di danni. Il dolore alla schiena stava mano a mano svanendo, così come anche il mal di testa, dovevano essere effetti collaterali di quello schizzo velenoso che le aveva lanciato addosso quel demone disgustoso. Scorrendo con gli occhi verso il basso, vide un iratze che le marchiava la coscia, appena sopra il ginocchio, ricordò il punto in cui quella bestia le aveva conficcato l'uncino della coda.A parte quello non sembrava avere riportato altri danni. Tossendo infreddolita e stanca, si riavvolse nel lino e si sedette per terra in un angolo. Sarebbe mai arrivato qualcuno?Jace girandosi di lato, allungò il braccio alla sua destra in cerca di Clary, perfino nel sonno il suo corpo la cercava. Tuttavia si risvegliò di colpo quando si rese conto che la terra era fredda e...vuota. Si sedette con un balzo e si guardò attorno, Clary non c'era, così come i suoi vestiti o il suo odore...doveva essere andata via da qualche ora, alzandosi in piedi con il cuore in gola, iniziò a cercare un segno del suo passaggio, magari era solo tornata dagli altri.Vide le sue armi lasciate in un angolo, persino Eosforos... forse fu proprio quel particolare, che gli fece gelare il sangue nelle vene all'istante. Clary non avrebbe mai abbandonato quella spada, non sarebbe tornata dagli altri senza svegliarlo, né avrebbe lasciato lui senza nemmeno una parola.Raccogliendo le armi di Clary e le proprie, si rivestì velocemente e corse dai suoi amici.Sentiva il cuore pesante come piombo, come se invece del sangue, all'interno delle sue vene scorresse fango, ogni respiro era un dolore atroce, ogni battito cardiaco scandiva il tempo che a Clary restava da vivere, come un pesante orologio sospeso ai confini del mondo.Voleva sacrificarsi per tutti loro, voleva offrirsi a Sebastian in cambio della sua pietà per le persone che Clary amava. Ma Jace non poteva permetterlo, avrebbe preferito bruciare e cadere insieme a tutto il resto del mondo, piuttosto che sopravvivere come il promemoria della misericordia di Sebastian che l'aveva salvato solo perché ora aveva Clary come giocattolo.Non l'avrebbe mai lasciata andare, mai. Sarebbe morto piuttosto.Correndo verso gli altri, li svegliò in fretta, non c'era nemmeno un secondo da perdere, dovevano andare a prenderla!Ancora non capiva perché avesse agito così, perché Clary aveva preferito arrendersi a Sebastian piuttosto che provare a lottare? Avevano un piano, avevano Eosforos con il fuoco celeste, avrebbero potuto farcela con il suo aiuto! Perché se ne era andata quindi? Non riusciva proprio a capirlo.Alec che era rimasto di guardia più indietro, fu il primo a presentarsi sentendo le urla di Jace, ma in pochi secondi, anche Isabelle e Simon, se pur un po' intontiti dal brusco risveglio, erano in piedi e pronti ad ascoltarlo.Una chiave girò nella toppa della serratura. Clary alzò debolmente lo sguardo e si ritrovò quasi accecata dalla luce delle torce che proveniva dal corridoio oltre la porta.Una sagoma snella, con un corpo muscoloso e asciutto, gettando ombra nella cella entrò.La luce brillava dietro di lui rendendolo quasi etereo, i suoi capelli argentati catturavano i riflessi delle fiamme e gli brillavano intorno al capo come un aureola di fuoco. Indossava una divisa rossa come il sangue, che a contrasto con la pelle cerea come porcellana, gli dava più l'aspetto di un angelo caduto pronto a esigere vendetta.Non era mai stato più affascinante di così, Clary non poteva negarlo.Nemmeno in quel momento, in cui la propria vita era appesa a un suo capriccio, non poté negare che fosse la perfetta immagine dell'angelo caduto, dotato di tutta la bellezza necessaria a stregare chiunque avesse voluto seguirlo.Avvolto dalla divisa rossa, con le cuciture nere e i marchi dorati, a Clary ricordò un serpente Corallo, uno dei più letali della sua razza, ma anche uno dei più belli. Squame rosse e nere striate d'avorio, lo sguardo nero e senza fondo, pronto a scagliarsi a una velocità impossibile sulle vittime prescelte. Aveva sempre pensato, che morire morsi da un esemplare come quello, almeno avrebbe voluto dire morire con la bellezza nello sguardo. Una morte quasi dolce dopotutto.Ma in ciò che l'aspettava non c'era dolcezza né morte probabilmente, lui la voleva viva, o non si sarebbe preso il disturbo di guarirla da ferite probabilmente mortali, soprattutto in quella dimensione in cui le rune non funzionavano come nel mondo vero.Rimase in silenzio a fissarlo, stretta nel telo di lino, inchiodò i suoi occhi verdi in quelli neri e privi di compassione di lui e prendendo un respiro, con la voce ferma a mo di saluto disse -Sebastian.- Piegando leggermente il capo, in disappunto, aggiunse - Posso avere i miei vestiti?-Lui la guardò senza espressività sul volto, entrò nella cella e si richiuse la porta alle spalle con un tonfo ferroso e rimbombante. Si chinò di fronte a lei e con un ghigno freddo chiese -Perché sei qui?-Clary tirando fuori la determinazione che l'aveva spinta ad agire in quel modo lo fissò dritto negli occhi e disse sarcastica -Credo che sia perché il tuo gentile aiutante mi ci ha cortesemente accompagnata.-Sebastian la guardò di nuovo serio. -Non avrebbe dovuto osare ferirti, ma tu non capivi ciò che diceva, ha creduto che volessi attaccarlo.- con un sorriso benevolo, come fosse una cosa bella, aggiunse -Ma non temere, ha pagato per il suo sbaglio. Chiunque osi toccare mia sorella, non può godere del dono di vivere per raccontarlo.-Clary lo guardò acida -Sei davvero gentile.- si alzò in piedi ignorando la mano che lui le porgeva e disse -Vorrei parlare con te, ma se non ti dispiace vorrei farlo con dei vestiti addosso, fa freddo.-Sebastian incupendosi, come rendendosi conto di una madornale svista si scusò -Hai ragione, perdonami. Dimentico quanto questo posto possa essere freddo per gli ospiti delle celle. Seguimi.-Clary camminando davanti a lui che le teneva la porta aperta, attraversò l'uscio ed entrò nel corridoio. Sebastian dietro di lei non la perdeva di vista un attimo, Clary percepiva i suoi occhi sondarla come raggi laser, posandosi su ogni centimetro di pelle scoperta del suo collo, delle spalle...era imbarazzante. Ma non disse nulla. Si sentiva troppo debole per essere acida in quel momento, le tremavano le gambe, e la coscia, nel punto in cui era stata punta dal demone, faceva ancora molto male. Dopo pochi passi infatti, Clary perse l'equilibrio e si ritrovò a scivolare verso il pavimento perdendo la forza di stare in piedi.Per un momento, stupidamente, aveva dato per scontato che Sebastian l'avrebbe sorretta, non che la cosa le avrebbe fatto piacere, certo. Ma si sarebbe aspettata almeno un minimo di galanteria da parte sua, dopotutto non sarebbe stata la prima volta.Suo fratello invece era rimasto un passo indietro e ora, la osservava con un ghigno arrogante stampato sulla faccia. -Serve aiuto, sorellina?- le chiese ironico.Clary lo fulminò con lo sguardo e ringhiò -No, ce la faccio da sola, sono inciampata.- sforzandosi nonostante il tremore alle gambe e il bruciore alla schiena, si tirò su appoggiandosi alla parete e tenendosi stretta il telo chiuso intorno al corpo con l'altra mano. Prese un respiro profondo e ricominciò a camminare.Quel corridoio a parte a due o tre o porte, simili in quella nella quale era rinchiusa lei fino a un attimo prima, sembrava spoglio di qualunque altra cosa meno le torce, ma cosa peggiore...sembrava infinito e Clary quasi non riusciva più a tenersi in piedi. Dopo pochi altri passi, capitolò di nuovo a terra, questa volta lasciando andare il lenzuolo per ripararsi dalla caduta. Si sbucciò i palmi delle mani e le ginocchia contro la pietra, macchiandola di sangue fresco e rimanendo mezza nuda mentre il lino scivolava di lato. Afferrandolo al volo e lasciandoci sopra una scia di sangue, se lo richiuse intorno al corpo e ignorando la risatina ironica di Sebastian dietro di lei, si rialzò tremando come una foglia e ricominciando a camminare.Sebastian a un certo punto sbuffando, disse -Perché vuoi umiliarti così? Non è necessario.-Lei senza voltarsi ringhiò -Troverei più umiliante implorare il tuo aiuto e farmi portare in braccio come una bambina inutile. Sono solo graffi, ce la faccio benissimo.-Sebastian ridacchiò e sospirò senza dire nulla, dopo qualche minuto che camminavano, con Calry che barcollava contro i muri cercando di restare in piedi, con una voce piatta come il ghiaccio disse -Se cadi un altra volta Clarissa, non sarò responsabile dei demoni che attirati dal tuo sangue si fionderanno su di te. Pensaci bene.- e senza dire altro le sfilò di fianco ignorandola e proseguì lungo il corridoio.Clary lo maledì in silenzio, non aveva idea di quanto tempo ancora avrebbe dovuto camminare, era solo per orgoglio che non gli aveva chiesto aiuto, ma dopotutto...entro poche ore sarebbe stata sua, il patto che voleva proporgli era quello...che senso aveva fare tanto la dura? In fin dei conti era entrata lì come una schiava, niente di più e in quel momento doveva seriamente ammettere che avere a che fare con un orda di demoni affamati, non era nelle sue capacità fisiche.Ingoiando la bile alzò la voce e lo chiamò -Sebastian?- lui si fermò rimanendo di spalle e disse -Dimmi Clarissa.-Clary sforzandosi di essere neutra chiese -Potresti aiutarmi? Non ce la faccio.-Suo fratello girandosi verso di lei con un sorriso tranquillo, come se non fosse successo niente, o non avesse appena lasciato intendere che l'avrebbe lasciata sbranare dai demoni se non si fosse giunti a quella conclusione, le si avvicinò e delicatamente le accarezzò una guancia.Ponendosi più vicino a lei, le mise una mano dietro la schiena e flettendosi leggermente le allacciò l'altra dietro le ginocchia tirandola su e premendosela contro il petto. -Va meglio?- le chiese in un sussurro contro la guancia.Avrebbe solo desiderato strappargli gli occhi. Però...sì andava decisamente meglio. Il corpo di Sebastian era bollente abbastanza da riuscire a scaldarla e farla smettere di tremare e il non dover più sforzare le ferita non ancora guarita, era decisamente un sollievo.-Sì, grazie.- si limitò a dire girando la testa. Dopo qualche minuto di silenzio in quel corridoio che sembrava non finire mai, stufa di quell'imbarazzante impasse nella quale nessuno dei due si decideva a parlare, alla fine Clary chiese -Dove stiamo andando?-Sebastian sorrise tranquillo -A rimediarti dei vestiti adatti.--Volevo chiederti una cosa...- azzardò Clary tastando il terreno.Sebastian ridacchiò soffiandole contro la fronte -Chissà perché ho il sospetto che sarà divertente.- disse criptico -Sentiamo.--Quando sei venuto quella notte a casa di Amatis... mi hai fatto una proposta.- tentò Clary. Suo fratello rimase in silenzio, in attesa che continuasse, così prendendo un respiro proseguì -Avevi promesso che io fossi stata dalla tua parte, tu avresti risparmiato Jace, mia madre...e i miei amici.-Senza l'ombro di un sorriso, parlando con aria seria, Sebastian confermò -Sì, l'ho detto.--Ma...?- provò Clary, sentendo il cuore che le sprofondava in gola.-Non c'è nessun "ma" Clarissa. Conosci le mie condizioni e mi sembra di ricordare le tue: "Le cose che hai fatto sono troppo orrende per poter essere perdonate, e tu non te ne rendi nemmeno conto! È questo il motivo per cui dico no. È per questo che dico mai. Io non ti perdonerò mai. Non ti amerò mai. Mai."- disse sarcastico citando le stesse parole che Clary aveva pronunciato quella notte quando lui le aveva chiesto di seguirlo e salvare in quel modo le persone che amava.Clary lo guardò negli occhi, senza l'ombra della paura ad oscurarli -Le mie condizioni sono cambiate, vorrei parlarne.- disse decisa.Lui rise scuotendola leggermente -Sei una bugiarda come me, cara sorella. Non ti credo. Se vuoi sperare che io perda tempo ad ascoltarti, dimostrami che sei davvero cambiata.- le disse cinico.Clary strinse con più forza la mano che gli teneva flaccidamente intorno al collo. -Mettimi giù.- disse fredda.Sebastian sospirò e la ridepositò in piedi in mezzo al corridoio -Direi che non c'è niente di cui parlare, mi sembra evidente.- disse con un ghigno perfido.Clary prese un respiro profondo, si strinse intorno al corpo il telo che la copriva e lo fissò con un nodo all'altezza del seno. Pose entrambe le mani sulle spalle di Sebastian e delicatamente lo spinse contro il muro appoggiandosi contro di lui. Suo fratello la osservava curioso, come stesse studiando una specie di creatura velenosa pronta ad aggredirlo.Clary sporgendosi sulle punte dei piedi, chiudendo gli occhi posò le proprie labbra tremanti e fredde, su quelle morbide e bollenti di suo fratello. Lo sentì inspirare, sorpreso da quel gesto, poi in meno di un secondo, le mani di lui le strinsero possessivamente la vita e la tirarono contro il proprio corpo. Con un basso ringhio liberatorio, Sebastian si fece largo con la lingua e i denti tra le labbra di Clary e l'assaporò famelico. Circuendole la lingua e respirando affannato per la sorpresa e il desiderio, poi con un colpo secco di reni, la ribaltò contro il muro facendo scivolare le mani sui suoi fianchi morbidi e risalendo fino ai lati del seno e alle braccia. Le strinse forte i polsi e glieli sollevò sopra la testa.Clary sentiva ogni centimetro del corpo si suo fratello premere rovente contro il proprio, la lingua di lui non le dava tregua, scivolando intorno alla sua in una danza senza sosta, come fosse in cerca di nutrimento. Il lieve dolore che provò ai polsi quando li sentì sbattere contro il muro sopra la testa, venne velocemente eclissato dalla sensazione di disgusto che le pervase lo stomaco, stava facendo tutto ciò che aveva giurato a sé stessa non avrebbe mai fatto. Cancellò dalla mente il viso dolce di Jace e le sua mani innamorate, non c'era spazio per quel tipo di amore tra le braccia di Sebastian.Le girava la testa, non avrebbe creduto che sarebbe successo così in fretta, sperava almeno che ne avrebbero parlato prima, contrattato in qualche modo... ma così, si stava concedendo a lui, senza nemmeno sapere se avrebbe avuto in cambio ciò che voleva.Respirando affannata per riprendere fiato dall'assalto di Sebastian, Clary girò la testa di lato e gli accarezzò il collo cercando di fermarlo con gentilezza.Ma lui non si fermò, aveva il respiro roco, gli occhi neri accesi di un desiderio talmente acuto da essere disperato. Piegando il viso verso il collo di Clary la baciò sopra le clavicole, sulle spalle, lungo la linea esile del collo. Avrebbe potuto spezzarla come un rametto, Clary lo sapeva, ma in quel momento lui sembrava avere bisogno di lei più dello stesso ossigeno di cui necessitava per respirare. Si stava perdendo nella sua pelle, lasciando una scia di baci roventi e morsi, di carezze con la lingua e lividi. Clary rabbrividì, per un solo istante ebbe il terrificante pensiero che non fosse solo per il disgusto, ma lo represse prima che potesse prendere forma nella sua mente.Riprovò di nuovo a respingerlo, mentre le mani di lui stavano scivolando insistenti sotto il telo di lino cercando di sollevarlo sulle cosce dischiuse di Clary.-Sebastian...fe..fermati, per favore.- cercò di dire tra un respiro e l'altro.Dopo qualche secondo, lui, fissando i suoi occhi neri come la più oscura delle notti prive di stelle, in quelli verdi e lucidi di Clary, finalmente sembrò riprendere il controllo di sé e la lasciò andare.Clary stordita da quell'assalto decisamente più intenso di quello che aveva sperato sarebbe bastato a convincerlo, crollò sul pavimento afflosciandosi contro il muro mentre le gambe tremando cedevano.Sebastian si passò una mano tra i capelli come per riscuotersi, si sfiorò con aria strana le labbra, tastandole con i polpastrelli delle dita, quasi non credesse a ciò che era successo. Poi con un sorriso si inchinò accanto a Clary e prendendola in braccio riprese a camminare lungo il corridoio.-Hai la mia attenzione, sorellina.- le soffiò contro la fronte depositandovi un bacio.Dopo pochi minuti, il corridoio finalmente terminò in un enorme salone, ma Sebastian non si fermò proseguì oltre a quelli che a Clary sembrarono due troni, ed entrò in un stanza seminascosta, situata proprio dietro di essi.Era una grande camera da letto matrimoniale. Quando Clary si rese conto che avrebbe dovuto vivere lì, con lui... per sempre. Le si gelò il sangue nelle vene facendola rabbrividire, ma suo fratello non sembrò farci caso.La depositò gentilmente sul letto e le indicò una rella appendiabiti, dalla quale pendevano vestiti eleganti o divise da combattimento divise per colore, il tutto disposto a sezioni.Clary reprimendo un brivido azzardò una battuta -Eri fiducioso sul fatto che sarei venuta...-Lui sorrise -No, però mi sembrava sbagliato non concederti nemmeno una possibilità ti pare?-Clary sorrise -Hai fatto bene, come vedi sono qui.- si alzò dal letto e si avvicinò ai vestiti, suo fratello uscendo dalla stanza disse -Fai con comodo, ti aspetto di là. Parleremo.-Clary tirando un sospiro di sollievo per essere almeno riuscita ad ottenere la vittoria di spogliarsi senza occhi a fissarla, non ebbe bisogno di pensare a cosa mettere nemmeno per un momento.Aveva adocchiato subito quello che voleva, finì di vestirsi in fretta, si fermò un attimo davanti a un enorme specchio per osservarsi e darsi una sistemata ai capelli, poi si avvicinò alla parete da cui Sebastian era entrato e uscito dalla camera. Ma questa rimase immobile. Un semplice muro di pietra.-Sebastian!- Clary alzando la voce provò a chiamarlo, ma niente. -Sebastian non riesco a uscire!- riprovò. Lo stava facendo apposta o l'aveva lasciata lì andandosene?Dando un pugno contro la parete dura, Clary riprovò -Jonathan! Mi senti?- di nuovo nessuna risposta. Sentì però il rumore di passi che si muovevano oltre la porta, quindi era lì! Ma perché diavolo non le rispondeva?In una lucida e disarmante frazione di secondo, le giunse una specie di macabra illuminazione.Avvicinandosi con le labbra alla parete, ma senza urlare, con un tono di voce udibile ma dolce, disse -Fratello, sono pronta.-Ed eccola...la parete si spostò come su ordine di una parola magica. Sebastian con un sorrisetto compiaciuto entrò e fece per dire qualcosa, ma quando vide Clary, per un attimo rimase a bocca aperta.-Sei bellissima. Perfetta.- le disse avvicinandosi e accarezzandole dolcemente la guancia.Camminando svogliatamente verso il letto, come un felino, re del suo territorio, Sebastian si avvicinò al letto e ci si lasciò cadere sopra con grazia, si sedette accavallando le gambe e gettando indietro i palmi delle mani sussurrò -L'ho sempre saputo che quella divisa ti sarebbe stata d'incanto. È fatta per noi.-Clary involontariamente arrossì. Sapeva che lui avrebbe apprezzato. Si era messa una divisa identica a quella che indossava lui: rossa come il sangue, con rune dorate. La stessa che lui aveva quel giorno al burren, ma ormai non importava più. L'importante era che sapeva che con quella mossa l'avrebbe reso felice, o quanto meno soddisfatto.-Possiamo parlare ora?- chiese Clary avvicinandosi.-Che cosa vuoi, Clarissa? Non rinuncerò a distruggere gli shadwohunter se è questo che vuoi chiedermi.Clary sospirò e si sedette accanto a lui -Il destino di tutti gli shadowhunter del mondo, pesa troppo perché io possa sostenerlo da sola.- iniziò Clary -Quello che ti chiedo è: risparmia Jace, mia madre, le persone che amo e Idris...prenditi il mondo, ma lasciami questo. Io vivrò qui con te, combatterò con te, sarò tua. Non rivedrò mai più Jace.-Suo fratello la osservò attentamente -Lasceresti che io riduca il mondo in un cumulo di cenere e demoni, solo in cambio della salvezza di Idris e un pugno di smidollati?- le chiese quasi ridendo.-Non mi crederai davvero così stupido.- le disse tornando serio.-Non posso costringere coloro che amo a vivere qui...Idris è casa loro, potranno ricostruirsi una vita là, lontano da me e da te. Hai sempre detto di volere solo me, che di loro non ti importava, mentivi?- chiese Clary determinata.Lui le sorrise e si sporse verso di lei, sfiorandole le labbra con un bacio di velluto -No, non ho mai mentito a te. Ti voglio, sei mia ed è giusto che tu stia al mio fianco. Se davvero sei disposta a regnare accanto a me, concederò misericordia ai tuoi amici e al tuo angioletto. Non garantisco per tua madre e il cane però.- rispose freddo.-No! Ascoltami...- scattò Clary -Odi nostra madre?--Tua madre. Clarissa.- la interruppe bruscamente lui.-Ok, mia madre. La odi? Vuoi solo vederla soffrire? Odi Luke? Se li uccidi, darai loro pace, lasciali vivere con la consapevolezza che mi hanno persa per sempre, li distruggerai!-Suo fratello la soppesò un attimo, poi sorrise divertito -E io che pensavo di essere il cattivo, sei degna del nome che porti, sorella.- le prese il mento tra le dita facendo sì che lei lo fissasse dritto negli occhi -Acconsento a tutto ciò che hai chiesto, qual'è il mio guadagno?-Con un respiro profondo, Clary colmò la distanza che separava le loro labbra e lo baciò, staccandosi poi per un secondo, sussurrò -Me. Sono tua Jonathan.-Lui spalancò impercettibilmente gli occhi che sembrarono diventare due tunnel ancora più neri e senza fondo. Clary vide guizzare una scintilla di trionfo in lui, ma presto il suo sorriso venne sostituito dal disappunto.-Tu non vuoi me, vuoi Jace. Non sono un giocattolo con il quale puoi comprare la libertà di coloro che ami.- le disse freddo.Clary sospirò -Perché credi che io sia qui? Avremmo potuto distruggerti e tu non avresti saputo fermarci. Ho scelto di restare con te, di abbandonare Jace, per te!- gli urlò quasi addosso.-Perché credi che lo abbia fatto eh?- gli chiese di nuovo colpendolo al viso con uno schiaffo rabbioso.Sebastian si irrigidì e in un movimento che sembrò quasi involontario la strinse per la gola -Non osare rifarlo, Clarissa.- lasciandola andare, inspirò profondamente cercando di calmarsi, poi disse -Non so perché tu sia qui con questa recita, ma non mi fido, mi tradirai. Lo hai sempre fatto.--Sei mio fratello, è una cosa che tu non puoi capire, ma anche io a modo mio ti amo. Non potevo scegliere tra te e Jace. Se avessi scelto lui, tu saresti morto, se scelgo te, forse tu sarai migliore di lui e gli concederai di vivere. Non voglio vivere in un mondo in cui uno di voi è morto.- sussurrò Clary debolmente. Poi con più coraggio aggiunse -Ti dimostrerò quello che vuoi, gli altri mi troveranno, verranno qui ne sono certa. Dimmi cosa vuoi che faccia e la farò.-Suo fratello la osservò dubbioso, alla fine sorridendo cinico disse -Va bene, voglio fidarmi di te. Quando verranno, dovrai essere tu a dirgli cosa accadrà, lo farai in modo freddo e sarai al mio fianco, Clarissa. Al tuo posto.--D'accordo.- acconsentì lei senza nemmeno pensarci. Andava bene così.Avvicinandosi a lui, fece ciò aveva temuto di più -C'è altro che vuoi...da me?- chiese guardandolo eloquente.Sebastian scoppiò a ridere -Non sono il mostro che credi, sarai mia, ma quando lo vorrai anche tu. Non mi diverte intrattenermi con un pezzo di legno che piange.- disse freddo. Poi più dolcemente aggiunse -Ti amo sorella, voglio che tu sia felice. Non sei ancora pronta ad ammetterlo a te stessa, ma lo sento che sei attratta da me, quel giorno sarà infinitamente meglio per entrambi-Clary scosse la testa, sapeva perfettamente di provare un'attrazione verso suo fratello, lo aveva sempre negato a sé stessa in nome dell'amore per Jace, ma ora Jace non era più un futuro possibile, chi avrebbe dovuto amarla e dividere la sua vita con lei, se non suo fratello? Lo voleva anche lei.A Jace aveva concesso tutto di sé, la sua anima, il suo cuore, la promessa che lo avrebbe amato in eterno, la sua prima notte...aveva detto addio all'innocenza regalando a Jace la parte migliore di sé, chiudendo in lui tutto il suo passato. A Jonathan avrebbe dato il futuro, la Clary che sarebbe diventata una cacciatrice, una donna, un giorno forse sarebbe addirittura diventata come lui, ma almeno, un giorno più o meno lontano, sarebbe morta con la consapevolezza che la parte migliore di sé era stata salvata, che avrebbe rivissuto in Jace per sempre e che tutto il dolore, l'amore e le lacrime che aveva e avrebbe versato, non sarebbero state sprecate, ma diventate acqua e sale per le nuove generazioni che forse sarebbero riuscite a ricostruire un mondo in cui vivere lontano dalla minaccia dei Morgenstern.Era pronta a dire addio al passato ed entrare nel futuro, era sempre stata una ragazzina cocciuta, ora sarebbe stata una donna determinata. Aveva deciso e le andava bene così. Non era una vittima, era la Regina di sé stessa in quel momento. Per una volta, nessuno aveva scelto per lei.Sporgendosi verso suo fratello si slacciò la giacca della divisa e sorrise -Sono sempre stata attratta da te, lo sai. Lo sapevi anche a Idris...la prima volta che mi hai baciata.- gli sussurrò contro le labbra.-Non ti costringerò Clarissa, ma il mio autocontrollo non è infinito.- le alitò lui a fior di labbra sfiorandole con la lingua.Clary lo baciò, poi in un sussurro disse -Sarei curiosa di sapere fino a che punto può arrivare.- con un sorriso malizioso si alzò dal letto e si avvicinò alla parete che dava sulla sala dei troni -Non fai gli onori di casa?- chiese come se niente fosse riallacciandosi la giacca e sorridendo.Sebastian sospirando metà divertito, metà irritato la seguì e prendendola per mano la condusse nel salone.Le mostrò i loro troni, la presenza di una finestra sul mondo grazie alla quale senza mai andarsene da Edom avrebbero potuto vedere quello che sarebbe successo tra i mondani, in tutta la terra...Clary rabbrividì ma non disse niente, era disposta a rimanere con lui, e concedersi a lui, ma parlare così a cuor leggero di morte e distruzione, era ancora decisamente troppo.Il fatto era che lei voleva credere in lui, sperare che forse con la sua influenza sarebbe stato meno crudele, un giorno forse avrebbe potuto essere normale...o forse era solo un illusione e avrebbe dovuto abbandonarla alla svelta per non prendersi delusioni epocali. Tuttavia riteneva che anche lui meritasse una chance, nessuno gliel'aveva mai data, lei sentiva di volerlo fare, e se in quel modo avrebbe anche salvato le persone che amava, tanto meglio!Sebastian finito il breve giro la stava riconducendo nella sala dei troni attraverso una scala di pietra che portava a delle celle su cui Clary non si era voluta soffermare.Improvvisamente si sentiva ansiosa, voleva in qualche modo scoprire il peggio che le sarebbe toccato vivendo con lui, sembrava brutto a dirsi così, ma era come se finché non si fosse concessa a lui, non avrebbe concluso proprio nessun patto. Non si sentiva tranquilla.O forse... questo era quello che continuava a ripetersi. Si sentiva strana, era come se decidendo di abbandonare tutto, finalmente si fosse tolta anche quella patina di responsabilità e obblighi morali che si era sempre imposta di indossare. Anche quando aveva creduto che Jace fosse suo fratello, aveva continuato a volerlo, si era trattenuta, molte volte fallendo, ma era sempre rimasta frenata da una sorta di remora morale che le impediva di prendersi ciò che voleva. Aveva perso talmente tanto tempo con lui...avrebbero potuto essere felici e condividere molti più momenti, ma la morale li aveva fermati troppe volte, e ora il tempo non c'era più. Jace era perduto. Non avrebbe ripetuto lo stesso errore con Jonathan. Lo voleva, era semplice da dire. Ora che non c'erano più giudici né conseguenze, non era poi così complicato ammetterlo. Era sbagliato? sì. Poteva farci qualcosa? No! Che senso aveva privarsi di tutto, incluso il desiderio, in un mondo nel quale non avrebbe comunque avuto più niente. Era sbagliato forse, desiderava tutto ciò che l'avrebbe distrutta. Ma non sarebbe mai rimasta integra comunque, pezzi di lei erano già sparsi ovunque, in luoghi troppo lontani per poter essere rivisitati, se doveva seguire un desiderio che l'avrebbe distrutta completamente, voleva che ne valesse la pena, voleva un esplosione che le avrebbe fatto dimenticare perché era così sbagliato quello che stava facendo, voleva dimenticare tutto quello che avrebbe perduto.Salendo le scale insieme a Jonathan, d'un tratto gli lasciò andare la mano e si slacciò la giacca della divisa. Lui voltandosi a guardarla curioso, con un sorrisetto chiese -Caldo?-Clary lo fissò intensamente -Dimostrami che mi sbagliavo. Dimostrami che sei perfetto per me, che non mi pentirò delle mie scelte, che come dici tu...siamo fatti per appartenerci.-Jonathan sgranò gli occhi e scese un paio di scalini fino a trovarsi solo un poco più in alto di lei, la guardò con un intensità che sembrò mandarle a fuoco le terminazioni nervose.-Qui?- le chiese scettico indicando le scale e il muro di pietra.-Cosa importa?- bisbigliò lei arrossendo. -Fallo e basta. Voglio capire...-Suo fratello la prese per i fianchi e la girò con il viso contro la parete, premendosi con forza contro di lei. Le scostò i capelli di lato e le sussurrò contro il collo -Va bene così?- e così dicendo iniziò a farle scivolare la giacca della tenuta lungo le braccia lasciando che cadesse a terra. Con la lingua e i denti tracciò un sentiero di segni lungo la sua nuca mordendo e succhiando, facendola quasi mugolare.Clary affondò le dita negli incavi della roccia per aggrapparvisi, mentre la pietra ruvida le graffiava la guancia e la sporgenza evidente nei pantaloni di suo fratello premeva contro la sua schiena.Lui con le mani tracciò il profilo dei suoi fianchi, stringendo la pelle nuda di Clary ormai coperta solo da una leggera canottiera. Con un colpo seccò la strappò lungo la schiena e inginocchiandosi dietro di lei risalì con i polpastrelli lungo le cosce mentre con la lingua le contava le vertebre della spina dorsale facendola inarcare all'indietro e dandole i brividi.Clary sentiva la testa leggera come fosse piena d'elio, non sapeva pensare in quel momento, sarebbe stata solo la seconda volta della sua vita in cui si concedeva a qualcuno completamente...avrebbe fatto male? Più male? Non le importava in quel momento.Jonathan la girò bruscamente verso di sé, si rialzò verso di lei e la baciò famelico, i loro denti si scontrarono per la foga, Clary si aggrappò al suo collo, sentendo quasi le gambe cedere. Strinse le cosce percependo il desiderio che aumentava. Mentre suo fratello con una lentezza quasi crudele, le stuzzicava il seno pizzicandola e accarezzandola, alternando fitte più dolorose a carezze più dolci e meno estenuanti. Clary gettò la testa all'indietro chiudendo e gli occhi ansimando, aggrappandosi alle spalle di suo fratello per rimanere in piedi, lui lentamente, sottraendosi alla sua stretta, leccandole e baciandole le costole, il ventre, le ossa iliache, scese fino alla cintura e la slacciò con movimenti precisi e veloci.Accarezzandole le cosce, centimetro dopo centimetro le abbassò i pantaloni di pelle che le fasciavano le gambe e continuò il percorso di morsi e baci lungo il polpaccio, risalendo su verso il ginocchio e sopra la coscia. Lentamente alzò lo sguardo e con voce roca disse -Voglio che mi guardi, che tu sappia chi sono e chi sei tu.- Clary stordita aprì gli occhi e lo fissò -Ti voglio, non mi importa di nient'altro.- ansimò stringendogli i capelli e spingendo il suo viso di nuovo contro il proprio corpo.Jonathan sogghignò soddisfatto e con una lentezza straziante fece scorrere le dita nella parte interna delle cosce di Clary, toccando i punti più sensibili, risalendo con movimenti fin troppo lenti fino al centro del suo corpo che ormai non resisteva più.-Ti prego Jonathan...- gemette, quasi cedendo sulle gambe e aggrappandosi al muro.-Che cosa vuoi, sorellina?- le soffiò lui al centro delle cosce facendola quasi urlare dall'intensità del suo tocco.-Te..ti prego.- Clary non riusciva più a ragionare, aveva provato una volta nella vita la dolcezza, ma quella era passione, Jonathan sembrava conoscere i bisogni del suo corpo ancora prima che li capisse lei e sapeva sfruttarli per farla impazzire facendole perdere la testa.Con un movimento deciso le sfilò completamente slip e pantaloni e sollevandosi la piantò contro il muro sorreggendola con il proprio corpo.Clary con le mani tremanti gli si aggrappò alla giacca e gliela tirò giù lungo le spalle graffiandogli i bicipiti mentre scendeva, le mani di lui che si muovevano nel centro del suo corpo le stavano facendo perdere la ragione, non vedeva, sentiva, voleva, nient'altro che non fosse lui. Ne aveva un bisogno quasi primordiale che non sapeva spiegarsi da dove fosse venuto fuori.Ad un certo punto il suo corpo si tese, si sentì tremare le gambe come non le era mai successo, e senza poter esercitare volontà sui propri muscoli, si afflosciò in ginocchio contro la parete ansimando senza fiato.Jonathan si chinò sotto di lei, la fece stendere sulle scale e con un gesto rapido, spinto dal desiderio, si liberò degli indumenti che lo contenevano e la prese senza preavviso.Clary lanciò un grido, più per la sorpresa inizialmente, poi arrivò il dolore, Jonathan la strinse mettendole una mano sotto la schiena così ché non fosse a contatto diretto contro gli scalini spigolosi, ma a parte quel gesto di gentilezza, non ebbe riserve, continuava a muoversi dentro di lei con foga spinto solo dal bisogno implacabile di averla, di entrare dentro di lei quasi volesse farle dimenticare di essere mai stata di qualcun altro.Clary cercando di posargli le mani sulle spalle provò a rallentarlo -Jonathan...fai..mi fai male...- ansimò contro il suo collo.Un sorriso soddisfatto si aprì sulle labbra di suo fratello che chinando il viso contro di lei, le sussurrò contro le labbra -Così che tu possa ricordarti che lo hai voluto, che mi hai voluto tu, sorellina.- poi la baciò con forza facendole inarcare la testa all'indietro, le morse il labbro fino a spaccarlo e farle colare il sangue lungo la gola.Clary sentì il sapore denso e rugginoso esploderle in bocca, provò disgusto all'inizio, ma quando la lingua di suo fratello si unì alla sua, leccandola e accarezzandola, assaporando il suo sangue dalla sua stessa lingua umida...quella sensazione portò via tutto il resto. In quel momento seppe che era qualcosa che non avrebbe mai potuto fare con nessun altro, unirsi in modo così profondo e totale, da offrirgli il suo sangue e goderne anche.Jonathan con un respiro roco le offrì le proprie labbra e Clary senza pensarci, si sporse in avanti mordendole con frenesia. Voleva quanto lui in quel momento, che il loro sangue si unisse, che potessero sentire l'essenza l'uno dell'altra, proprio nel momento in cui si stavano unendo.Jonathan sentendo il labbro lacerarsi e la sua piccola sorellina aggrapparsi a lui come fosse acqua nel deserto, sentì ogni vena del suo corpo incendiarsi, il suo sangue stava letteralmente bollendo in quel momento. L'aveva desiderata per così tanto tempo, che aveva creduto di sapere cosa avrebbe provato quando finalmente l'avrebbe avuta. Invece non era così...perdersi dentro di lei che era così stretta e avvolgente, così dolce e ancora abbastanza pura da essere distrutta, gli diedero una gioia e una frenesia che non riusciva più a contenere.Afferrandola con più forza, si spinse con più foga dentro di lei, la sentì lamentarsi e si mosse con più intensità, avrebbe imparato presto ad apprezzare quel ritmo, e poi...vederla così indifesa, in balia del desiderio stesa sotto di lui, era qualcosa che gli scatenava dentro sensazioni talmente intense da stordirlo. La stava avendo, ma non era abbastanza, voleva che lei gridasse il suo nome, che lo implorasse di non smettere finché non ne avesse potuto più. Ora che era dentro di lei, non l'avrebbe mai più lasciata, e lei aveva giurato di essere sua, contava solo quello...Sentì le sue manine piccole e tremanti che si aggrappavano alla sua schiena, percepì le unghie di lei che gli scavavano solchi leggeri tra le scapole e non poté reprimere un ghigno. Otto graffi sulla schiena, questa volta la schiena era la sua, come sarebbe dovuto essere da sempre.Clarissa stava iniziando ad adattarsi alle spinte più forti, tanto quanto a quelle più lente e strazianti, ormai era come burro tra le sue mani e vedere quanto il suo viso fosse pieno di desiderio, proprio mentre guardava lui, era qualcosa che gli sarebbe bastato ad essere felice ore, poco importava quello che sarebbe successo dopo.-Jonathan....- la voce di lei, sussurrata in un gemito spezzato dal piacere, che gli risuonò contro il lobo, lo fece sorridere. Chinandosi su di lei e leccandole lo sterno, le clavicole, la curva delle spalle...salendo fino all'orecchio di Clarissa, sussurrò -Sono qui...--Io voglio...Jonathan..ti prego...- sogghignando senza trattenersi, spinse più forte, afferrandola per i fianchi e tirandola contro di sé ad ogni spinta.-Sei mia, sorellina.- le soffiò in un rantolo roco contro la gola continuando a baciarla.-Tua...sì- ansimò lei circondandogli i fianchi con le gambe e tirandolo sempre più dentro di lei.Jonathan spinse più forte, con tutto l'impeto che aveva, possedendola senza sosta né tregua, finché non la sentì gridare e rannicchiarsi contro di lui distendendo i muscoli, a quel punto con qualche spinta decisa, fissando i suoi occhi verdi accesi di fiamme nere, si svuotò dentro di lei rimanendo così, stringendola a sé e cullandola tra le braccia. Si sentiva in pace come non gli era mai successo in tutta la vita.Jace in capo al gruppo, tenendo Eosfors nella mano destra avvolta dal fodero e una spada angelica pronta all'uso nella sinistra, si fermò un momento e guardò i suoi amici -Non siete costretti a seguirmi fin qui.- disse serio. -Io sono qua per Clary, ma non vuol dire che dobbiate morire per me.-Alec gli sorrise bonariamente -Tranquillo Jace, moriremo per chi amiamo, non ti seguiamo solo perché sei biondo!-Isabelle si lasciò sfuggire una risatina isterica e Simon cingendole le spalle confermò -Abbiamo tutti qui dentro, qualcuno a cui teniamo. Siamo arrivati insieme, ce ne andremo insieme.--Ben detto diurno. Inizi a piacermi.- lo schernì Jace, ma guardandolo con affetto e gratitudine.La fortezza si stagliava davanti a loro, avevano un piano, erano pronti, ma niente, assolutamente niente, li avrebbe potuti preparare a ciò che videro qualche istante dopo.Un enorme portone ad arco si aprì e piccola, minuta e bellissima... ne uscì Clary con una divisa rossa fiammante e uno sguardo di pietra. Uscì dalla fortezza e si avvicinò a loro, abbracciò Jace senza dire una parola, lo baciò dolcemente senza parlare e senza guardarlo troppo a lungo. Poi allungò la mano destra facendosi porgere Eosfors.Jace aprendo la stretta delle dita sul fodero gliela lasciò prendere e Clary tirando un sospiro di sollievo la afferrò legandosela in vita.Dando le spalle al gruppo, senza fermarsi mentre camminava verso l'interno delle mura, disse -Seguitemi, torniamo a casa.-I quattro la guardarono senza capire, Jace aveva temuto che fosse morta, prigioniera.. qualunque cosa orribile avrebbe potuto pensare, l'aveva pensata! Eppure ora...Clary sembrava stare bene, più che padrona della situazione. Era una recita? Cosa c'era che non andava?La seguirono in silenzio fino alla sala dei troni, dove Sebastian li aspettava. Quando Jace lo vide, la sua mano scattò sulla spada e fece un passo avanti pronto a colpire.-No.- lo fermò Clary. Prima che potesse aggiungere altro, sua madre, Luke e Magnus comparvero scortati da un gruppo di servi di Sebastian fin dentro la sala.Clary per tutto il tempo, rimase in silenzio al fianco di Sebastian senza dire nulla, senza nemmeno guardarli a momenti.-Clary?- Jocelyn facendo un passo avanti e cadendo sulle ginocchia cercò di avvicinarsi ma, la strada le venne sbarrata da Amatis che guardandola con disgusto le tirò un calcio sotto il mento facendola rotolare sulla schiena.Clary schiarendosi la voce guardò Sebastian, il quale sollevando le sopracciglia con aria innocente emise un mezzo sbuffo, poi fece -Ok, ok.- guardò Amatis e ordinò -Più gentilezza con i nostri ospiti. Non si intratterranno a lungo dopotutto.-Clary guardò sua madre, sentendo un nodo in gola che si allargava sempre di più fino a toglierle il respiro. In quel momento seppe con esattezza che con la sua decisione, avrebbe sì salvato un mondo e distrutto sé stessa al suo posto...ma avrebbe distrutto anche tutte le persone presenti in quella sala. Nessuno di loro l'avrebbe mai perdonata o capita, nessuno di loro sarebbe andato avanti ricominciando da capo. Ma le scelte che aveva davanti erano poche, e ognuna era più opprimente dell'altra. Quella era l'unica accettabile.Sebastian stringendo Clary per la vita, la tirò contro di sé e sorrise malignamente a Jocelyn -Vuoi dire addio a tuo figlia? Dovresti almeno ringraziarla, anche se tu non sei degna di lei, mia sorella ha mostrato gentilezza verso di te.-Jocelyn piangendo arrancò verso di lui, ma fissò Clary -Clary, amore...ti ha mentito, qualunque cosa abbia detto per costringerti a rimanere non è la verità, so che non vuoi stare qui, ti prego...-Clary la guardò totalmente priva di espressione e sussurrò -Mi dispiace mamma, ma io voglio rimanere con mio fratello.--Sentito?- gongolò Sebastian ridendo di lei.Clary girandosi appena verso di lui gli sussurrò all'orecchio -Falli andare via, prima di sigillare i passaggi...ora.-suo fratello le baciò i capelli e sorrise, poi rivolgendosi ai presenti disse -Credo sia giunto il momento di dirci addio, non mi mancherete ed io non mancherò a voi, niente lacrime. La strada è quella.- disse sarcastico mentre gli indicava la finestra che dava su Alicante-Non andrò da nessuna parte senza Clary.- ringhiò Jace sollevando la spada contro di lui.-Credo che sia Clarissa a non avere il desiderio di venire con te.- biascicò Sebastian scocciato. -Vattene ora, lei è mia.--Non ci crederò finché non lo sentirò da lei.- rispose Jace con la voce che tremava.Clary lo guardò negli occhi per la prima volta, -Mi dispiace Jace, io resto.- e girandosi verso suo fratello lo strinse in un abbraccio baciandolo sulle labbra.Una serie di reazioni la travolsero, Jace urlò, Jocelyn sembro svenire, Luke imprecò tirandola su e Simon si produsse in una sfilza di parole che probabilmente non aveva mai nemmeno letto o sentito!-Sono stufo di questo circo.- disse Sebastian con un sorrisetto. -Clarissa, se non se ne andranno da soli, li aiuterò in modo veloce.-Clary si girò verso di lui e gli sussurrò all'orecchio -Ti fidi di me?-Suo fratello annuì in silenzio, così lei scendendo i gradini dal trono, fino a dove si trovava Jace, si inginocchiò di fronte a lui e gli bisbigliò -Ho Eosforos e un piano, vi raggiungerò un attimo prima che il varco si chiuda, porta in salvo mia madre e gli altri, ti prego Jace...- mise in quelle parole tutta l'intensità che poté, e quando finalmente lui a malincuore accettò con un cenno del capo, Clary si allontano vedendo sparire una dopo l'altra, tutte le persone che amava e che non avrebbe più visto. Passarono Luke e sua madre, Alec e Magnus, Izzie e Simon... solo Jace si soffermò un momento di più, Clary gli si avvicinò e lo baciò dolcemente sulle labbra, gli poggiò le mani sulle spalle, sentendo sotto le dita la forma della cicatrice a stella che ormai conosceva a memoria...era parte di lui. Interrompendo il bacio sussurrò -Ricorda quello che ti ho detto nella grotta, ti prego non dimenticarlo e non dimenticare che meriti di più del male che ti farai. Se mi hai mai amata, vivi e rendi le cose migliori per chi resterà.- senza dargli il tempo di rispondere lo spinse oltre il varco appena un istante prima che si chiudesse. Era fatta. Sarebbe rimasta lì da sola con Jonathan. Per sempre.

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