Prologo.

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Ciao a tutte! Io mi chiamo Elena e questa è la mia prima storia! Ogni tanto nella storia troverete la canzone che meglio descrive il momento raccontato, almeno per me!

Questa non è una fanfiction ma una storia in cui i personaggi sono inventati da me e per questo ho deciso di non mettere un cast anche perchè è giusto che ognuno si immagini i protagonisti come vuole, magari un po' immedesimandosi.

Detto ciò vi lascio alla storia, votate e commentate, tutto può servirmi a migliorare!

Un bacio, Ele.

Mattina piovosa. Sono già le 9, la lezione è iniziata. Infilo un paio di jeans, una maglietta nera, il mio affidabile giubotto in jeans taglia xl e le Vans nere. Si, mi vesto come un maschio, ma sinceramente sono comoda così e mi piace.

Chiudo la porta di casa e scendo le scale a perdifiato.

Mi fiondo in strada. Sta piovendo e... Ecco, come non detto piede dentro la pozzanghera. La mia Vans è zuppa d'acqua. Non ho tempo per pensarci ora, sono già in ritardo e non mi va di sentire il professore sfottermi davanti a tutti.

Vedo il tram. Ho 10 secondi di tempo per arrivare alla fermata e riuscire a prenderlo. Parto così veloce che, Bolt levati proprio!

"Aspettiiiiiii!" urlo e per fortuna l'autista mi aspetta.

"Grazie mille, le devo un favore enorme" esclamo con il fiatone. L'autista fa un cenno con la testa e mi guarda come se fossi l'ebola fatta a persona.

Mi specchio nel vetro e in effetti non ha tutti i torti. Sembro appena uscita da una lotta con dei coccodrilli. Mi sistemo i capelli umidi dalla pioggia e mi siedo in un posto alla fine del tram.

Infilo le cuffie e faccio partire la musica. Odio dover scegliere le canzoni, così faccio fare sempre tutto alla riproduzione casuale che oggi da offrire ha "Martelli" di Gazzelle. Diciamo che come inizio non è male, ho proprio voglia di spararmi in testa.

Sono in ritardo alla prima lezione all'università, fradicia, senza niente per sembrare una studentessa con la testa sulle spalle, visto il look spartano, le scarpe ormai piene di fango e i capelli spettinati. Grazie Gazzelle, hai sempre la canzone giusta per me. Non so perché ma io e la sveglia abbiamo da sempre un rapporto difficile, lei non capisce me e la mia voglia di dormire e io non capisco lei e il suo suonare.

Mi risveglio dai miei tormentati pensieri e vedo la mia università passarmi davanti agli occhi. No, no, no. Provo a fermare il tram ma è troppo tardi. Bene dovrò fare anche più strada a piedi.

Scendo alla fermata successiva e inizio a correre verso la facoltà. Non vedo l'ora di iniziare questo percorso, non vedo l'ora di realizzare il mio sogno. Mi sono iscritta in Farmacia, perchè vorrei entrare nel campo della ricerca e provare a salvare qualcuno. Vi starete perchè non ho fatto medicina; no l'ho scelto perchè mi sembrava troppo scontato diventare medico. Io vorrei cercare di aiutare gli altri in un altro modo, ovvero cercando magari la cura per malattie ora ritenute incurabili. Ecco il perchè della mia scelta.

Entro nel piazzale ed è talmente grande che non troverò l'aula nemmeno per mezzogiorno. Devo chiedere informazioni. Trovo un gruppo di ragazze all'ingresso che fumano.

"Ciao ragazze, potreste dirmi dove trovo l'aula 3? Sono nuova qui e non conosco bene il posto"

"Certo! Guarda lo vedi quel caseggiato lì in fondo?" fa una di loro indicandomi una struttura in fondo al piazzale "Entra lì, sali le scale e gira a destra. La troverai davanti a te, non puoi sbagliare"

"Grazie mille, grazie davvero gentilissime" rispondo e inizio a correre verso la mia lezione.

Forse riesco a non fare più di mezz'ora di ritardo.

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