|Chapter 1|

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Mio padre diceva che le persone sono come la carta.
Trasparenti, chiari e puliti eppure basta una goccia d'inchiostro, e si rovinano macchiando quella purezza creata dalla vita.
«Per questo tu devi sempre stare attenta a te stessa e agli altri, cercando di trovare un equilibrio che non danneggi nessuna delle due parti» diceva, mentre prendeva della carta bianca e la piegava velocemente, con una delicatezza sorprendente.
Dopo mi prendeva le mani e appoggiava sui miei piccoli palmi una colomba, o una farfalla, o qualsiasi cosa gli venisse in mente.
Un origami.
Il nostro modo di comunicare, il nostro segreto.
Anche dopo che ero andata a studiare all'estero il mio appartamento restava pieno di figure sottili realizzate con cartoncini colorati e continuavo quotidianamente a realizzarle.
Era proprio quello che stavo facendo in quel momento, utilizzando un foglio dove avevo scritto quella mattina i miei appunti all'università.
«Una gru, eh? Ada, avevi detto niente distrazioni» mi apostrofò Jay, uno dei camerieri del café dove ero solita studiare.
«Lo so, ma sto studiando da quattro ore di fila. Solo cinque minuti di pausa, eh?» mi lamentai.
Non eravamo esattamente amici, ma ci divertivamo a parlare quando andavo lí per bere un té caldo. Avevamo legato piú che altro perché entrambi eravamo stranieri e trovavamo rassicurante stare con qualcuno con una cultura simile. Era anche lui che si occupava a spronare il mio cervello, cosicché non mi arrendessi e continuassi a memorizzare tutti quei nomi complicati che sarebbero comparsi agli esami.
Jay diede un'occhiata ai miei libri di testo e fece una smorfia «Non so come fai a guardare tutti quei cervelli senza vomitare»
«Non mi limito a guardarli. Ti ricordo che sto studiando per diventare un chirurgo quindi devo anche toccarli e sezionarli» dissi sorridendo alla sua reazione.
«Schifo» mormorò versando un po' di té verde nel mio bicchiere che già da un bel po' era vuoto «Offre la casa» disse per poi allontanarsi.
Afferrai la tazza fumante e sospirai.
Mi piaceva studiare.
Poteva sembrare strano, ma lo trovavo rivitalizzante. Solo che farlo per tanto tempo mi faceva venire il mal di testa.
Fuori dalla finestra la pioggia batteva violentemente contro il suolo, come già faceva interrottamente da due giorni.
A mio parere non c'era nulla di meglio che studiare in un bel posticino caldo, con il gelo fuori e una bevanda bollente pronta a scaldarti.
«Okay, ora torniamo ai cervelli» dissi fra me e me, legandomi i lunghi capelli in una coda.
Ogni tanto riscrivevo qualche termine che avevo evidenziato sul libro di testo e lo riportavo sul quaderno degli appunti, pieno di disegni anatomici, colori e annotazioni vivaci.
Avevo fatto un liceo artistico quindi ero molto ordinata e tendevo a curare particolarmente i miei compiti, motivo per cui molti compagni di corso mi chiedevano spesso in prestito il quaderno.
«Basta, per oggi ho finito. Non penso di riuscire a studiare altro» esclamai dopo un'altra ora «Jay, io torno a casa. Grazie per il té» dissi, mettendo via le mie cose.
«Domani hai il lavoro vero?» mi domandò, togliendo il grembiule.
Erano le otto di sera e aveva appena finito il turno. Spesso tornavamo a casa insieme, dato che un pezzo di strada era identico per entrambi.
«Sí, una ragazza sta male quindi devo sostituirla» risposi uscendo dal locale e aprendo l'ombrello.
Nella mia vecchia città alla sera non c'era quasi nessuno in giro, poi se pioveva era un completo deserto.
Al contrario Seoul era sempre pieno zeppo di gente, che ci fosse il sole o il temporale.
«Domani dovrebbe nevicare» mi informò il ragazzo, guardando il cielo.
«Speriamo di no; con la neve c'é sempre qualche ritardo dei mezzi pubblici» dissi, pensando già alla lavata di capo che mi avrebbe fatto il mio capo se non fossi arrivata in orario «Ti saluto qui, Jay»
«Ah, é vero. Oggi andavi a vedere quell'esibizione di danza, no?» mi chiese ricordandosi di uno spettacolo di cui avevo parlato molto.
«Già, ci vediamo domani quando stacco da lavoro» lo salutai.
Presi l'autobus e mi avviai verso l'edificio dove si sarebbe tenuto l'evento.
Da quello che sapevo apparteneva a una compagnia discografica, motivo per cui, oltre a ballerini professionisti, si sarebbero esibiti anche cantanti.
Questo fu palese quando arrivai a destinazione: centinaia di ragazzine urlavano a squarciagola i nomi dei loro autori preferiti, agitando bastoncini colorati e striscioni fatti a mano.
A essere sincera non avevo mai capito il senso di essere cosí legati con una band. Dopotutto quelle scenate di adorazione sfrenata erano solo una fase dell'adolescenza; pensare a tutte quelle persone che urlavano "ti amo" o "sposami" sperando di essere notate, per me non avevano assolutamente senso.
«Il biglietto, signorina» disse un uomo all'ingresso.
Glielo porsi, guardandomi intorno. La sala d'ingresso era piena zeppa di gente, giornalisti compresi.
Entrai nell'ala dove si sarebbe tenuto a breve lo spettacolo. Era stato tutto allestito alla perfezione, con i poster dei gruppi delle varie agenzie appese ai muri e gli stand delle compagnie di ballo che si promuovevano.
«Signore e Signori, é per me un onore presentarvi la tredicesima edizione di "Danza e Spettacolo". Potrete godere delle esibizioni delle più popolari scuole di danza della Corea e dei gruppi in cima alle classifiche musicali» presentó un uomo magro vestito di marca; le fan ai lati del palco urlavano scatenate.
Parlò per un po' della compagnia ospitante, la Big Hit Entertainment, e quelle che avevano aderito all'iniziativa.
«Ora vi lascerò allo spettacolo, che inizierà dalla 1Million Dance Studio, con una magnifica coreografia di Lia Kim» disse il presentatore.
Applaudii sonoramente.
Sia le musiche sia i balletti erano estremamente affascinanti e, quando portarono un pezzo che avevo imparato guardandolo da YouTube, dovetti tener ferme le gambe.
Ballavo da quando avevo cinque anni e, anche se non ero molto brava, ne era rimasta la passione.
«Come ultimo pezzo sono lieto di annunciarvi un gruppo che ultimamente ha scalato la cima non soltanto della Corea, ma anche dell'America: i BTS» presentò l'uomo, subito assordato dai cori delle ragazzine.
Sul palco sfilarono sette ragazzi, vestiti di tutto punto, che salutavano e sorridevano al pubblico.
Partí poi la musica e tutto si trasformò.
Il gruppo sembrò prendere fuoco, come diceva la canzone, e cominciarono a cantare mentre ballavano.
«Sono bravi» mormorai fra me e me, battendo il piede a ritmo.
Mi colpí particolarmente un membro, nascosto nelle ultime file, che cantò nella seconda strofa.
Aveva una bellissima voce e, anche se nella coreografia i suoi compagni sembravano più bravi, aveva una passione tale che catturava completamente la mia attenzione.
Anche quando tornai a casa, finito lo spettacolo, e mi misi a letto, mi rimase impresso il suo sorriso felice, come se stesse facendo con tutte le sue forze quello per cui era nato.
E ai miei occhi splendeva, in un modo cosí luminoso che sembrava esistere solo nei miei sogni.

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É la prima volta che scrivo una fan fiction e sono estremamente imbarazzata, chiedo pietà ƪ(‾.‾“)┐

"ORIGAMI„ |Kim SeokjinStories to obsess over. Discover now