Dicono che non capisci il valore di una cosa fino a che non l'hai persa.
Beh, è una cazzata. Una cazzata bella grossa.
Seguendo questa logica, non avrei dovuto sapere da così tanto di essere completamente cotto - e poi innamorato - di lui. Non avrei avuto nessun problema del cavolo nel farci i conti, nessuna paranoia cronica su quanto stupido e masochista fossi nel trovare così tanto carino uno che mi odiava con tutta quella chiarezza.
E non avrei neanche cercato inutilmente in tutti i modi di non avvicinarmici, di non capirlo e di non capire cosa ci fosse dietro quella facciata sarcastica, irritante e sprezzante. Perché era già bello, anche troppo, e non potevo permettermi di farmelo stare simpatico. Lui non mi sopportava, ed io non dovevo sopportarlo a mia volta.
Non avrei sentito le viscere ritorcersi nelle mie stupide budella ogni volta che parlava con qualsiasi ragazza, riconfermando quante poche speranze avessi; né avrei provato un tale dolore al petto nel vederlo soffrire così tanto la mancanza di casa quando poi alla fine mi ero arreso all'evidenza che non volevo fare altro che conoscerlo per quello che era davvero, ed eravamo diventati in qualche modo addirittura amici, e così lui me ne aveva parlato.
Soprattutto, poi, non starei rimpiangendo così tanto il non aver avuto quel briciolo di coraggio che mi serviva per confessargli quanto volessi ogni minuto di più baciare quelle labbra impertinenti; quanto volessi abbracciarlo e tenerlo per la mano; quanto volessi semplicemente restargli accanto.
Non starei rimpiangendo ogni volta in cui non gli ho detto quanto le sue convinzioni fossero sbagliate, di quanto fosse utile ed importante, di quanto lo fosse per la squadra, per l'universo, per me. Che magari non contava niente per lui che uno solo in tutte le galassie lo ritenesse importante, ma sarebbe stato meglio che non dire niente.
Invece non ho fatto altro che desiderare di farlo, desiderare di urlare quanto facesse male vederlo incolparsi di qualsiasi cosa, quanto facesse male vederlo sentirsi l'ultimo.
Perché io lo vedevo, oh se lo vedevo, con quel suo stupido sorrisetto sempre stampato sulle labbra ma gli occhi tristi e dannatamente stanchi. Stanchi di tutto, immagino.
Eppure non gliel'ho detto. Non ho detto niente, l'ho solo urlato a pieni polmoni dentro di me sperando che lui lo sentisse lo stesso. E lui non poteva. Ovviamente non poteva.
Non gli ho neanche detto che l'amavo. Che idiota.
E pensare che di occasioni ne ho avute, oh se le ho avute.
Nei film - quelli più tragici almeno - i protagonisti finiscono per dichiararsi l'amore reciproco quando sono sostanzialmente in pericolo di vita. E noi non stavamo mica in un film, certo, ma eravamo pur sempre in guerra. Allora perché non gliel'ho detto?
Non gliel'ho detto nessuna delle volte in cui abbiamo rischiato la vita. Non gliel'ho detto quando ho pensato che sarebbe davvero morto. E non gliel'ho detto neanche quando cercavo di farlo restare sveglio. Di non farlo morire così, tra le mie braccia su quello stupido pianeta desolato che non era casa sua.
Ed ora lui è morto, ed io non posso dirglielo più. E non glielo potrò dire mai più. Perché lui è morto. E non tornerà.
Ed è morto perché non gli ho mai detto quanto fosse importante, allora lui ha dovuto dimostrarlo a sé stesso così, di essere importante: sacrificandosi per una stupida causa a cui non voleva neanche prendere parte.
Voleva solo tornare a casa, ed io non gliel'ho permesso - gli ho urlato contro, invece, quando ha detto che non ce la faceva più. Perché per me non aveva senso restare se lui andava via, ma non potevo dirglielo. Avevo urlato e basta.
Voleva tornare sulla terra, ed invece è restato a salvarla. E c'è riuscito - com'era ovvio, perché di inutile non aveva proprio niente -, ma in cambio è morto. Ed è stata colpa mia, che non gli ho mai detto niente, neanche di tornare a casa.
Io il suo valore l'avevo capito da tempo, di amarlo così tanto l'avevo capito da tempo, e non l'ho detto.
È una cazzata dire che il valore di una cosa non lo capisci subito, l'unica cosa che fai troppo tardi è dirlo ad alta voce. Ed adesso io non posso dirgli più niente. Posso solo piangere. In silenzio. Anche se il silenzio fa così tanto schifo.
Perché io vorrei urlarlo al mondo intero che amo quell'idiota di Lance McClain, ma che senso avrebbe se tanto lui non può sentirlo?
ŞİMDİ OKUDUĞUN
I can't tell him anything else || Klance - OS
Hayran KurguDicono che non capisci il valore di una cosa fino a che non l'hai persa.
