Il fumo si propaga bianco e denso fuori dalla mia bocca mentre sento il mondo intorno a me farsi sempre più distante. Mi incanto un attimo a fissarlo mentre porto di nuovo la canna alle labbra, un gesto leggero e meccanico dettato dall'abitudine.
Il fumo brucia la gola e riempe i polmoni, svuota la mente e libera i pensieri.
Accanto a me sento la voce ovattata di Giulia, una delle mie migliori amiche che reclama la sua parte: -Oh Sa passala, te ne sei fumata più di metà!- torno un attimo al mondo reale, giusto il tempo di passarle la seconda bomba della serata per poi tornare ai miei pensieri offuscati dall'erba.
Non ricordo più il giorno in cui ho iniziato a fumare, diversi anni fa. So solo che è stato come un lampo: nel giro di pochi mesi passai dallo schifare tutto quello che si può considerare da "teppisti" quindi bere, fumare, andare coi ragazzi..., a diventare una di loro, se così si può dire. Non sono una troia, sia chiaro, ho semplicemente cambiato il mio stile di vita: dalla ragazzina pulita e timida che ero, sono diventata una ragazza più estroversa, sicura di sè e per certi versi anche più matura.
Siamo sedute in una panchina a Porto Antico, cuore storico di Genova. Di fronte a noi Mattia e Nicola, Robo per gli amici, sono seduti su una ringhiera e credo mi stiano parlando di qualcosa. Sono piuttosto simili tra loro: entrambi non troppo alti e magri al punto giusto, il primo con occhi verdi e capelli castani rasati, il secondo occhi scuri e capelli castano ramato tagliati più lunghi. Sono dei buoni amici, usciamo assieme ormai da qualche anno e li conosco abbastanza da fidarmi ciecamente.
-Allora Sa? Hai capito almeno una parola di quello che ti ho detto?- mi chiede Mattia appoggiandomi la mano sulla spalla - Cosa? No Matti scusa. Che stavate dicendo?-
-Stavamo dicendo che per stasera è previsto un controllo dei Caramba nel locale della festa, e che un nostro amico ha saputo che porteranno anche dei cani. Quindi più tardi dovremo fare attenzione- Mi ripete Robo con tono esasperato.
-Ohh cazzo davvero? Non ci voleva....- dico con voce roca.
-Vabbè raga ma state tranquilli! Quando più tardi passeranno per i controlli noi ci saremo già fumati tutto!!- Mi interrompe Giulia tra un singhiozzo e l'altro, trasformando la tensione in una fragorosa risata.
Credo siano le nove di sera e il sole sta scendendo lentamente sul mare calmo di fronte a noi. In giro ci sono solo degli innocui turisti e qualche venditore ambulante. Approfitto della tranquillità del momento per prendere dal reggiseno una bustina di plastica trasparente con dentro dell'erba. Ne estraggo un pezzetto e inizio a triturarla con il grinder che tengo sempre in tasca. Prendo una cartina lunga e mi preparo a rollare un'altra canna, mentre Giulia prepara un filtro a spirale con un pezzo di biglietto dell'autobus.
Continuo a pensare alla festa di stasera, il diciottesimo di Silvia, una nostra ex compagna di classe e mia cara amica. Ha organizzato tutto in uno dei posti più controllati della città, e il rischio di essere perquisiti dai Caramba è davvero alto. Non sono mai stata fermata da loro e sicuramente non voglio iniziare stasera.
Una volta pronta la canna prendo il clipper e la accendo. La prendo tra le labbra, ne assaggio il sapore aspirando il fumo in bocca. Il suo piacevole aroma muschiato mi manda in estasi. Aspiro il fumo riempiendo i polmoni, trattengo il respiro qualche secondo ed infine espiro. Mi concedo ancora un paio di tiri per poi passarla agli altri. Non mi va di esagerare, in fondo non sono neanche le nove.
La mia mente adesso è libera da ogni preoccupazione. Mi perdo nell'osservare dei gabbiani che danzano silenziosamente sul pelo dell'acqua.
Tutt'a un tratto mi viene in mente mia madre, che qualche giorno fa mi raccontava dell'episodio di quando ero piccola che mi ha fatto avere paura del mare per anni: -Era più forte di te - mi ha detto. -La prima volta che io e tuo padre decidemmo di portarti al mare avevi due o tre anni. Eravamo ai Bagni Minaglia a Santa Margherita Ligure e ci saranno stati sì e no 40 gradi. Papà ti teneva in braccio sul bagnasciuga mentre io ero in acqua con le braccia tese verso di te. Non dimenticherò mai il momento in cui abbiamo provato a lasciarti galleggiare da sola e sei sparita sotto alla superficie dell'acqua. Eri andata a fondo come un sasso. Ti tirammo fuori e il tuo viso era una maschera di lacrime. Da quel giorno non hai più voluto tornarci e così per un po' di estati siamo sempre andati in montagna o in campagna dalla nonna Sandra, dove abbiamo scoperto la tua passione per la natura e gli animali. E sei diventata la nostra piccola Heidi-.
I miei pensieri vengono interrotti da Jan e Gino, altri due nostri amici appena sbucati dal nulla che ci salutano calorosamente. -Dai raga non potete essere già gonfi a quest'ora!- esclama Jan mentre Gino ridacchia dietro di lui. -Minchia Sara guarda in che stato sono i tuoi occhi- mi dice jan salutandomi con un bacio sulla guancia. Guardo imbarazzata il mio riflesso sulla fotocamera interna del telefono e mi accorgo che i miei occhi sono spaventosamente rossi. Mi metto a ridere senza un particolare motivo e mi faccio mettere del collirio da Giulia. In questo modo il mio aspetto dovrebbe migliorare.
-Dai gente incamminiamoci se non vogliamo far tardi!- dico a gran voce incitando gli altri a seguirmi. Mi muovo con apparente disinvoltura, ma non mi sento le gambe e mi sembra di andare velocissimo. Passiamo accanto a Palazzo San Giorgio e imbocchiamo Via San Lorenzo. Mi sento osservata, come se tutta la gente che sta camminando per strada mi stesse fissando. Abbasso lo sguardo e canticchio, cerco di rendermi invisibile.
Sento qualcosa che mi tocca il braccio e sussulto, è Jan che mi dà una pacca sulla spalla -Lo sai che non ti sta guardando nessuno vero? Sei solo in paranoia Sa, rilassati un po.-
-Lo so Jan non lo faccio apposta, mi viene naturale e non posso farci niente.-
Lo conosco da ormai sette anni, Jan, ci siamo conosciuti alle elementari e adesso ci siamo ritrovati compagni di classe anche alle superiori. E' un ragazzo filippino, occhi leggermente a mandorla e capelli neri. E' poco più alto di me e da quando ha iniziato a far palestra qualche mese fa è diventato piuttosto muscoloso.
Siamo in testa al gruppo, mi volto un attimo per controllare che ci siano tutti e noto che Gino è in fondo, da solo e sta guardando il telefono. E' un anno più piccolo di me, non parla mai e sta sempre sulle sue. Penso che sia spagnolo o sudamericano, ha capelli e occhi neri e porta gli occhiali.E' un tipo abbastanza strano, non credo di aver mai sentito la sua voce e a dire il vero non mi sta molto simpatico.
Dopo dieci minuti di camminata siamo arrivati in Piazza Matteotti e troviamo un gruppetto di gente radunato all'ingresso del locale del compleanno. Silvia ha organizzato tutto in un salone di Palazzo Ducale, un edificio storico e sfarzoso affacciato da un lato su Piazza de Ferrari, la piazza più bella di Genova, e dall'altro su Piazza Matteotti, dove ci troviamo adesso, principale ingresso per il centro storico, un reticolo di vicoli pieno di locali, pub, spacciatori e puttane.
Tra la folla trovo Silvia e mi precipito ad abbracciarla. Accanto a lei ci sono Federica, Martina, Laura, Alessandro e molti altri amici. Prima di riuscire a salutare tutti mi ci vogliono cinque minuti buoni. Aspettiamo per qualche minuto gli altri invitati ritardatari, e poco dopo la gente inizia ad entrare a Palazzo.
Mi scosto dalla folla per osservare meglio la figura che ho notato ai limiti della piazza, nell'ombra. Ha un'aria familiare e mi ci vuole qualche secondo per metterla a fuoco. Adesso l'ho riconosciuto. Non perdo altro tempo e mi precipito verso di lui mentre il tramonto lascia spazio all'oscurità della notte.
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Ciao a tutti ragazzi, come vi sembra come inizio?
Dovete sapere che parte della storia è tratta dalla mia vita e, per questo, mi sto impegnando molto per raccontarla al meglio. Mi rendo conto che come primo capitolo può sembrare un po lento e noioso ma ci sono tante cose da spiegare!!
Sara è una ragazza normale che conduce una vita sregolata, i suoi amici fanno lo stesso e per questo motivo non si rende conto degli errori che sta commettendo. Per fortuna (o sfortuna) però, le cose cambieranno presto. Già dal prossimo capitolo ci saranno molti colpi di scena.
E' la prima volta che mi cimento in un racconto serio, per questo motivo vi chiedo di esprimere i vostri pareri per aiutarmi a migliorare la scrittura e magari perfezionare la storia.
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SMOTHER
General FictionMi chiamo Sara e sono una ragazza genovese di 17 anni. Da qualche tempo la mia vita non si limita più a quella di una semplice studentessa delle superiori, fatta di studio, verifiche e interrogazioni: ho capito che la vita va vissuta, bisogna osare...
