CHAPTER 1

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I miei pensieri mi offuscano la mente. Ho tante domande... tutti dicono che è normale per adolescente ma nessuno può capire cosa provo davvero in questo momento. Credo sia causato dal fatto che i miei genitori siano morti quando ero piccola.

Non ho mai pensato al mio futuro, ho sempre pensato al passato, a quel giorno...
Sono in macchina e sento la musica provenire dalla radio, è una melodia dolce, tranquilla, rilassante. Mia madre è seduta davanti inseme a mio padre che sta guidando. Non riesco a vedere i loro volti, ma dal sedile posteriore -dove sono seduta- posso vedere i capelli di mia madre, sono di un color che ricorda il miele molto brillante.

Riesco a percepire il calore amoroso della nostra famiglia.

Davanti a me c'è mia madre che rivolta verso mio padre gli stringe la mano, anche mio padre é rivolto verso la mamma ma subito si gira verso la strada, sempre stringendo a se la mano di lei.

Io sto giocando con una bambolina di buon aspetto, non so dove stiamo andando , ma é notte. Ricordo il bagliore della luna splendere nel cielo insieme alle stelle, una notte davvero stupenda... Finché noto che la macchina si ferma in mezzo alla strada, che sembra desolata, mio padre si gira verso di me, ma il suo viso mi é ancora nascosto dalle ombre.

"Non uscire da questa macchina , qualunque cosa succeda, tieni gli occhi chiusi tesoro" mi dice. In quella voce mi sembra di percepire paura.

Come ha mi ha detto mio padre tengo gli occhi chiusi e mi ranicchio, portando le ginocchia a livello del mento, tenendo stretta al petto la bambolina.

Dopo qualche secondo riconosco il suono di un altra macchina che accosta non molto lontano dalla nostra. Sento il rumore forte dello sbattere delle portire. Delle persone scendo pesantemente dall'auto. Un colpo, forte, assordante, mi tappo le orecchie e mi accovaccio in quel piccolo spazio tra il sedile davanti e il mio. Papà ha urlato, dalla paura che sentivo mi scende una lacrima.

Un secondo colpo, più assordante del primo. Infine il nulla, il silenzio più rumoroso di sempre.

...

il vuoto si avvicina lentamente ai miei occhi impedendogli di vedere.

Apro gli occhi e un secondo solo mi basta per scrutare una figura oscura dagli occhi infuocati che mi trasporta in braccio mentre cammina lontano, immerso nella notte, come se volesse proteggermi. Più mi allontano dalla macchina, da dove provengono tonfi e botti, mi sento meglio e al sicuro; il buio però mi vuole ancora con se... avvolgendomi in uno stretto abbraccio.

mi sveglio, in un letto, nel calore di un morbido abbraccio di una coperta. Sono in una stanza con la bambolina in mano come se non mi avesse mai abbandonato. Mi guardo intorno, le pareti sono color bianco panna... forse più giallognolo, una finestra grande di fianco al letto illumina tutta la piccola stanzetta. Non posso non notare, voltandomi, una vassoio appoggiato al comodino con sopra lette fumante e biscotti, mi chiedo se siano al cioccolato anzi lo spero tanto.

Mi sento al sicuro, strano vero? e dire che non so dove mi trovo... ma sento di essere avvolta da una ingenua sicurezza. Mi alzo dal letto come se fossi a casa mia, e prendo un biscotto che mi metto subito in bocca senza ritegno... ma almeno ora mi sono assicurata che sono al cioccolato. avere l'acquolina in bocca è dir poco.

Vado verso la finestra, con ancora stretta al petto la dolce bambolina, vedo il sole splendere in cielo, come se fosse tutto uguale, come se fosse un giorno nuovo da dove poter ricominciare qualsiasi cosa. Verso l'orizzonte da cui si estende un meraviglioso prato verde da dove spuntano fiori di mille colori diversi che sembrano puntare tutti nella stessa direzione, verso un albero maestoso e grande... sembra una quercia? non lo so... forse ma perché è bianca la corteccia? gli alberi sono bianchi?... bah... prendo un altro biscotto immersa nel mio solito mare di pensieri... tra me e me penso di essere una bambina che ha una fervida immaginazione. oppure sono solo strana?... troppe domande, così smetto di pensare fuggendo via da quelle domande come onde dal mare.

mi incammino verso la porta che si apre con un leggero cigolio. Vedo un lungo corridoio ma la cosa interessante è che infondo, credo da sinistra, provengano tante voci che fanno un chiasso assurdo.

leggermente impaurita e incuriosita, nello stesso momento, prendo un altro biscotto e mi incammino verso il fracasso. Ci sono molte porte tutte uguali ma io vado sempre dritto, con la bambolina in una mano e il biscotto nell'altra mi fermo e mi accosto al muro alla mia sinistra e mi volto leggermente per vedere cosa c'è al di là, tantissimi bambini della mia età, sembra, più piccoli e più grandi che parlano tra loro vivacemente e con viso stanco. Tutti seduti su grandi tavoli, a mangiare di mille e di più.

una donna si avvicina a me, mi sento un po' a disagio, ha dei ciuffi bianchi tra i capelli castani. Indossa un cardigan rosa e si può notare nella parte alta nel collo spuntare un colletto bianco candido di una camicia. Ha una voce dolcissima che mi scalda delicatamente il cuore, si china davanti a me.

" Benvenuta piccola, puoi sentirti a casa tua qui, non avere paura" mi dice dolcemente. " Dove sono mamma e papà?" le chiedo con tono innocente. " i tuoi genitori sono vicino a te, e lo saranno sempre" non capisco la risposta ma mi rassicura e con occhi grandi la guardo attentamente. "Vuoi sederti con gli altri?" inespressiva mi siedo sorpassando la signora che mi ha dato una piacevole accoglienza.

mi siedo in un tavolo non molto affollato, di fianco a me c'è un bambino che sembra avere la mia stessa età, la stessa cosa vale per gli altri due che sono seduti davanti a me. Il bambino al mio fianco che tiene in mano un panino più grande della sua faccia mi guarda con attenzione e mi sorride, io arrossisco un po' guardandolo, ma gli faccio un piccolo sorriso.

" Ciao! io mi chiamo Thomas! ma puoi chiamarmi Tom" dice con la bocca piena di cibo, con voce alta, porgendomi una mano con ancora il sorriso piantato sulla faccia rotonda ed olivastra. Mi fa ridacchiare quando continua a masticare non essendosi accorto di aver sputato briciole ovunque, gli stringo la mano con un sorriso di sbieco. "ciao! io mi chiamo Hailee" gli accenno un sorriso.

"Tom! guarda che schifo!" la bambina davanti a me sbraita per le briciole di saliva che sono cadute sulla sua colazione e ci mettiamo a ridere tutti e quattro, compreso il bambino biondo che siede acconto a lei. "io mi chiamo Violet" mi guarda con un grande sorriso e io faccio altrettanto, la bambina in questione ha la pelle scura, molto scura, con occhi grandi e marroni, ha un piccolo naso e i suoi capelli sono ricci e neri. "io invece sono Garret" parla il bambino biondo di fianco a Violet.

lui invece è il suo opposto, pelle chiara, occhi azzurri e capelli biondissimi.

Tom si gira verso di me. " Ti va se dopo giochiamo insieme?! andiamo in giardino!" lo guardo e annuisco. "Tieni un po' di panino!" mi dice Garret e Violet mi da un bicchiere viola di plastica con del succo dentro. "Grazie!"

- grazie a tutti e a tutte per aver perso un po' del vostro tempo a leggere questa storia, spero che vi piaccia - XOXO

REMEMBERWhere stories live. Discover now