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Prologo

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– fanfiction scritta da © Rosiephel

– fanfiction pubblicata senza alcun scopo di lucro

– i personaggi non mi appartengono

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AVVERTENZE

Tematiche delicate e contenuti molto forti che potrebbero disturbare il lettore.

AU - missing moments - angst - fantasy

drama - slice of life - melancholia

 ❝ Fiocchi di neve stanno precipitandoed io mi sto allontanando di nuovo a poco a pocoMi manchi, per quanto ancora dovrò aspettare?Quante notti insonni ancora dovrò sopportare per poterti vedere?Per poterti incontrare?

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 ❝ Fiocchi di neve stanno precipitando
ed io mi sto allontanando di nuovo a poco a poco
Mi manchi, per quanto ancora dovrò aspettare?
Quante notti insonni ancora dovrò sopportare per poterti vedere?
Per poterti incontrare?

Superata la fine di questo freddo inverno,
fin quando la primavera tornerà di nuovo,
fin quando i fiori sbocceranno ancora
ti prego rimani, ti supplico rimani lì ancora per un po' ❞

- "Spring Day" by BTS -


Il treno ruggì all'improvviso e la neve, sospesa sopra la canna fumaria del panificio adiacente alla stazione, si colorò di fuliggine. Era un freddo giorno di Novembre, tra gli ultimi del mese, e fiocchi di petali bianchi tingevano il paesaggio di un inverno in anticipo. Il vento ululava facendo rotolare la neve dal marciapiede fino ai binari. Il capostazione si avvicinò alla finestra incuriosito, sollevò le tende veneziane e con occhio vigile osservò la folla di gente salire sul treno numero 0210.

Giovani uomini in divisa abbracciavano i propri cari caricandosi, successivamente, le pesanti sacche sulle spalle per un nuovo viaggio in segno del dovere. Fanciulle salutavano amici e persone care picchiettando contro il vetro di un finestrino dirette verso il mondo degli adulti. Un ragazzo dallo sguardo triste strinse in un abbraccio un giovanotto poco più basso di lui, avvolto da un enorme giaccone nero. Il vento scompigliò i capelli di entrambi ed il più alto dei due, il cui cappellino di lana scuro era calato fino a nascondere le orecchie rosse dal freddo, accarezzò con la mano le ciocche corte e morbide sulla nuca dell'altro, mentre il più piccolo, il cui viso era sprofondato nella giacca del maggiore, stringeva disperato la sua vita con una stretta ferrea per non lasciarlo più.

Un addio, forse. Uno dei tanti.

Il maggiore, almeno così pensò il capostazione, fece un passo indietro, poi si protese in avanti per sussurrargli qualcosa all'orecchio, la bocca rossa che si piegava in un sorriso nostalgico. Non passarono nemmeno due secondi prima che caddero altre lacrime da quel viso ormai rotto dalla disperazione. Il maggiore scosse il capo contrariato e, con sorriso amabile, baciò la fronte pallida del più piccolo scostando la chioma castana di lato in modo tale che il calore della sua pelle gli inebriasse i sensi. Poi si tolse il cappellino, se lo rigirò tra le mani per qualche secondo pensieroso, mormorando qualcosa che fece tremare anche le labbra ai passanti e, esalando una risata goffa ma adorabile, coprì il capo innevato del minore con un regalo inaspettato, senza dimenticare di accarezzagli la pelle con i palmi delle mani arrossate.

Uno addio come tanti, ma dal sapore agrodolce di speranza.

Il treno ruggì ancora, questa volta impaziente, ed il maggiore afferrò la propria sacca da terra mentre con la mano libera asciugò dalla gota rosata dell'altro una lacrima solitaria. Salì sul treno più lentamente possibile e poi si voltò, lanciando un ultimo sguardo di dolore verso il più piccolo il quale, senza forze, si gettò a terra schiacciando con le mani la neve appena caduta sotto di sè.

« Mi mancherai. Mi mancherai come alla primavera mancherà l'inverno. Sentirò la tua mancanza ogni singolo giorno, mentre guarderò una tua foto. Mentre griderò "Mi manchi" alla luna, alle stelle- » il maggiore sollevò la mano e la scosse piano, senza energia, « Mi mancherai, Kookie. »

Le porte si chiusero con un colpo netto d'oscurità, senza pietà. Il metallo stridette, la terra tremò e la neve continuò a cadere inesorabile su quella stazione al limitare della periferia di Busan. Il capostazione si voltò e, sospirando, lasciò che quei ricordi lontani di un Novembre d'inverno precipitassero sui binari, sul marciapiede, sulla vita con la stessa caducità di un battito d'ali di farfalla.

La porta della stazione si aprì di colpo e Jungkook, con le cuffiette alle orecchie, una pesante felpa Stussy avvolta sul torace ampio ed i capelli neri come pece si incamminò sul marciapiede del binario numero 1, mordendosi a volte il labbro per il nervoso. Batteva casualmente il tacco delle scarpe contro una mattonella e nella tasca frontale strofinava con il pollice lo schermo del cellulare scheggiato dalle troppe cadute.

La neve non c'era più, né le nuvole di tempesta né quel gelo che pizzicava le ossa. Solo un profumo invitante di mele caramellate e tè permeava l'aria tenue di quel mattino. Le panchine del marciapiede erano occupate da borse o figure stanche di qualche pendolare. La voce metallica di una donna annunciò l'arrivo del treno numero 0210 in stazione e, come se fossero state spinte da una qualche gravità, la gente si mosse dalla loro immobilità. Il rumore del metallo rimbombò e Jungkook, stringendosi nella felpa, si sfilò la cuffietta dall'orecchio destro in cerca di un viso che non aveva mai dimenticato.

Taehyung, tuttavia, non scese dal treno nemmeno quella primavera di tre anni dopo.

to be continued


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NOTE D'AUTRICE

Intitolato precedentemente "Myosotis", questo è piccolo lavoro dalla breve durata (purtroppo) a cui tengo molto essendo ispirata ad uno dei comeback che più in assoluto sto amando dei BTS! L'ispirazione è data nientemeno da "Spring Day" dei BTS, un film guardato pochi giorni fa insieme ad una mia amica ed un libro a cui sono molto affezionata.

Se il prologo vi è piaciuto e vorreste continuare a leggere la storia, non esitate a votare ed a commentare! Se vedo che la fanfiction è apprezzata, la continuerò al più presto ~

봄날 (Spring Day) - Taekook FanficStories to obsess over. Discover now