1- Trovato qualcosa?

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'Cellulare, chiavi, agenda, penna, fazzoletti, un paio di assorbenti, un tampax, la pochette dei trucchi, un kiwi e...ho tutto!' penso, estasiata dal mio senso dell'ordine e dell'organizzazione, e mi do un cinque immaginario.

Devo ringraziare chi ha inventato le liste, se no sarei rovinata.

Arrivo alla fermata del tram, già piena di gente che strilla e di bambini che giocano sul ciglio della strada.

Fortunatamente, non devo aspettare molto perché il mezzo arrivi e, appena il conducente apre le porte, salgo quel maledetto scalino sgangherato, che prima o poi regalerà ai milanesi una mia figuraccia epica, e mi posiziono in un angolo per non essere schiacciata dalla folla di persone sempre di fretta.

Il tram inizia la sua corsa e, per non cadere, mi aggrappo al palo più vicino.

Oh no. Ecco cosa mi sono dimenticata: la mia preziosissima Amuchina!

È una delle cose che devo avere se voglio sopravvivere e ritornare a casa sana e salva dopo una giornata nella mia bellissima Milano, in cui pullulano una miriade di batteri.

Mi maledico mentalmente e afferro subito il cellulare per chiamare la mia amica e collega.

«Pronto»

«Ciao Monica, sono in pericolo. Mi devi aiutare!» dico subito disgustata e con un pizzico di ansia.

«Cosa succede? Sei rimasta incinta? Ti sta perseguitando un maniaco sessuale?» domanda sorpresa. E lo sono anche io per le domande idiote che mi sta ponendo.

«No! Sono da sola a difendermi da un attacco batterico!» urlo isterica, facendo girare tutti i passeggeri, che mi guardano stizziti per il mio acuto.

Penseranno sia pazza. Pazienza.

«Spero tu stia scherzando. Mi hai fatto prendere un colpo...Non te le puoi pulire con l'Amuchina?» domanda sbuffando, dato che ormai mi conosce e sa che sono un caso perso.

«È proprio questo il problema. L'ho dimenticata a casa!» piagnucolo.

«Fra poco arriverai in ufficio. Le puoi lavare nel bellissimo bagno di fianco alla mia scrivania. E sbrigati, oggi non sono ammessi ritardi.»

Chiude così la telefonata, facendomi dimenticare subito i germi milanesi e spostando i miei pensieri alla giornata che è incominciata da schifo.

Il "Grande Capo", il signor Enrico Lissoni, dopo aver lavorato per 40 anni nell'azienda di famiglia, ha deciso di lasciare il comando al suo primogenito, il rampollo Andrea Lissoni.

Lissoni è riuscito, con grande orgoglio del fondatore, nonno di Andrea, ad ingrandire la società, facendola conoscere in tutto il mondo e aprendo molte sedi da lui stesso coordinate. Altezzoso, fiero, gran lavoratore e gentile con i dipendenti, è stato in grado di mandare avanti la baracca senza nessun aiuto e di dedicarsi ai suo sottoposti, come un padre per tutti.

La settimana scorsa ha invitato i 230 dipendenti della sede milanese ad una grande festa per il suo pensionamento. È stato molto commovente il fatto che abbia ringraziato tutti noi per il duro lavoro svolto in questi anni, senza il quale lui non avrebbe potuto fare cose grandi.

Ho avuto la grande fortuna di avere un colloquio con lui tre anni prima, dopo la mia laurea a pieni voti in economia e commercio. Ero spaventata, ma decisa ad avere quel posto come sua aiutante e collaboratrice.

Forse è stata la mia determinazione o il mio curriculum, fatto sta che mi ha subito presa sotto la sua protezione, nonostante avessi molte altre candidate che erano pronte a tutto pur di avere quel posto.

Il mio peggior incubo - The Office -Stories to obsess over. Discover now